Cura e bellezza. 25 capolavori di pittura italiana negli ospedali Humanitas di Bergamo

Reparti, corridoi, uffici, ma anche mense, sala di accettazione, spazi comuni: le pareti degli ospedali Humanitas Gavazzeni e Humanitas Castelli di Bergamo rinascono con un’operazione di immensa bellezza che coinvolge tutti. In collaborazione con l’Accademia Carrara.

L'ospedale di Bergamo
L'ospedale di Bergamo

Botticelli, Canaletto, Hayez, Lotto e Raffaello: sono 25 i capolavori, scelti tra la collezione della Pinacoteca di Bergamo, per riempire le sale delle strutture ospedaliere di Humanitas. Un progetto che ha coinvolto medici, infermieri e tutto lo staff di Humanitas, chiamati a selezionare le opere tramite sondaggio. Gli esperti dell’Accademia Carrara hanno poi posto l’attenzione sui particolari più significativi dei dipinti selezionati. La Cura e la Bellezza fa dell’arte non solo uno strumento terapeutico indirizzato ai pazienti, ma anche un elemento aggregatore e benefico per tutti coloro che vivono l’ospedale. Ce l’ha spiegato Giuseppe Fraizzoli, Amministratore Delegato di Humanitas Gavazzeni.

Quando e com’è nato l’impegno di Humanitas Gavazzeni per l’arte?

In passato erano già stati ideati alcuni interessanti progetti, come Energia della Bellezza, una collaborazione con l’Atelier dell’Errore, che è ancora visibile nel reparto di Radioterapia. Il legame con l’arte è qualcosa che sentiamo nostro, insieme alla voglia di sperimentare e trovare modi nuovi per esprimere la passione del prendersi cura. Un concetto complesso, che non ha a che fare solo con abilità tecniche e personali, o con attrezzatura d’avanguardia e ricerca, ma anche con la tutela del valore umano.

E la sinergia con l’Accademia?

Il primo avvicinamento con Accademia Carrara, invece, è avvenuto quando un Mantegna è entrato in ospedale. A luglio, il quadro La Resurrezione recentemente attribuito al pittore è stato sottoposto a raggi X e TC prima di procedere alle attività di restauro. Lì è iniziata la collaborazione con l’Accademia Carrara, un evento molto emozionante, che ha visto medici e tecnici alle prese con un paziente speciale. È stata l’occasione per testare competenze e tecnologia su un fronte nuovo, mescolare saperi e lavorare fianco a fianco: da una parte i professionisti dell’ospedale, dall’altra i curatori della Pinacoteca.

L'Ospedale Humanitas a Bergamo
L’Ospedale Humanitas a Bergamo

Quale è stato il criterio di selezione delle opere che rientrano nel progetto La Cura e la Bellezza?  

Grazie ad un importante lavoro preparatorio a fianco dei Servizi Educativi di Accademia Carrara e di fotografi e grafici specializzati, abbiamo scelto i dipinti che potevano meglio ricostruire un ambiente dalla forte carica emotiva seguendo il filo conduttore della bellezza declinata in molti modi coerenti con l’ospedale che li accoglie. Un esempio è l’immagine simbolo del progetto, San Girolamo e il Leone, evocativa del gesto di cura e forte riferimento a Bergamo, con l’animale che troneggia anche sulle Mura venete di città alta, patrimonio UNESCO dal 2017. Gli altri soggetti sono gesti di cura e affetto, sguardi intensi, paesaggi armoniosi o legati alla storia locale.

A chi sarà indirizzato il nuovo ambiente artistico?

La Cura e la Bellezza rappresenta un nuovo modo di vivere l’ospedale. Ogni persona che entra qui quotidianamente per curarsi o per curare, riempie questo luogo di aspettative, competenze, idee, storie. L’arte aiuta a far emergere le tante facce della vita attraverso tutte le emozioni che suscitata. Il progetto coinvolge davvero tutti, dalle addette all’accettazione agli infermieri, dai medici ai volontari, che spesso si trovano a dare informazioni ai pazienti più curiosi, fino alle persone che durante l’attesa per la visita hanno modo di rilassarsi contemplando queste opere.

Si può dire che La Cura e la Bellezza sia l’inizio di una serie di progetti che legano la struttura ospedaliera all’arte? Avete già qualche programma o desiderio per il futuro?

Il primo progetto è continuare a far vivere La Cura e la Bellezza, non come mostra statica ma come espediente di incontro tra persone e di racconto emozionante. Stiamo lavorando ad alcune idee per il futuro, per continuare a narrare i punti di contatto tra le anime dell’ospedale e della Pinacoteca arrivando a dialogare direttamente con i cittadini e non solo all’interno delle mura dei due ospedali o del museo.

Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.