Gli Stati Generali si stanno svolgendo nella magnifica Villa Doria Pamphilj. Qual è la sua storia?

Si sta parlando tanto degli incontri che si stanno tenendo a Roma per rilanciare il Paese. Gli Stati Generali si stanno svolgendo in un edificio straordinario del Seicento. Che forse si potrebbe valorizzarlo meglio

Sono in corso, fino al 21 giugno 2020, gli “Stati generali dell’economia”, una serie di incontri voluti dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e organizzati dal Governo per ascoltare istituzioni internazionali, sindacati e associazioni di categoria, al fine di discutere il rilancio economico dell’Italia dopo la pandemia. Gli incontri avvengono presso il Casino del Bel Respiro all’interno della Villa Doria Pamphilj di Roma, residenza storica che comprende uno dei più grandi parchi pubblici di Roma – della misura di 184 ettari – ed è la sede di rappresentanza ufficiale del governo italiano. Ma perché proprio Villa Pamphilj?

LA STORIA DI VILLA DORIA PAMPHILJ

Tutto comincia nel 1630, quando Panfilo Pamphili acquista quello che all’epoca era solo un modesto appezzamento agricolo fuori dalle mura gianicolensi, la cosiddetta Villa Vecchia. Sotto il pontificato di Innocenzo X (Giovanni Battista Pamphilj, quello del mitico ritratto di Diego Velazquez), la nobile famiglia romana di origini liguri accresce il proprio prestigio, decidendo di affidare la progettazione della nuova residenza di campagna allo scultore Alessandro Algardi e al pittore Giovanni Francesco Grimaldi, con la collaborazione del botanico Tobia Aldini per la parte dei giardini. In questo periodo viene edificato anche il Casino del Bel Respiro con gli annessi giardini, attualmente di proprietà del governo italiano. Nel Settecento, la Villa dei Pamphilj continua a espandersi attraverso importanti annessioni di terreni limitrofi, fino al 1856 con l’ultima acquisizione, quella della Villa Corsini a Porta San Pancrazio, ad opera del Principe Filippo Andrea V Doria Pamphilj. Nel 1849 la villa è anche teatro di una cruenta battaglia per la difesa della Repubblica Romana: le truppe francesi il 2 giugno occupano Villa Corsini, scontrandosi poi con l’esercito garibaldino. Qui è dove Goffredo Mameli, autore dei versi dell’inno nazionale italiano ancora in vigore, viene colpito a morte. Quando le battaglie terminano, ci si dedica nuovamente all’arricchimento del complesso: viene costruito l’Arco dei Quattro Venti, ingresso monumentale della Villa, oltre alle Serre antistanti Villa Vecchia e al Monumento ai Caduti Francesi. La Palazzina Corsini viene ristrutturata, mentre il Giardino del Teatro assume una configurazione di tipo paesistico; l’ultima importante costruzione riguarda la cappella funeraria, edificata fra il 1896 ed il 1902 su progetto di Edoardo Collamarini.

VILLA DORIA PAMPHILJ NEL NOVECENTO

La proprietà di Villa Doria Pamphilj passa al Comune di Roma a partire dal 1939, quando l’amministrazione comunale avvia una serie di espropri culminati nelle due aperture al pubblico del parco: nel 1965 viene resa accessibile al pubblico la parte occidentale della Villa, mentre nel 1971 anche quella orientale. Perché si parla di parte occidentale e parte orientale? Perché in occasione delle Olimpiadi del 1960, svoltesi a Roma, la Villa è stata sciaguratamente tagliata in due da una autentica autostrada urbana, oggi ancora molto utilizzata nonostante le ricorrenti promesse di interramento, chiamata appunto “Via Olimpica”. L’intera Villa è oggi di proprietà del Comune di Roma e aperta al pubblico (non lo stesso purtroppo per i tanti casali che, a causa dell’incapacità amministrativa di valorizzarli, versano quasi tutti in abbandono), fatta eccezione per il Casino del Bel Respiro, acquisito dal Demanio dello Stato e diventato la sede di rappresentanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri, luogo in cui si stanno svolgendo, come già detto, gli Stati Generali.

IL CASINO DEL BEL RESPIRO O DELL’ALGARDI A VILLA PAMPHILI

Attualmente il complesso lo possiamo immaginare diviso in tre parti (secondo la denominazione latina): “pars urbana”, comprensiva del Palazzo e dei giardini circostanti; “pars fructuaria”, composta dal pineto; “pars rustica”, che viene considerata la parte della vera e propria tenuta agricola. All’interno c’è un corso d’acqua che giunge in un lago con un’isola in mezzo di forma ellittica. Numerose sono le testimonianze di epoca romana e medioevale conservate al suo interno: ad esempio, il confine settentrionale lungo la Via Aurelia Antica che coincide in parte con le strutture dell’acquedotto Traiano Paolo; le strutture funerarie di età romana individuate in vari punti del parco; e il Casale di Giovio (anche lui in abbandono, con progetti di riqualificazione andati a farsi benedire così come il Casale dei Cedrati) che conserva esempi di murature di età imperiale di grande pregio oltre a un architrave decorato altomedievale.
Ma quali sono le caratteristiche del Casino dove si svolgono gli Stati Generali? Fu realizzato lungo la via Aurelia Antica a fianco alle arcate dell’acquedotto e nacque come fastosa residenza nobiliare di campagna dei principi Pamphilj. I giardini, realizzati nel ‘600, mantengono attualmente lo stesso disegno risalente al ‘700 quando il giardino fu ridisegnato a contorni curvi, secondo il gusto francese. Le facciate del Casino sono riccamente decorate da rilievi, fregi e statue. La planimetria è di ispirazione palladiana: il salone centrale ha doppia altezza ed è decorato, entro le nicchie, da quattro sculture risalenti al XVII secolo e da alcuni sovra-porte dipinti da Paolo Anesi. Le due sale laterali hanno semplici decorazioni in stucco sulle volte, mentre la sala, con vista sul giardino segreto, riporta sulla volta un pregevole affresco riquadrato da modanature architettoniche.  Al piano inferiore si trovano un vestibolo e una sala rotonda, con magnifici stucchi sulla volta e sculture classiche alle pareti che si apre su due importanti gallerie: quella dei costumi romani decorata nella volta con raffinati stucchi e quella di Ercole. Attraverso il vestibolo, si accede al giardino segreto, decorato da siepi sempreverdi che, ricordano nella forma i simboli araldici dei Pamphilj (la colomba e il giglio), al centro del giardino, vi è la fontana di Venere e sui lati più corti le due peschiere, dentro una delle quali è insolitamente presente un esemplare di cipresso calvo.

Villa Pamphilj, a Roma

Villa Pamphilj, a Roma

TRASFORMARE IL CASINO NEL BEL RESPIRO IN MUSEO?

Tutto questo non può non far riflettere sulla destinazione di questo edificio: chiuso al pubblico sempre, utilizzato con ritmi blandissimi, costoso per la sua manutenzione. Questa volta è stato utilizzato per fare delle… riunioni! Ci si domanda se delle normalissime riunioni non possano essere organizzata direttamente a Palazzo Chigi che è sede istituzionale del Governo e che ha tutte le caratteristiche di rappresentanza necessarie. Il Casino dell’Algardi, nel frattempo, potrebbe essere girato dalla Presidenza del Consiglio al Ministero della Cultura e potrebbe trasformarsi nel grande attrattore culturale che Villa Pamphilj non ha a differenza di Villa Borghese – il cui Casino è uno dei musei più celebri al mondo – o di altre ville minori (Villa Torlonia ad esempio). Il contenitore c’è, il contesto c’è, i contenuti non mancherebbero e sarebbero molto utili per realizzare il progetto che pre e post Covid dovrebbe interessare ogni giorno chi pianifica i flussi turistici in città sotto pressione come Roma: delocalizzare. Villa Pamphilj, molto popolare presso i romani, è infatti anche a causa della mancanza di contenitori culturali al suo interno quasi del tutto sconosciuta ai turisti.

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Redazione

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