A Venezia hanno appena aperto tre nuovi spazi culturali da seguire (c’è pure uno speakeasy dell’arte)
Una galleria-ponte tra Oriente e Occidente, un nuovo hub culturale, un progetto espositivo segreto: scopriamo tre spazi veneziani aperti da pochissimo ma già molto interessanti
Siamo sempre molto attenti a cosa succede a Venezia, a partire dalla Biennale e le altre grandi istituzioni e fondazioni. Ma se ai piani alti tutto è ben visibile, è nei suoi lati più nascosti che questa città si rivela sempre stimolante per quanto concerne l’arte contemporanea. Una città che soffre l’istituzionalizzazione a scapito del tessuto urbano non può che salutare felicemente la fermentazione di progetti dal basso, spesso dedicati alla comunità locale pur senza dimenticarne l’anima internazionale che la contraddistingue da secoli. In questi anni abbiamo visto come si comportano le gallerie (vecchie e nuove), gli spazi indipendenti e gli studi d’artista. Agli indirizzi che abbiamo già raccontato, oggi se ne aggiungono altri tre, di cui uno piuttosto segreto. Siamo andati a conoscerli e ve li raccontiamo.

Serica. A metà strada tra Est e Ovest
Non poteva che omaggiare la Via della Seta il nome del nuovo spazio veneziano votato all’incontro tra Oriente e Occidente: in latino, infatti, serica allude proprio al prezioso tessuto su cui si sono costruiti i rapporti commerciali tra l’Europa e l’Asia Orientale, inclusi tutti i territori nel mezzo. Oggi, Serica è il nome del progetto che l’hongkonghese Moonny Man (dopo aver maturato esperienze presso Sotheby’s e Artsy) ha deciso di co-fondare nel sestiere di Castello, a pochi passi dall’Arsenale, insieme alla collega cinese Mint Fei (precedentemente impiegata presso la Collezione Peggy Guggenheim). L’obiettivo? Rendere Venezia più porosa e meno lontana per gli artisti dell’Asia Orientale con cui Serica lavora. Il progetto, infatti, si propone di collaborare con le gallerie internazionali per creare ponti che mettano in contatto i loro artisti con le realtà locali, e viceversa: il team di Serica guarda infatti con molto interesse alla scena indipendente ed emergente veneziana, un tessuto artistico vivo e meritevole di attenzione. E infatti la prima mostra di Serica, inaugurata a maggio in concomitanza con la 61esima Biennale d’Arte, era una doppia personale dell’artista cinese Zhu Xijian, e dell’italiano Thomas Braida (tra i più noti pittori veneziani della sua generazione, certo, ma si tratta pur sempre di un inizio). Durante il mese di giugno, invece, Serica ha ospitato una personale della pittrice Zong Son Zang: colori brillanti e pennellate audaci, che portano altre visioni della pittura coreana ad un pubblico occidentale forse ancora fermo al minimalismo di maestri come Lee Ufan e Lee Bae. La pittura di Zong Son Zang è invece massimalista, fondata su un continuo rapporto tra superfici lucide e opache e sulla ridefinizione delle categorie di astrazione e figurazione.
SERICA Venice
Calle del Bastion, Castello 2498
mar-dom: 10.30-18.30
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Aquaria. La galleria come hub culturale
È invece nel sestiere di Santa Croce, proprio dietro Campo San Giacomo dall’Orio, la seconda galleria di questa nostra selezione. Aquaria inaugura i suoi spazi con due mostre personali. La prima è quella del pittore veneziano Vittorio Marella (già Padiglione Venezia alla Biennale Arte 2024), col suo inconfondibile realismo magico, spesso infuso di golden hour. Le opere in mostra fanno parte della collezione privata della galleria e si distinguono, oltre che per le ambientazioni evidentemente veneziane, per una reticenza a mostrare il viso dei personaggi che le abitano. La seconda mostra è dedicata al progetto Biblioteca dei Morti – Capitolo I e Il del collettivo Difonico La Momon, fondato da Malcom Maso. Il medium delle opere è peculiare, quasi quanto l’accostamento tra i soggetti: due cicli di stampe serigrafiche su affresco ritraggono rispettivamente persone veneziane e membri della comunità Konyak (Nagaland, India nord-orientale), popolazioni lontane ma accomunate da una progressiva perdita di identità culturale e territoriale. Alle attività espositive e commerciali della galleria, tuttavia, Aquaria si propone come hub culturale diffuso. Ce lo spiega Gilda Cori, responsabile del progetto, che sottolinea: “l’obiettivo di Aquaria è quello di proporsi come piattaforma di incontro e dibattito per la comunità artistica, in primo luogo lagunare: il nostro evento di lancio, con una performance musicale del duo veneziano Cosmogram vuole essere una sorta di manifesto di un programma più ampio, che coinvolge gli spazi e gli attori della città creando momenti di incontro e diffusione culturale“.
AQUARIA
Calle del Tentor, Santa Croce 1841
mar-sab: 10-18
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Sonnenberg. Per un’arte non mediata
Il terzo indirizzo porta il nome di uno dei bunker nucleari civili più grandi del mondo, costruito tra il 1971 e il 1976 a Lucerna: Sonnenberg. Con la personale di Fabio De Meo – pittore e disegnatore veneziano che recentemente aveva già dato prova del suo talento con una bella mostra da Joystick – il progetto ideato da Antonio Grulli e Federico Pepe giunge al suo secondo appuntamento espositivo, dopo una prima mostra delle pittrici Nuvola Camera, Tali Dello Strologo, Gaia Gasparetto e Marila Scartozzi. Per questa occasione (opening 16 luglio, dalle 18 alle 20.30), De Meo ha letteralmente invaso le pareti dello spazio su Fondamenta dei Ormesini. Trasformandole in quelle di una grotta (o una catacomba) popolata del suo fervido immaginario, capace di condensare abilmente registri diversi, da Mary Poppins a Sant’Agostino. Ma questo è tutto quello che posso dirvi, perché l’obiettivo di Sonnenberg è quello di offrire un’esperienza il più possibile immediata dell’opera d’arte. La particolarità dello spazio, come nel caso di Lucerna, esperienza milanese di Pepe e Grulli, è infatti l’assenza completa di documentazione fotografica e comunicazione pubblica: le informazioni sulle mostre vengono comunicate solo per passaparola, mentre le opere possono essere fruite solamente dal vivo. Foto vietate e, ovviamente, nessun profilo Instagram. La postura è chiara e radicale: si vuole obbligare il visitatore ad un rapporto diretto con l’artista e il suo lavoro, cercando di liberarsi dal giogo della sovraesposizione mediatica e social che spesso nasconde più di quanto sia in grado di mostrare.
SONNENBERG
Fondamenta dei Ormesini, Cannaregio 2829
aperto su appuntamento
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