20 artisti lavoreranno in 20 paesini remoti di 20 regioni italiane. La rassegna che porta l’arte contemporanea nei borghi torna per il settimo anno
L’iniziativa chiamata “Una Boccata d’Arte” della Fondazione Elpis ritorna dal 20 giugno al 4 ottobre 2026 con nuove opere e progetti in tutte le regioni d’Italia per creare un dialogo duraturo con le comunità locali
Per il settimo anno, è (quasi) tempo di prendere Una Boccata d’Arte seguendo l’iniziativa di Fondazione Elpis che porta l’arte contemporanea nei piccoli borghi italiani. 20 regioni, 20 luoghi, 20 artisti, 20 curatele, 20 progetti site-specific che fanno incontrare territori tipicamente lontani dal sistema-arte e l’arte stessa. Nel weekend del 20 e 21 giugno 2026 verranno inaugurate tutte le sedi in contemporanea, con opere e iniziative che saranno visibili e vivibili fino al 4 ottobre.
Le novità della settima edizione di “Una Boccata d’Arte”
La silenziosa, ma grande novità di quest’anno è l’aver avuto tutti – artisti, curatori e Fondazione Elpis – più tempo per conoscere i territori e le comunità, sviluppando un dialogo ancor più sentito e duraturo con le persone e i luoghi che nei prossimi mesi accoglieranno Una Boccata d’Arte. Gli artisti, infatti, già nei mesi passati, hanno sviluppato laboratori e attività nei borghi che accoglieranno i loro progetti, stringendo legami durevoli con chi quei borghi li vive quotidianamente. È, ad esempio, il caso di Tredozio, paese dell’Emilia-Romagna in provincia di Forlì-Cesena, che ospiterà l’intervento dell’artista greco Vasilis Papageorgiu curato da Sofia Baldi Pighi. Papageorgiou ha, infatti, ricevuto in dono una tovaglia tradizionale da una signora di Tredozio (preoccupata per le macchie di vino che la “rovinavano”) e l’ha trasformata bagnandola nel rame, cercando di far emergere la forza nascosta di quell’oggetto quotidiano.

Il tempo come chiave di lettura per “Una Boccata d’Arte”
In un progetto che fa della permanenza – per la durata dei progetti e perché molte opere vengono, poi, “adottate” dai luoghi per cui sono state realizzate – la chiave di lettura, ragionare sul tema del tempo e della sopravvivenza delle cose al suo scorrere è fondamentale. Quest’anno memoria e permanenza fanno da fil rouge tra le regioni italiane, collegando luoghi, artisti e idee, sempre a cavallo tra storia e contemporaneità, tra tradizione e novità. Ma il tempo si rivela in tutta la sua centralità anche in modi inaspettati, come nel progetto di Ilare curato da Anna Pirisi che verrà presentato a Monteleone Rocca Doria, in Sardegna, nella provincia di Sassari. Il solstizio d’estate, infatti, cade nel fine settimana di inaugurazione di Una Boccata d’Arte: così, il giorno più lungo dell’anno diventa occasione di incontro tra le persone e la terra, nella cornice di un’architettura effimera che lega la sua impermanenza alla (quasi) interminabile luce del 21 giugno.
Cos’è una comunità secondo “Una Boccata d’Arte”
Come spiega Bianca Buccioli, project manager di Una Boccata d’Arte, in un progetto come questo è importante fin dagli inizi capire cosa sia una comunità. Non si tratta mai di un concetto definito e definitivo, anzi: possono esserci frammentazioni e anche conflitti all’interno di quelle che spesso, troppo superficialmente, definiamo così. Talvolta, quindi, circoscrivere il campo e decidere di lavorare con uno specifico gruppo di persone che vivono il borgo è una scelta proficua. Così è stato in Trentino-Alto Adige dove l’artista abruzzese Francesco Alberico, con la cura di Valerio Panella e Valentina Merz, ha coinvolto nello specifico gli operatori e gli utenti della struttura socio-sanitaria Seeburg di Bressanone che ospita e segue persone con disabilità fisiche e malattie mentali. Come racconta l’artista, s’è creato da subito un profondo senso di partecipazione ed entusiasmo che ha fatto, poi, da traino a tutto il progetto. Vogelrat. Il consiglio degli uccelli si è, così, costruito in una serie di laboratori creativi e incontri di scrittura che hanno portato ad avere una simbolica colonia di volatili che popolerà le strade di Chiusa (BZ), restituendo al territorio un’opera realizzata da chi lo vive da sempre.
Vittoria Caprotti
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