Chiudere in anticipo Art Basel a Parigi? “Una scelta di responsabilità”. Abbiamo raccolto i commenti delle gallerie italiane in fiera

Avrebbe dovuto essere questo l'ultimo giorno di Art Basel Paris, chiusa invece per precauzione in vista delle nuove manifestazioni in città. E alla fine di tutto resta una riflessione necessaria da portare a fondo su come viene interpretato il mondo dell'arte da una società in agitazione

Tra gli onnipresenti pannelli di compensato a proteggere negozi e merci e il coprifuoco a macchia di leopardo in città, Parigi si è preparata praticamente per tutta la settimana dell’arte alla nuova giornata di proteste di sabato 24 ottobre 2026, scegliendo di rispondere anche con misure di sicurezza straordinarie, divieti, migliaia di agenti delle forze dell’ordine schierati per le vie della città. Una linea dura invocata e messa in atto e poi tanta prudenza e strategie di contenimento di un danno temuto e atteso hanno orientato la condotta di Parigi anche sul versante delle istituzioni culturali e artistiche che proprio in questi giorni attendevano il grande pubblico nazionale e internazionale attirato dall’apertura di Art Basel Paris e delle fiere collaterali e delle tante mostre appena inaugurate o in corso. E alla fine, la decisione più difficile da prendere è arrivata: alle 19 di venerdì 23 ottobre 2026 ha chiuso Art Basel Paris al Grand Palais. Ovvero alla fine della prima giornata di effettiva apertura al pubblico, dopo le super preview e le anteprime per collezionisti e addetti ai lavori.

La chiusura di Art Basel Paris per le gallerie e gli artisti

Troppo pericoloso è sembrato restare aperti, nel giorno in cui le manifestazioni si preannunciavano molto partecipate e a rischio di violenze. xTroppo provocatoria è stata percepita la presenza di un mondo, quello del mercato dell’arte, individuato come bersaglio, e la concentrazione di tanta ricchezza, con legami troppo stretti con le dinamiche del capitale e del privilegio. Troppo simbolico, quel ritrovarsi di opere d’arte da milioni e milioni sotto le volte vetrate del Grand Palais, su cui svetta la bandiera francese. E troppo complesso, per la filiera dell’arte, spiegare che, oltre alle opere milionarie e ai clienti altospendenti, proprio in quei corridoi dell’edificio-monumento francese si ritrovavano le ricerche degli artisti che nel tempo hanno preso anche delle posizioni radicali rispetto all’esistente, quanto quelli emergenti e squattrinati anche, come spesso qualcuno dei loro galleristi, che ha investito e puntato tutto sull’appuntamento in fiera a Parigi, dove per i giovani essere accettati è un traguardo e tornare a casa con i conti in ordine è un miracolo. Costretta a chiudere allora due giorni prima di quanto previsto, per timore di attirare proteste e violenze solo per il fatto di esserci a danno di opere d’arte e persone e del Grand Palais stesso, Art Basel Paris, uno degli appuntamenti più importanti del mercato internazionale dell’arte contemporanea, ha parzialmente dato il suo contributo all’economia di alcune delle gallerie più consolidate sicuramente nei giorni di preview per i collezionisti, che sono, per noi è noto, quelli in cui gli acquisti di maggiore peso economico vengono di certo conclusi. Non sono però tutti lì, e anche questo va detto.

Le vendite milionarie della preview non raccontano tutto, anzi

Tante gallerie ci hanno raccontato, negli anni, di trattative che si avviano a inizio settimana, ma che vanno magari invece in porto nel fine settimana, come pure di collezionisti che arrivano nella capitale francese quando liberi dal lavoro, per esempio, ed è sempre al sabato o alla domenica che possono scattare anche innamoramenti e acquisti tra le fila degli appassionati che comprano il biglietto e visitano le oltre 200 gallerie in mostra. Come pure sono le ultime ore quelle delle offerte che, con la leva di qualche ritoccata al prezzo di un’opera, possono farla restare lì e non tornare agli spedizionieri dell’arte. (Questo è anche il motivo per cui i nostri report aspettano gli andamenti degli altri giorni di fiera). E quindi vanno benone le oltre 300 vendite comunicate da Art Basel alla chiusura delle prime due giornate di preview, che, sommate, hanno movimentato circa $150 milioni – l’anno scorso le vendite dichiarate avevano raggiunto in totale quota $177 milioni. Poi se si va a spulciare un po’ meglio, ci si accorge che quasi la metà delle vendite ha riguardato opere sotto i 100mila dollari, e che a cubare da sole per la maggior parte di quel denaro sono un 10% di vendite nelle fasce altissime del mercato, governate da un numero assai ristretto di gallerie. E viene da pensare agli obiettivi, all’impatto delle rivendicazioni sociali che si agitavano fuori dal Grand Palais, allo spazio pubblico rivendicato per manifestare il dissenso e il disagio, quello spazio dove l’arte è sembrata un’intrusa, un nemico, un simbolo da abbattere per affermare istanze di una giustizia sociale che non vuole più aspettare. E si pensa a una fragilità generazionale che mostra volti e unghie e denti ora, mentre alcuni coetanei, più fortunati, vengono coccolati dalle fiere più esclusive per l’arte.

Chiudere in anticipo Art Basel a Parigi? “Una scelta di responsabilità”. Abbiamo raccolto i commenti delle gallerie italiane in fiera
Raffaella Cortese, Art Basel Paris 2026. Ph. Andrea Rossetti. Courtesy Raffaella Cortese, Milano-Albisola

Si sarebbe potuto fare diversamente? Chiudere il sabato e riaprire la domenica? Alcuni galleristi lo avrebbero voluto, a vedere qualche post social, ma la complessità logistica, insieme a considerazioni più ampie di sicurezza e responsabilità, hanno fatto optare il marchio fieristico più influente del mercato dell’arte per una chiusura anticipata e definitiva. E se per le vendite di fascia media o piccola bisognerà trovare un altro momento, si può immaginare e comprendere la frustrazione dei galleristi per la performance commerciale, ma anche per la visibilità dei progetti artistici a cui magari si è lavorato per mesi, per un anno intero, in vista di un palcoscenico internazionale perfetto come quello parigino. E se David Zwirner e Hauser & Wirth in soli due giorni hanno venduto opere per 30 milioni, questo numero non ci racconta cosa è successo alle altre gallerie, consolidate, di fascia media e a quelle emergenti.

Il racconto della gallerista Raffaella Cortese da Art Basel Paris

In questo scenario, turbato e disorientato a dir poco, piuttosto che restituirvi un altro elenco di vendite e prezzi, abbiamo raggiunto la galleria milanese Raffaella Cortese e la bolognese P420, che pur in ore concitate di inattesi smantellamenti e ripartenze ci hanno raccontato il punto di vista di chi ha vissuto in prima persona questi accadimenti inaspettati. “La preview Avant Première è stata particolarmente positiva per la galleria, con vendite incoraggianti e incontri con collezionisti di grande qualità. Il numero selezionato di visitatori ci ha permesso di instaurare dialoghi stimolanti e promettenti e il giorno successivo l’affluenza è stata maggiore, con un pubblico attivo e ancora un buon andamento sul piano del mercato”, ci ha raccontato Raffaella Cortese, che continua: “Le difficoltà sono emerse giovedì, quando le tensioni in città e l’incertezza per i giorni successivi hanno iniziato a farsi sentire. Abbiamo purtroppo dovuto smontare anticipatamente CIEL (2026) di Marcello Maloberti, un intervento della galleria per il Public Program di Art Basel Paris”. Svettava lungo Avenue Winston-Churchill, sospesa a venti metri d’altezza, la scritta al neon tracciata a mano dall’artista e rivolta non verso gli spettatori ma verso il cielo e oltre le volte del Grand Palais. Entrando in fiera, nello stand di Raffaella Cortese, un’opera al neon sviluppata a partire da CIEL, rievocando l’intervento pubblico e riportando la parola in uno spazio più raccolto.

Un bilancio di Art Basel, tra prime vendite e chiusure anticipate

“Venerdì l’affluenza è tornata vivace e spero che, nonostante tutto, l’arte possa continuare a essere uno strumento di consapevolezza politica, anche nelle scelte dei collezionisti”, commenta ancora Cortese. “La chiusura anticipata del Grand Palais ha rappresentato inevitabilmente un danno per le gallerie, ma va letta nel contesto di una situazione complessa, per tutti difficile da gestire, che coinvolge la città e si inserisce in uno scenario internazionale più ampio. Di fronte a possibili rischi per la sicurezza delle persone e delle opere è comprensibile che le autorità e gli organizzatori scelgano la massima prudenza. Art Basel è stata chiamata in questo momento ad assumersi grandi responsabilità e a prendere decisioni difficili, spesso con pochi elementi a disposizione. E anche noi, del resto, ci siamo trovate a dover gestire le conseguenze immediate della chiusura, tra logistica, viaggi e organizzazione, in una situazione tutt’altro che semplice. Sul piano commerciale, il bilancio resta comunque positivo, con vendite interessanti e anche qualche piacevole sorpresa. Abbiamo riscontrato un’ottima risposta non soltanto per gli artisti italiani, ma anche per ricerche particolarmente sofisticate, come quelle di Barbara Bloom e di Alejandro Cesarco, e con un particolare apprezzamento per Jessica Stockholder. Marcello Maloberti ha suscitato un interesse significativo, anche attraverso il dialogo tra il neon presentato nello stand e venduto, e CIEL. Le vendite hanno coinvolto anche opere non esposte fisicamente in fiera, tra cui un lavoro di Maloberti. Molte delle relazioni avviate qui potranno proseguire nelle prossime settimane, anche nell’imminente Artissima a Torino”.

Chiudere in anticipo Art Basel a Parigi? “Una scelta di responsabilità”. Abbiamo raccolto i commenti delle gallerie italiane in fiera
P420, Art Basel Paris 2026. Ph. S. Pellion di Persano. Courtesy P420, Bologna

L’arte alla prova del presente e del futuro

“Il contesto politico e sociale influenza inevitabilmente anche l’atteggiamento dei collezionisti. Nello stand, POLITIQUE, una Martellata di Marcello Maloberti, assume oggi una risonanza particolare. Credo che l’arte debba continuare a confrontarsi con il presente e contribuire al ragionamento sul futuro. Numerosi collezionisti incontrati stanno trasformando le proprie raccolte in fondazioni o stanno scegliendo di donare opere ai musei. È un’evoluzione significativa: credo che l’arte debba superare la dimensione privata, diventare patrimonio condiviso”, ha sottolineato Raffaella Cortese, per la quale “Art Basel Paris resta una fiera magica. Abbiamo avuto il cielo di Marcello Maloberti, che per alcuni giorni ha sovrastato Avenue Winston-Churchill, e quello straordinario della cupola del Grand Palais. Credo che, soprattutto in momenti come questo, anche noi galleristi abbiamo bisogno più che mai di guardare in alto, facendoci guidare dagli artisti, che con il loro lavoro ci indicano nuove direzioni e ci invitano a immaginare prospettive diverse”.

La scelta responsabile di Art Basel secondo la galleria P420

Sulla stessa linea, tra bilancio positivo, nonostante tutto, e condivisione di quanto deciso dalla fiera, si è posta anche la galleria di Bologna P420, che ci ha raccontato: “Per noi la fiera ha comunque avuto un bilancio positivo e Art Basel Paris si è riconfermata capace di attrarre pubblico di altissima fascia curioso e interessato. I giorni di fiera, purtroppo pochi, sono stati estremamente intensi e Avant Première (ormai al suo terzo anno) dimostra di funzionare anno dopo anno sempre meglio. La qualità degli incontri è stata davvero sorprendente e abbiamo avuto l’occasione di presentare il lavoro dei nostri artisti anche a tanti curatori di prestigiose istituzioni internazionali”. Nessuna presa di distanza, poi, con l’organizzazione di Art Basel sulla misura di chiusura anticipata: “È stata una scelta molto difficile da prendere, ma necessaria evidentemente per la volontà di garantire la massima sicurezza a tutti e a tutto. La direzione si è dimostrata coraggiosa e in grado di guidare la fiera anche in momenti difficili e in situazioni senza precedenti”. Sul versante delle trattative che la fiera riesce a favorire P420 sottolinea un ambiente favorevole alla ricezione di “una ricerca più consolidata e storicizzata. L’interesse per artisti come Irma Blank, Filippo de Pisis, Paolo Icaro e Ana Lupas è stato evidente fin dalle prime ore di apertura. Siamo inoltre particolarmente soddisfatti dell’ottimo riscontro ottenuto dalle opere di Rodrigo Hernández e June Crespo, nonché dell’esordio in fiera di Davide Rivalta”. Da questa Art Basel Paris, per il momento, è tutto. La giornata di sabato 24 ottobre è stata tutto sommato contenuta e non ha visto i picchi di violenza e disordine che il 17 erano finiti con migliaia di fermi e i negozi distrutti o saccheggiati. Tornati tutti a casa, con qualche pensiero in più sugli scenari del mondo che bussano fuori e dentro il mondo dell’arte e le sue sedi fieristiche, non resta che aspettare l’avvio di Artissima a Torino.

Cristina Masturzo

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Cristina Masturzo

Cristina Masturzo

Cristina Masturzo è storica e critica d’arte, esperta di mercato dell’arte contemporanea, art writer e docente. Dal 2017 insegna "Economia e Mercato dell'Arte" e "Comunicazione e Valorizzazione delle Collezioni" al Master Accademico in Contemporary Art Markets di NABA, Nuova Accademia…

Scopri di più