A Parigi dove c’erano gli operai della Renault apre un nuovo polo per l’arte contemporanea. Intervista alla direttrice

Si chiama Large e sorge su un’isola nella Senna dove c’erano gli storici stabilimenti della Renault. Abbiamo parlato con la sua direttrice generale Paula Aisemberg in vista dell’inaugurazione dello spazio per farci raccontare il progetto e la programmazione

Large, il nuovo polo artistico che occupa la punta sud dell’Île Seguin, apre al pubblico il 17 ottobre 2026. Si tratta di un grande progetto architettonico realizzato da RCR Arquitectes – Premio Pritzker nel 2017 – che completa il recupero dell’isola sulla Senna occupata per un secolo, fino al 1992, dagli stabilimenti industriali Renault. Un nuovo modello ibrido di centro d’arte contemporanea destinato a cambiare il volto e la frequentazione di quest’area dell’ovest parigino (siamo per l’esattezza sul territorio comunale di Boulogne-Billancourt) già avviato nel 2017 con l’inaugurazione, all’altro capo dell’isola, dello spazio concertistico della Seine Musicale. In vista dell’apertura abbiamo incontrato Paula Aisemberg, direttrice generale di Large e direttrice dei progetti artistici del Gruppo Emerige, visitando in anteprima la mostra inaugurale Moteur imaginaire accompagnati dalla co-curatrice Alix De La Chapelle che ha assistito Cecilia Alemani nell’ideazione dell’esposizione.

Ritratto di Paula Aisemberg
Ritratto di Paula Aisemberg

Intervista a Paula Aisemberg

Che cos’è esattamente Large?
È un centro d’arte privato voluto dal collezionista e imprenditore Laurent Dumas, che da molti anni svolge un ruolo da protagonista nel settore dell’arte contemporanea francese, anche attraverso la sua impresa immobiliare Emerige. La sua lunga frequentazione con importanti architetti, lo ha portato nella qualità di Presidente di Large, a scegliere i catalani di RCT come i più adatti a interpretare l’ex anima industriale del luogo, anche per la loro capacità di lavorare con materiali come l’acciaio (RCT Arquitectes sono gli autori, fra l’altro, del Musée Soulages a Rodez, ndr).

Il vostro progetto non si ferma a Large, ma interviene su tutta la parte a monte dell’Île Seguin per trasformarla nella Pointe des Arts…
Il progetto immobiliare di 53.000 metri quadrati va oltre il Centro d’arte e prevede la costruzione di un intero quartiere in un’area che ha una lunga storia industriale e che è in piena trasformazione dalla fine degli Anni Novanta. Quando nel 1992 Renault ha lasciato l’isola, questo è stato a lungo un terreno in completo abbandono, nell’attesa che si immaginassero nuove destinazioni. La fabbrica verrà demolita solo nel 2004-2005 e nel 2017 arriva la decisione politica di farne un centro dedicato alla cultura e al tempo libero. Nel 2016 i terreni erano stati venduti alla società Emerige ed è allora che in collaborazione con il comune di Boulogne-Billancourt è partito il progetto che prevede il Centro d’arte, una grande multisala cinematografica Pathé, un hotel di 230 camere progettato da Baumschlager Eberle Architekten che aprirà a fine anno, ristoranti e uno studentato.

Che tipo di programmazione artistica si prevede per Large?
Il nostro è un partenariato pubblico-privato che comprende anche un parco con sculture nella parte a valle dell’isola. Per un secolo sono stati solo gli operai, impiegati e quadri Renault a entrare in quest’area che ora è aperta a tutti. La nostra idea è quella di chiamare curatori indipendenti, come Cecilia Alemani (dal 2011 guida il programma artistico della High Line a New York, commissionando opere d’arte contemporanea e installazioni monumentali all’aperto, ndr), per sviluppare i vari progetti che punteranno a far conoscere al meglio la scena artistica francese. Saremo intransigenti sulla qualità delle opere, ma aperti a creare delle occasioni in grado di attrarre un pubblico più vasto anche di non specialisti, siano essi dei locali, o dei turisti nazionali e internazionali che visitano Parigi. L’esempio è la mostra inaugurale dove il pubblico potrà ammirare capolavori del Novecento, da Vasarely a Tinguely fino ad Arman.

Che scansione avranno le mostre?
Large vivrà sostanzialmente di due stagioni: indicativamente una da ottobre a febbraio e l’altra da aprile ad agosto. Alterneremo una grande mostra che andrà ad occupare tutti i 2.500 metri quadrati dedicati alla parte espositiva, seguita da due esposizioni parallele. Per il prossimo anno, anche se non posso svelare ancora i nomi, si tratterà di una monografica di un artista che creerà opere site specific e di un’altra che ripercorrerà il lavoro di un importante artista francese deceduto da poco.

La prima mostra di Large tra passato industriale e presente artistico

La mostra inaugurale di Large è strettamente legata al passato dell’Île Seguin, un luogo che, nella memoria collettiva francese, è indissolubilmente associato all’avventura industriale di Renault,alla sua storia di successi, ma anche di lotte operaie, di sofferenze e di speranze per intere generazioni di lavoratori. A vederla ora, l’Île Seguin, è difficile immaginare che in quest’area dell’ovest parigino lavorassero oltre 30 mila fra uomini e donne dediti alla produzione automobilistica. Un solo episodio serve ad inquadrare il contesto: nel 1936 gli stabilimenti vengono occupati da migliaia di operai nell’ambito delle lotte che porteranno all’accordo di Matignon: gli scioperanti otterranno le ferie pagate, la settimana di 40 ore lavorative, la contrattazione collettiva e un aumento del 15% dei salari.

Grandi nomi in mostra

Un paio d’anni prima, un giovane fotografo di 22 anni, Robert Doisneau è incaricato da Renault di produrre alcuni scatti pubblicitari e di documentare la vita in fabbrica. Con la sensibilità politica e poetica che contraddistingue la fotografia umanista francese di quegli anni, oltre alle zone di produzione ritrae le cucine, l’infermeria, gli spogliatoi. Dopo quell’esperienza annoterà: “Renault fu per me il vero debutto della carriera di fotografo e la fine della mia giovinezza”. Doisneau ritornerà sull’Île Seguin nel secondo dopoguerra, già nome affermato della fotografia, e con più libertà creativa continuerà a ritrarre uomini e donne impegnati nel contesto industriale. I suoi scatti raccolti in una parete fanno parte della prima sezione della mostra intitolata Usine de mes pensées, nome ispirato da un’opera del 1920 di Suzanne Duchamp, esponente importante del movimento surrealista, che viene esposta per l’occasione.

Sperimentazioni fra arte e industria

“L’Île Seguin è anche diventata, a partire dagli Anni Sessanta, un luogo di sperimentazione artistica, grazie al sostegno dei mecenati di questa grande industria che hanno fin da allora fondato un dialogo fecondo fra artisti, automobile e società” spiega Laurent Dumas nel catalogo dell’esposizione. Ed è questa l’impressione entrando nel grande e luminoso atrio concepito da RCT Arquitectes dove campeggiano le opere di Julio Le Parc e Simon Hantaï – uno dei pannelli che ornavano la caffetteria del personale. Fanno parte di quel gruppo di artisti fra cui spicca Arman, il primo a intraprendere una collaborazione artistica con Renault nel 1967 realizzando Accumulation Renault 101 a partire da pezzi smontati di una Renault 4. Invitati dal nuovo Servizio Recherces, art et industrie creato dall’allora presidente Renault, Pierre Dreyfus, molti altri artisti di fama vengono invitati negli stabilimenti per annodare i legami fra creazione artistica e industria automobilistica. Nel 1972 è Victor Vasarely a ideare ilcelebre logo Renault a forma di losangache modernizza l’identità visuale della marca e un anno più tardi la nuova sede a Boulogne-Billancourt accoglie le opere di Jesús-Rafael Soto, Julio Le Parc, Jean Dubuffet, Arman Takis, Jean Dewasne, Simon Hantaï, dello stesso Vasarely e di artisti del nouveau réalisme e della op art.

Le nuove generazioni di artisti si confrontano con l’universo industriale

Un dialogo, quello fra arte e industria, che è proseguito anche da generazioni successive di artisti. Le fotografie di Marie-Laure de Decker si inseriscono nel solco della scuola di Doisneau documentando la vita degli operai a metà degli Anni Settanta, mentre l’installazione video di Harun Farocki Workers Leaving the Factory in Eleven Decades (2006) documenta un momento rappresentato più volte nella storia del cinema, l’uscita degli operai dalla fabbrica. Si comincia con le immagini dei fratelli Lumière per arrivare a Fritz Lang, e da Tempi moderni di Charlie Chaplin fino a Dancer in the dark di Lars von Trier. “Proprio a partire da un confronto con le opere entrate a far parte della Collection Renalult e prestate per l’occasione, dalla consultazione degli archivi, dalle testimonianze di chi ha vissuto l’esperienza della fabbrica, la curatrice Cecilia Alemani ha chiesto a 17 artisti francesi e internazionali di creare 17 opere inedite che vanno a completare la mostra” spiega la curatrice associata Alix De La Chapelle. Così, accanto a opere spettacolari e ormai storicizzate come Le mur bleu di Jean Dubuffet o Requiem pour une feuille morte di Jean Tinguely, nei capitoli successivi della mostra – Forces motrices , Corps sociaux , Objets du désir e La machine humaine – le nuove opere di Théo Mercier, Sara Sadik, Bianca Bondi, Clément Cogitore, Bertrand Lavier, Mohamed El Khatib, Oliver Beer, Bertille Bak, Thu Van Tran, Giulia Andreani si interrogano sulle utopie industriali del XX Secolo e le trasformazioni tecnologiche contemporanee. Senza dimenticare opere di autori già noti come Valérie Belin, Bertrand Lavier, Ed Ruscha, Thomas Bayrle, Erró, Paa Joe e Laure Prouvost che completano l’esposizione.

Dario Bragaglia

Parigi // dal 17 ottobre 2026 al 7 marzo 2027
Moteur Imaginaire
LARGE CULTURES CONTEMPORAINES – Pointe des Arts Île Seguin
Da mercoledì a domenica, dalle 11:00 alle 19:00 | venerdì: apertura serale prolungata fino alle 21:00
Costo del biglietto: 15 euro, con riduzioni e gratuità
Scopri di più

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Dario Bragaglia

Dario Bragaglia

Dario Bragaglia si è laureato con Gianni Rondolino in Storia e critica del cinema con una tesi sul rapporto fra Dashiell Hammett e Raymond Chandler e gli studios hollywoodiani. Dal 2000 al 2020 è stato Responsabile delle acquisizioni documentarie e…

Scopri di più