A Milano c’è una mostra che riflette su tutte le contraddizioni dell’abitare contemporaneo

A cura di Cecilia Guida, HARD ASSETS di Francesca Pionati e Tommaso Arnaldi indaga le ambiguità dell’abitare attraverso architetture militari, interni domestici e immagini generate dall’intelligenza artificiale. Un progetto che mette in discussione il valore della sicurezza e le forme contemporanee del desiderio

Che cosa rende un luogo sicuro? La possibilità di sottrarsi allo sguardo altrui e la promessa di conservare intatta la propria intimità. Alla Fondazione Adolfo Pini di Milano, HARD ASSETS, mostra di Francesca Pionati (Avellino, 1990) e Tommaso Arnaldi (Roma, 1987) a cura di Cecilia Guida, esplora, ripensa e racconta un’architettura legata inevitabilmente alla memoria dei conflitti bellici e alle fantasie contemporanee di autosufficienza: il bunker.

HARD ASSETS, la mostra di Francesca Pionati e Tommaso Arnaldi alla Fondazione Pini di Milano
HARD ASSETS, la mostra di Francesca Pionati e Tommaso Arnaldi alla Fondazione Pini di Milano. Need, Demand, Desire

La mostra “HARD ASSETS” di Francesca Pionati e Tommaso Arnaldi alla Fondazione Pini di Milano

Vincitori della seconda edizione del Pini Art Prize (Sezione Arti Visive), i due artisti presentano la loro prima mostra personale istituzionale, esito della ricerca sviluppata durante la residenza a Casa degli Artisti. Fino al 4 novembre 2026, nello spazio espositivo al piano terra della Fondazione, sculture, installazioni, immagini e suoni articolano un percorso in quattro ambienti, mettendo in relazione le forme della difesa militare con quelle dell’abitare contemporaneo. Nel linguaggio economico, gli hard assets sono beni materiali dotati di un valore tangibile; nella mostra, l’espressione rimanda al bunker come proprietà immobiliare di lusso, ma anche alla consistenza delle sue strutture e alla fragilità dei rapporti che dovrebbero custodire. La promessa di protezione si rivela così inseparabile dalle condizioni di isolamento che può generare.

Dalle fortificazioni militari al lusso immobiliare

Il riferimento teorico da cui Pionati e Arnaldi sviluppano la loro ricerca è Bunker archéologie (1975), il volume di Paul Virilio dedicato alle fortificazioni dell’Atlantikwall, il sistema difensivo costruito dalla Germania nazista lungo le coste europee durante la Seconda guerra mondiale. “Nel 1958, sulle coste della Bretagna, Virilio racconta l’incontro con una massa di cemento fino ad allora considerata semplicemente come vestigia della Seconda guerra mondiale: da qui prende avvio quella che definisce, nel senso archeologico del termine, la sua “invenzione” del bunker”, scrive Cecilia Guida nel testo critico. A partire da queste strutture sopravvissute alla propria funzione originaria, la mostra mette in relazione la memoria storica con un immaginario nel quale il rifugio sotterraneo diventa una residenza esclusiva e attrezzata per garantire autonomia e riservatezza. L’intelligenza artificiale contribuisce alla costruzione di questi scenari, elaborando immagini di ipotetici bunker di lusso a partire da render commerciali, riferimenti architettonici e codici visivi del mercato immobiliare. Il percorso si apre con tre sculture in ferro battuto, NEED (cyclette), DEMAND (cyclette) e DESIRE (cyclette) (2026), ricavate da antichi cancelli. Elementi prima destinati a delimitare lo spazio domestico vengono trasformati in attrezzi per l’esercizio fisico, simili a quelli che si possono trovare nei bunker contemporanei. Le differenze nella lavorazione del metallo, lasciato in parte nella sua condizione originaria e in parte levigato, suggeriscono differenti gradi di usura e trasformazione.

L’allestimento richiama uno showroom di lusso, mentre gli specchi moltiplicano le immagini dei visitatori, alterando la percezione del corpo e dell’ambiente. I titoli delle opere introducono una progressione dal bisogno al desiderio, suggerendo come persino le condizioni della sopravvivenza possano essere assorbite dalle logiche del consumo. Alla dimensione visiva si sovrappone MOONLIGHT FROM A WINDOWLESS CHAMBER (2026), opera sonora realizzata in collaborazione con l’artista Tania Daniel. Il ritmo di una ninna nanna, familiare e insieme straniante, introduce una componente affettiva che contrasta con la durezza delle sculture. Il lavoro richiama anche le riflessioni dell’antropologo Daniel Miller in Stuff (2010), dedicate al rapporto tra le persone e gli oggetti che accompagnano la loro esistenza, trattenendo ricordi e relazioni.

HARD ASSETS, la mostra di Francesca Pionati e Tommaso Arnaldi alla Fondazione Pini di Milano
HARD ASSETS, la mostra di Francesca Pionati e Tommaso Arnaldi alla Fondazione Pini di Milano. By Appointment Only

I bunker di lusso generati dall’intelligenza artificiale

Nella seconda sala, la serie (Virtual Tours) BY APPOINTMENT ONLY (2026) accosta immagini di bunker di lusso generate con l’intelligenza artificiale a cementine milanesi degli Anni Trenta e Quaranta, recuperate da precedenti contesti abitativi. Sulla superficie delle piastrelle compaiono slogan tratti da annunci immobiliari reali, come Luxury beyond walls, Next generation homes e Be part of the legacy, incisi e successivamente stuccati, tanto da risultare visibili soltanto a uno sguardo ravvicinato. Protezione, proprietà e patrimonio fanno allo stesso modo parte di un’estetica che presenta la sicurezza come un bene esclusivo. La traccia sonora TO TRESPASS (2026), realizzata con Sean Vegezzi, proietta invece questi ambienti cinquant’anni nel futuro, immaginandoli vuoti e abbandonati. Attraverso una narrazione ispirata all’esplorazione urbana, i bunker diventano possibili reperti di un’archeologia immobiliare, rovesciando il valore che oggi viene loro attribuito.

HARD ASSETS, la mostra di Francesca Pionati e Tommaso Arnaldi alla Fondazione Pini di Milano
HARD ASSETS, la mostra di Francesca Pionati e Tommaso Arnaldi alla Fondazione Pini di Milano. That’s All, Folks

La casa, tra rifugio e confinamento

La terza sala ospita THAT’S ALL, FOLKS! (2026), installazione che trasforma la pianta di un bunker dell’Atlantikwall in un modello di interno borghese. La struttura conserva la propria organizzazione originaria, ma le pareti in cemento armato vengono reinterpretate attraverso pannelli lignei, boiserie e finiture lucide. Il risultato è una casa che riproduce la geometria di una fortificazione. Il riferimento a Domesticity at War (1991-1992) di Beatriz Colomina aiuta a leggere questa sovrapposizione: “anche entro i confini apparentemente sicuri della casa si tracciano linee di conflitto: lo spazio domestico non è separato dalle tensioni sociali”, osserva Guida. All’interno dei tre moduli chiusi, fotografie visibili soltanto avvicinandosi introducono una dimensione intima e politica. Immagini di donne in abbigliamento da ufficio interrogano i codici di rappresentazione della femminilità, mentre fotogrammi di giornalisti politici televisivi evidenziano la permeabilità tra sfera privata e spazio pubblico.

I bunker e la politica italiana

Nell’ultima sala, la ricerca si sposta esplicitamente sul terreno della rappresentazione politica. Le sculture PROSTHETICS FOR YOUR HOUSE (Bettino), PROSTHETICS FOR YOUR HOUSE (Giulio) e PROSTHETICS FOR YOUR HOUSE (Silvio) (2026) riprendono il modello di bunker svizzeri camuffati da chalet. Realizzate in ferro e rivestite in legno, sostituiscono alle aperture finte delle fortificazioni immagini di porte e finestre tratte da documenti visivi relativi alle abitazioni di Bettino Craxi, Giulio Andreotti e Silvio Berlusconi. Le architetture militari assumono così le sembianze delle case del potere, mentre frammenti di spazi privati, provenienti da interviste, servizi giornalistici e fotografie, diventano strumenti per interrogare la costruzione dell’immagine pubblica. La luce naturale, che caratterizza quest’ultimo ambiente, introduce infine un rapporto diretto con l’esterno, modificando nel corso della giornata la percezione delle opere.

Il progetto avrà un ulteriore sviluppo con PURE ESTATE (2026), libro d’artista composto da cartoline lenticolari che immagina un’agenzia immobiliare fittizia. La pubblicazione sarà presentata il 26 novembre nell’ambito di BookCity Milano, estendendo al formato editoriale l’indagine sulle strategie attraverso cui gli spazi vengono immaginati e trasformati in oggetti di desiderio.

Caterina Angelucci

HARD ASSETS // fino al 4 novembre 2026
Francesca Pionati e Tommaso Arnaldi
a cura di Cecilia Guida
Fondazione Adolfo Pini, Corso Garibaldi 2, Milano

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Caterina Angelucci

Caterina Angelucci

Caterina Angelucci (Urbino, 1995) vive e lavora a Milano. È laureata in Lettere Moderne con specializzazione magistrale in Archeologia e Storia dell’arte. Oltre a svolgere attività di curatela indipendente in Italia e all'estero, dal 2018 lavora come giornalista per testate…

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