Cercare la verità attraverso la finzione. Lo fa una mostra di fotografia da vedere a Milano
Fino al 18 ottobre 2026 i lavori di Benjamin Jones in Fondazione Elpis indagano il rapporto tra realtà, verità e messa in scena. L’attenzione dell’artista inglese è rivolta a diorami, serre e giardini botanici
Nella loro canzone Diorama i Baustelle cantano “Al museo di storia naturale / Vai a fare il giro delle sale / Sai quel che conviene visitare / Guai a non lasciarsi ipnotizzare / Dai mondi lontani” e, se si conosce il brano, è impossibile non canticchiarselo un po’ nella testa visitando la mostra True Reality di Benjamin Jones (Reading, 1994) negli spazi della Villa di Fondazione Elpis a Milano. Il progetto espositivo, curato da Gabriella Rebello Kolandra, presenta, infatti, immagini di diorami museali, serre e giardini botanici. Sono luoghi in cui il normale corso della natura è simulato, bloccato e indagato e che, negli scatti di Jones, come vogliono i Baustelle, diventano ipnotici.

La mostra di Benjamin Jones alla Fondazione Elpis di Milano
Il panorama visivo della mostra è dominato dal bianco e nero, in un alternarsi di foto di animali – dei coniglietti si rincorrono, un ghepardo azzanna una zebra – e di piante – un’aloe spinosa sola e statuaria, un laghetto tropicale con ninfee giganti. Insieme ai lavori di Jones, un’opera di Linda Fregni Nagler e uno scatto di Stefano Graziani: la prima, un’immagine d’archivio che ritrae il montaggio di un diorama; il secondo, l’unico a colori in mostra, è parte di un trittico in cui nei tre scatti – dove protagoniste sono delle arance – subentrano variazioni compositive. Nell’insieme, come suggerisce anche il titolo della mostra, la domanda che l’artista e fotografo inglese pone è: cos’è la realtà? I diorami e i giardini botanici, in quanto riproduzioni e luoghi di studio, sono realtà o sono una sua simulazione? Fregni Nagler e Graziani fanno, in questo senso, da appendici critiche: la prima mostra il momento vero di costruzione del falso; il secondo dimostra quanto una fotografia che può sembrare “naturale” sia, in realtà, studiata.
Due modi di scattare per due soggetti diversi
Il mondo animale dei diorami e quello vegetale di serre e giardini botanici è osservato fotograficamente in modi diversi da Benjamin Jones. La fauna è stata scattata con una pellicola 35 mm che, stampata, mantiene una grana grossa e ruvida, sottolineando il senso di indefinitezza dell’immagine e di moto, di azione. Al contrario, le immagini delle piante sono nitide e liscissime. Fa, in qualche modo, eccezione il già citato pannello con 8 fotografie dove alla superficie chiarissima l’artista ha aggiunto dei pigmenti chimici che generano un effetto di fluidità e brillantezza che fanno dialogare la forma con il contenuto – essendo il soggetto degli 8 scatti il già citato laghetto.
Lo sguardo fotografico di Benjamin Jones
Gli animali imbalsamati che popolano i diorami, che quando vediamo dal vivo cogliamo nel loro essere immobili, acquistano una strana vitalità grazie alla lente di Benjamin Jones. È in un qualche modo la traduzione visiva di quella regola matematica per cui “meno per meno uguale più”: la stazionarietà dei diorami unita all’istantaneità della fotografia genera uno straniante senso di movimento. “Sembra di guardare delle immagini surrealiste”, dice la curatrice, perché si hanno dei chiari appigli visivi (riconosciamo le farfalle e gli uccellini), ma non si riesce a collocarli nel tempo e nello spazio.
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Scomporre il tempo e lo spazio con la fotografia
Nella mostra in Fondazione Elpis il tempo e lo spazio vengono dissezionati e ricomposti da Jones, perché essendo queste le coordinate della realtà, per capire cosa appartiene al suo reame, bisogna analizzarne gli elementi primari. Le due opere di maggiori dimensioni sono due composizioni di 4 e 8 fotografie incorniciate e ricomposte a ricreare un’unica immagine, ma senza una perfetta coincidenza tra i bordi delle fotografie – il focus cambia, l’illuminazione aumenta, i rami sono leggermente scostati: tutti segni di una consequenzialità degli scatti e di un’attesa tra l’uno e l’altro, benché vengano messi davanti ai nostri occhi tutti sullo stesso piano, per creare una visione unica. Ugualmente, un doppio scatto del medesimo gruppo di farfalle osservato da due punti diversi, con due messe a fuoco diverse scompagina l’esistenza di un’unica verità, affiancando due immagini diverse, ma ugualmente reali, dello stesso soggetto.
Il ruolo del tempo nella mostra di Benjamin Jones
La fotografia, dunque, perdendo il suo valore di singolarità e fermezza, si mette in crisi da sola. Il continuum e l’attesa non sono solo quelli tra uno scatto e l’altro, ma anche quelli tra la loro realizzazione e la stampa. La maggioranza delle fotografie esposte, infatti, è stata realizzata nel 2019 e stampata nel 2024, con un lungo periodo di gestazione, insoddisfazione dell’artista e conseguente, necessaria volontà di rielaborare le immagini per trovare un possibile senso a quel che raffigurano.
Vittoria Caprotti
Milano // fino al 18 ottobre 2026
Benjamin Jones. True Reality
FONDAZIONE ELPIS, VILLA – Via Orti, 25
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