Nella capitale del Ruanda c’è un nuovo museo di arte contemporanea. Intervista alle fondatrici 

Il Gihanga Institute of Contemporary Art di Kigali è nato per volere della curatrice Kami Gahiga e dell’artista Kaneza Schaal. Ci hanno raccontato il valore di questo museo. E ci hanno aggiornato su come sta la scena artistica ruandese

Pensato come un’infrastruttura culturale duratura che valorizzi il ricco patrimonio del Ruanda, promuovendo al contempo l’innovazione e lo scambio intellettuale, il Gihanga Institute of Contemporary Art (GICA) è stato fondato nel novembre 2025 dalla curatrice Kami Gahiga e dall’artista Kaneza Schaal. Non soltanto uno spazio espositivo, ma anche una residenza per artisti, una biblioteca di settore, spazi di ricerca e studi che accolgono artisti locali e internazionali. Abbiamo parlato con i due fondatori del GICA per farcelo raccontare.

Kami Gahiga. Courtesy VIN VIN Gallery
Kami Gahiga. Courtesy VIN VIN Gallery

Intervista a Kami Gahiga e Kaneza Schaal

Perché avete fondato il Gihanga Institute of Contemporary Art?
Lo abbiamo fondato in omaggio alla forza, alla profondità e alla vitalità dell’ecosistema culturale del Ruanda. Il Ruanda ospita artisti, pensatori, designer e operatori culturali straordinari, le cui pratiche sono profondamente radicate nel territorio, pur coinvolgendo idee e forme globali. Riteniamo fondamentale creare spazi appositamente progettati per lo scambio pubblico intorno all’arte, quindi, un’istituzione culturale saldamente radicata nel proprio contesto iper-locale è fondamentale per uno scambio globale solido e sano. Il GICA è un’istituzione incentrata sull’artista, non solo per ospitare mostre, ma anche come luogo di riflessione culturale, ricerca artistica e dialogo creativo, che esiste per creare condizioni di continuità: un luogo in cui gli artisti possano lavorare in modo approfondito, tornare spesso e confrontarsi con discipline, generazioni e aree geografiche diverse, rafforzando ciò che è già presente e permettendogli di risuonare ben oltre Kigali.

Qual è la missione del Museo?
La missione del GICA è promuovere la pratica artistica contemporanea, la ricerca e lo scambio culturale critico all’interno del Ruanda e tra il Ruanda e il mondo. L’istituto è strutturato non solo per presentare opere finite, ma anche per supportare i processi che rendono possibile l’arte: studio, sperimentazione, dialogo e comunità. Attraverso mostre, programmi pubblici e, con l’apertura nei prossimi mesi, della Biblioteca Koyo Kouoh, il GICA offre agli artisti spazio, tempo e risorse per lavorare in modo approfondito. La nostra mostra inaugurale, Inuma: A Bird Shall Carry the Voice, e i dibattiti pubblici che l’hanno accompagnata, riflettono il nostro impegno per l’arte come luogo di indagine, che affronta questioni di memoria, ecologia, storia e responsabilità collettiva.

Kaneza Schaal. Courtesy Doris Duke Foundation
Kaneza Schaal. Courtesy Doris Duke Foundation

Dal punto di vista tecnico, come è stato realizzato l’edificio? Ci sono soluzioni innovative o ecologiche?
L’edificio è stato progettato dall’architetto ruandese Amin Gafaranga, ed è concepito come una struttura flessibile e vivente piuttosto che come un monumento istituzionale fisso. L’edificio di 777 metri quadrati integra gallerie espositive, spazi per performance e proiezioni, studi e aree di ricerca in un’unica struttura adattabile. Il progetto enfatizza l’uso di materiali locali, luce naturale e ventilazione passiva per ridurre l’impatto ambientale e creare condizioni ottimali per l’arte e lo studio. La responsabilità ecologica è radicata non solo nei materiali dell’edificio, ma anche nella sua adattabilità: gli spazi possono essere utilizzati per mostre, performance, workshop e incontri, prolungandone la durata e la rilevanza nel tempo. Questa flessibilità è di per sé un’innovazione, che consente a GICA di rispondere alle esigenze degli artisti anziché imporre rigidi schemi. Gafaranga ha molti tratti distintivi nella sua pratica. Un elemento intrinseco di GICA è lo stretto contatto con la vegetazione circostante. Il risultato è un’architettura autenticamente legata al territorio, autenticamente legata al luogo, fedele al suolo su cui poggiano le sue fondamenta.

Come giudicate la scena artistica contemporanea ruandese?
La scena artistica contemporanea ruandese è vivace, intellettualmente ricca e si trova in un importante momento di transizione. Vi è una straordinaria concentrazione di talenti, forti iniziative indipendenti e un profondo impegno per l’artigianato e la sperimentazione. Ciò che è mancato, fino a poco tempo fa, è un supporto a lungo termine che consenta agli artisti di sviluppare pratiche sostenibili, accedere a risorse di ricerca e interagire criticamente con i contesti locali e internazionali. L’apertura del GICA riflette una più ampia maturazione dell’ecosistema. L’opportunità risiede ora nel rafforzamento delle infrastrutture, nella costruzione di archivi e nella creazione di percorsi che consentano agli artisti di rimanere radicati in Ruanda, e al contempo di partecipare pienamente al dibattito artistico globale.

Innocent Nkurunziza, Installation view at GICA, 2025. Courtesy Gihanga Institute of Contemporary Art
Innocent Nkurunziza, Installation view at GICA, 2025. Courtesy Gihanga Institute of Contemporary Art

Qual è l’impegno del governo a sostegno della cultura?
Il governo ruandese ha assunto chiari impegni nei confronti della cultura come componente chiave dello sviluppo nazionale, inclusi investimenti in infrastrutture e politiche che incoraggiano lo scambio e la visibilità internazionale. Questi sforzi hanno gettato basi importanti. Istituzioni indipendenti come il GICA completano questa visione concentrandosi sulla ricerca, la sperimentazione e lo sviluppo professionale incentrati sugli artisti. Consideriamo gli investimenti pubblici e il lavoro culturale indipendente come un elemento di reciproco rafforzamento: insieme contribuiscono a costruire un settore culturale resiliente, diversificato e sostenibile, al servizio sia degli artisti che del pubblico in generale.

Come immaginate la scena artistica ruandese nei prossimi 10 anni?
Immaginiamo una solida rete di istituzioni, residenze, centri comunitari e piattaforme educative reciprocamente solidali e sostenibili, che supportino gli artisti durante tutta la loro carriera. Immaginiamo un futuro in cui una profonda conoscenza culturale e una sperimentazione audace coesistono, posizionando il Ruanda sia come destinazione culturale che come punto di origine per nuove idee artistiche.

Niccolò Lucarelli

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Niccolò Lucarelli

Niccolò Lucarelli

Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.

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