Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra”. Genesi 11: 1-9: il passo della Bibbia che narra la storia della Torre di Babele e della confusione delle lingue. I babilonesi decidono di costruire una torre la cui cima tocchi il cielo, in una città che li accolga tutti, così che non siano dispersi su tutta la terra. Ma Dio punisce la superbia e la sfida alla sua autorità, e confonde i linguaggi dei costruttori, in modo che non possano completare l’opera. Come evocare e rileggere la vicenda in chiave contemporanea? Una via la percorre Angelo Musco (Napoli, 1973), artista italiano anche se formatosi negli Stati Uniti, dove risiede stabilmente. Musco sceglie di sovvertire la storia, “edificando” la sua Babele proprio con i corpi di quel popolo ora riunito nell’impresa. Corpi nudi, deprivati di quel linguaggio che ne segnò la separazione. Un’impresa titanica, quattro anni impiegati fra casting, scelta delle location, shooting fotografici e post produzione, ripercorsa in questo video, che intercala i vari backstage con interviste e anteprime.

Quattro anni trascorsi – nel rispetto dello spirito ecumenico che informa la storia biblica – in sessioni fissate in tutto il globo, da New York a Buenos Aires, Londra, Berlino, Napoli, con migliaia di volontari coinvolti nella costruzione “di un intero regno di torri ispirate alla Torre di Babele, con diversi gruppi di modelli che parlavano lingue diverse, provenienti da culture diverse”, precisa l’artista. Il risultato è Sanctuary, installazione fotografica di grandi dimensioni, 12 metri di larghezza, nella quale i corpi nudi – grazie a un raffinato lavoro di post produzione – diventano elementi architettonici dei colossali edifici: mattoni, colonne, archi, ponti.
Prima esposizione del lavoro, in formato ridotto, dal 6 ottobre a Bruxelles, nell’ambito della mostra From Here to Eternity, che la Maison Particulière dedica all’opera di Musco.

Massimo Mattioli

 

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.