I mangiatori di patate. Una mostra ad Amsterdam racconta il capolavoro di Vincent van Gogh

Il Van Gogh Museum di Amsterdam costruisce attorno al capolavoro facente parte delle proprie collezioni una mostra che racconta genesi e fortuna critica de “I mangiatori di patate”. Con una sorpresa: i visitatori possono “entrare” dentro al dipinto. Ecco come

Vincent van Gogh, I mangiatori di patate

È dedicata a una delle opere più note di Vincent van Gogh (Zundert, 1853 – Auvers-sur-Oise, 1890) la mostra appena inaugurata al Van Gogh Museum di AmsterdamThe Potato Eaters: Mistake or Masterpiece?, ricostruzione quasi “biografica” della genesi e della fortuna critica de I mangiatori di patate, opera realizzata dal pittore nel 1885 e rappresentante la famiglia di contadini di Nuenen all’interno della loro povera abitazione, intenti a consumare il loro pasto. Una scena che van Gogh restituisce in maniera realistica, cruda, scevra da sentimentalismi: motivo, questo, che probabilmente ha portato l’opera a ricevere riscontri critici negativi, in un’epoca in cui le opere aventi come soggetto scene di vita contadina venivano estetizzate e romanticizzate. The Potato Eaters: Mistake or Masterpiece? – attraverso 24 dipinti, 19 disegni, uno sketchbook, tre stampe, tre lettere e due libri – racconta la storia di questo capolavoro, per il quale van Gogh spese settimane di lavoro e che, nonostante le critiche, considerò una delle sue opere migliori.

LA MOSTRA SUI MANGIATORI DI PATATE DI VAN GOGH

Nell’ambito della mostra, sono esposte opere che van Gogh realizzò durante il suo soggiorno a Nuenen, periodo in cui di dedicò alla pittura di scene di vita contadina: ne sono un esempio La vecchia torre della chiesa a Nuenen (1885), Testa di donna (1884-85), e anche Donna che cuce (1885) e Natura morta con verdure e frutta (1884), in cui l’artista sperimenta l’utilizzo dei colori e degli effetti di luce. Van Gogh trascorse anche un intero inverno lavorando su più di 40 studi sui volti dei contadini: dieci di questi sono esposti in mostra, tra cui un importante prestito da Bruxelles, Ritratto di contadino (1885), ovvero una delle figure presenti ne I mangiatori di patate. A questa opera si aggiunge anche lo studio di Gordina de Groot, l’unica persona ne I mangiatori di patate di cui si conosce il nome. Nonostante il grande lavoro condotto per la sua realizzazione, il dipinto non riscontrò tra i contemporanei critiche positive. Nonostante ciò, anni dopo, durante la sua permanenza al manicomio di Saint-Rémy-de-Provence nel sud della Francia, van Gogh ebbe l’idea di realizzare una nuova versione de I mangiatori di patate: nella primavera del 1890, infatti, abbozzò ancora una volta un pasto contadino.

I MANGIATORI DI PATATE DAL VIVO

In occasione della mostra, in corso fino al 13 febbraio 2022, al Van Gogh Museum è stato allestito il Potato Eaters Studio, una ricostruzione a grandezza naturale della casa in cui van Gogh ha realizzato il dipinto: i visitatori possono così entrare nel dipinto prendendo posto al tavolo da pranzo della famiglia De Groot-van Rooij o nella postazione in cui van Gogh ha trascorso ore a dipingere l’opera. Lo Studio inoltre organizza quotidianamente laboratori in cui imparare a dipingere una natura morta o un autoritratto contadino, oltre a invitare il pubblico a partecipare a un particolare contest: inviare fotografie che mostrano come e con chi si siedono a cena oggi. Una selezione delle immagini inviate sarà esposta all’interno del Potato Eaters Studio.

– Desirée Maida

Amsterdam // fino al 13 febbraio 2022
The Potato Eaters: Mistake or Masterpiece?
Van Gogh Museum
www.vangoghmuseum.nl

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.