Di cosa è fatta l’ombra? Risponde l’artista Valdi Spagnulo con la sua mostra a Milano
Fino al 3 luglio, Studio Masiero ospita la mostra personale dell’artista Valdi Spagnulo, con una serie di acquetinte, acqueforti e stampe a secco
Come in tutte le declinazioni artistiche, anche nell’arte contemporanea si registrano ripetizioni o immagini stereotipate. Allora diciamo subito che Valdi Spagnulo (Ceglie Messapica, 1961) – in mostra a Milano presso Studio Masiero, a di Luca Pietro Nicoletti – ha trovato una breccia, anzi due, per spezzare l’impostazione monotona di certo conformismo dilagante che invade chi guarda.

Valdi Spagnulo e il medium come icona
E come ci riesce? Innanzitutto elevando la forma d’arte scelta, la scultura e l’oggetto artistico implicato qualunque sia il materiale che lo compone – acciaio inox spazzolato e brunito, plexiglas trattato, carte vetrate inchiostrate e stampate, incisioni, monotipi – alla dignità di un’icona. Icona abbastanza lontana dal figurativo anche se non arriva all’esasperazione dell’astrattismo che annichilisce ogni riferimento dettato dalla materia. Sfiorando piuttosto i confini dell’informale materico.

Creare vuol dire sottrarre. Valdi Spagnulo da Studio Masiero
In secondo luogo, ci riesce mediante il ricorso a quel monocromo particolare che è il nero. Come castrazione del colore per sperimentare sino in fondo le possibilità espressive del colore. Se non c’è castrazione, non esiste creazione artistica, come chiarisce Massimo Recalcati ne Il mistero delle cose. Creare vuol dire sottrarre. Abbandonare la cosa conosciuta. Già vista e già nota. Non ci sono soggetti identificabili a priori dal punto di vista percettivo nell’ultima produzione di Spagnulo all’insegna dell’incisione. Nella mostra di Milano prevale la sintonia fra acquatinta e stampa a secco con qualche ricorso all’ acquaforte. Dopo l’incontro a Udine con Corrado e Gianluca Albicocco, alla fine del 2025, ha scoperto le potenzialità della materia nella lavorazione della lastra di zinco. Sempre nell’ambito di una ricerca che unisce rigore costruttivo e tensione lirica, minimalismo formale e sensibilità luministica.

Alcune opere di Valdi Spagnulo a Milano
In Materia dell’ombra 2 nella totalità azzerante del nero, con la luce che sembra volersi sottrarre per castrare la rappresentazione, la possibilità del raffigurabile, in un quadrato di uno scuro assordante, Spagnulo ricava un rettangolo in verticale con il lato biancastro fluttuante della base, all’interno del quale ha inserito una sorta di imbuto rovesciato giallo. Un giallo che si emancipa dalla bituminosa condensazione del nero. In grado di squarciarlo, strapparlo, ammettendo la possibilità della luce. Di aprirsi alla luce. Che è poi la funzione propria di una creazione artistica: saper tenere aperta l’apertura del mondo (Heidegger). In Materia dell’ombra 3 ancora il cuneo giallo in alto. Anche se ha perso smalto non abdica alla sua funzione: impedire al nero di trasformarsi in un vortice annichilente. In Materia dell’ombra 1 si potrebbe azzardare una lettura subliminale. Ancora una sovrapposizione grigio-nera, intaccata da due configurazioni cromatiche come le braccia di una croce che cercano di chiudere in una morsa atroce la protofigura embrionale che spacca il nero al centro. Fra le carte, si può ricordare Oxidatione temporis con l’aggrovigliata fluttuazione sinusoidale di stampo spazialista. Incursioni cromatiche che galleggiano sul magma nerastro senza lasciarsi catturare. Una sovrapposizione di piani, che sembrano agire nello spazio, dettata da una evidente impostazione geometrica che nulla toglie alla libera ricerca dell’autore. Mirata ad evocare lirici grumi interiori, tensioni spaziali e architetture in trasformazione.
Fausto Politino
Milano // fino al 3 luglio
Valdi Spagnulo. Materia dell’ombra
STUDIO MASIERO – Via Villoresi 28
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