La pittura totale e segreta di Elisa Montessori è in mostra a Villa Torlonia a Roma
La vitalità della pittura di Montessori, la disinvoltura con cui affronta i medium dell’arte, l’amore per la Cina si srotolano fino al 28 febbraio a Villa Torlonia a Roma nelle opere dell’artista, protagonista di una grande retrospettiva a Roma, tra natura, tempo e corpo femminile
Due aspetti dell’arte di Elisa Montessori (Genova, 1931) colpiscono e convincono davanti alle opere esposte a Villa Torlonia nella mostra Nel corso del tempo che, curata da Alessandra Mammì e da Federica Pirani,raccoglie cinquant’anni e passa di lavoro attraverso un centinaio di lavori. Innanzitutto, la vitalità di questa autrice nata nel 1931 e capace di mettersi in discussione e di aggiornare il suo repertorio come fosse una giovane, valente pittrice. In secondo luogo, la sua libertà e autonomia nei confronti dell’omologazione dei linguaggi, del Novecento e del presente; ma anche rispetto alla onda della ricerca artistica al femminile (se non femminista) riscoperta o in atto.

Chi è Elisa Montessori
Con il cuore e la testa a Oriente ma piedi ben radicati, come un albero, nel Vecchio continente, Montessori, nel frattempo acquisita dal Museo Reina Sofia di Madrid, ha attraversato e ancora percorre le strade della biologia, della natura e della storia, attraverso i media della fotografia, del disegno e del colore, come anche le pianure del ready made e del libro d’artista imbevuto di cultura letteraria, mantenendo tuttavia ferma la barra sul tramite più antico della comunicazione visiva: “La pittura è totale. La pittura è segreta. La pittura non morirà mai”, ha scandito l’artista nel 2023 intervistata da Artribune.
Ignorata (probabilmente perché ancora agli inizi del suo percorso creativo) da Mirella Bentivoglio che nel 1978 ridiede voce all’opera di ottanta colleghe alla Biennale di Venezia, Montessori esordisce nel 1977 con la partecipazione a Berlino alla mostra Frauen in der Kunst e, nello stesso anno, realizzando Autoritratto (Dafne) che ritroviamo in primissima fila al Casino dei Principi – luogo ormai deputato per la valorizzazione dell’arte romana del passato (ad esempio, l’antologica di Titina Maselli del 2024-25) come dell’attualità (ad esempio negli anni scorsi la retrospettiva Primarosa Cesarini Sforza).
Le mostre recenti su Elisa Montessori
Nello stesso 2026 in cui ha concluso la mostra Il sogno della camera rossa al Museo della civiltà romana all’Eur di Roma, la sua città di adozione e di elezione, la pittrice propone a villa Torlonia immediatamente il proprio corpo sezionato in 36 fotografie che, disposte in quadrato, mettono in scena la metamorfosi della ninfa ovidiana senza indulgere nella minaccia della violenza carnale che avrebbe perpetrato Apollo se non fosse avvenuta la trasformazione della sua preda in albero.
Conservato nella sezione degli Uffizi dedicata agli autoritratti, l’Autoritratto come Dafne del 1977 è stato riaffrontato per l’occasione espositiva di villa Torlonia con il medesimo schema geometrico e con lo stesso titolo, ma senza lifting alcuno: il corpo nelle foto è sempre quello dell’artista di Genova (città in cui è nata 95 anni fa) ma la corteccia dell’albero/ninfa coincide con la trasformazione dell’epidermide del soggetto dell’opera, trasformata e invecchiata, eppure rinata, come sottolinea il titolo dato alla rassegna, Nel corso del tempo.

Le opere nella mostra a Villa Torlonia a Roma
La medesima logica di verifica della tenuta del tema e della sua forma nel corso degli anni si trova nella composizione di 24 pezzi dell’Erbario di Montessori, iniziato nel 1978 e concluso giusto quest’anno, evidentemente aggiornando foglie, rami, fiori, steli e semi raccolti durante le passeggiate in quel paesaggio, romano ma non solo, spesso affrontato anche in pittura, ma senza fedeltà al vero, piuttosto librando segni e velature leggere (spiccano in questo senso i lavori su carta da spolvero Terra Masai dell’82 e Ponte rosso di due anni dopo, come anche il coevo Paesaggio orientale della GAM di Roma).
Lo schema a mosaico di Dafne del 1977 riappare, nello stesso anno, nei Tropismi in cui, tuttavia, alle immagini fotografiche si affiancano segni e sogni realizzati con garze, disegni, collage. E con una impronta che, per convenzione, possiamo definire astratta, per apparente distanza dalle linee della pelle presenti nell’Autoritratto fotografico. Appassionata dell’Oriente ben prima di aver sposato l’ingegnere dell’Olivetti, il cinese Mario Tchou, tragicamente morto nel 1961, Montessori si è sempre disinteressata ai giochi di potere e appare libera dai gioghi delle scuderie di mercato. Arrivata all’arte verso i 40 anni, ha praticato un crossover tra i linguaggi seguendo un filo personale che, pur nella scelta di materiali minimi e poveri, l’ha portata a confrontarsi con la grande pittura del passato e a raggiungere lei stessa esiti molto alti, per misura e qualità.

La pratica artistica di Elisa Montessori
Mi riferisco all’altro Autoritratto, ma del 2003, che – di collezione dell’artista, come la stragrande maggioranza delle opere esposte al piano terra e a quello nobile del Casino dei Principi – vede l’impronta corporea dell’autrice che tiene la propria testa in una mano mentre mette in dialogo la propria figura con un cielo stellato. Il dipinto è su carta ed ha un andamento spiccatamente verticale (misura 4 metri mentre la base è di 1) come lo sono i Rotoli del 1999 che, prestati dal Macro di Roma a cui appartengono, sono stati srotolati affinché venisse alla luce chiaramente la grande felicità di segno, di poetica e di narrazione di questa pittrice che ha saputo e sa ancora accogliere il respiro dell’arte dell’Est, senza cadere in facili orientalismi, per guardare, attraverso le vene della natura, dentro di sé e dentro di noi.
La mostra è accompagnata da una ampia monografia che, oltre ai testi delle due curatrici (sulla poetica in generale quello di Mammì, specificatamente sui molti libri d’artista l’altro di Pirani) propone i saggi di Cecilia Canziani, Claudio Crescentini, Massimo Ferrario, Laura Iamurri, Alessandra Lavagnino, Santa Nastro e Carla Subrizi, con gli apparati bio-bibliografici di Claudia Verdat. Pubblicato da Silvana Editoriale, il catalogo della mostra viene presentato giovedì 22 ottobre alle 17 alla presenza, e con interventi, dello storico dell’arte Costantino D’Orazio (direttore generale per la Creatività contemporanea del Mic) e della scrittrice Elisabetta Rasy.
Carlo Alberto Bucci
Roma // fino al 28 febbraio 2027
Elisa Montessori. Nel corso del tempo
CASINO DEI PRINCIPI – MUSEI DI VILLA TORLONIA – Via Nomentana, 70
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