Riapre a New York il rinnovato e allargato New Museum: tutte le novità dopo 2 anni di chiusura e 10 di progettazione

L’intervento firmato dallo studio OMA, con Shohei Shigematsu e Rem Koolhaas in collaborazione con Cooper Robertson, dialoga e si innesta sull’edificio progettato da SANAA nel 2007, dando vita a un raro caso di coesistenza tra due studi guidati da architetti viventi vincitori del Premio Pritzker

La lunga attesa è finita: il New Museum si prepara a riaprire le porte il 21 marzo 2026, restituendo a New York uno dei suoi osservatori più celebri sull’arte del presente. Dopo due anni di chiusura e quasi un decennio di progettazione, l’istituzione fondata nel 1977 torna sulla Bowery con una sede profondamente trasformata e soprattutto ripensata nel suo ruolo pubblico. L’intervento è firmato dallo studio OMA, con Shohei Shigematsu e Rem Koolhaas in collaborazione con Cooper Robertson, e si innesta sull’edificio progettato da SANAA nel 2007, dando vita a un raro caso di coesistenza tra due studi guidati da architetti viventi vincitori del Premio Pritzker.

A New York riapre il New Museum

L’edificio, all’angolo tra Bowery e Prince Street, infatti, ha sempre avuto una presenza quasi austera nel tessuto urbano di Lower Manhattan. E oggi quella verticalità compatta viene riletta attraverso una nuova organizzazione degli spazi interni: ascensori più efficienti, una grande scalinata centrale che funge da spina dorsale dell’edificio e un atrio pensato come luogo di attraversamento e incontro. Al livello strada, il museo si apre di più alla città, con una piazza d’ingresso, un bookshop ampliato e un nuovo ristorante, accessibili anche senza visitare le mostre. 

Le novità della riapertura del New Museum

Con un investimento complessivo di 82 milioni di dollari, la superficie totale supera ora i 36mila metri quadrati. Una parte significativa è destinata all’esposizione, ma altrettanto rilevanti sono gli spazi dedicati alla produzione e alla ricerca: studi per artisti, aree educative, un forum, una Sky Room panoramica e soprattutto NEW INC, l’incubatore culturale che da anni rappresenta uno degli assi strategici dell’istituzione, tra arte, tecnologia e società. 

La mostra inaugurale al New Museum

Non sorprende quindi che la riapertura sia affidata a una mostra dal respiro dichiaratamente ampio. New Humans: Memories of the Future occuperà l’intero edificio e metterà in relazione oltre 150 artisti e pensatori, costruendo un percorso che attraversa il Novecento e arriva alle urgenze contemporanee. Il filo conduttore è la trasformazione dell’idea di “umano” sotto la pressione delle innovazioni tecnologiche, scientifiche e sociali: un’indagine che accosta figure storiche come Francis Bacon, Hannah Höch o Salvador Dalí a protagonisti della scena attuale quali Pierre Huyghe, Anicka Yi, Wangechi Mutu e altri. Accanto al progetto espositivo, il museo introduce anche una serie di interventi permanenti o di lunga durata: una nuova facciata affidata a Tschabalala Self, una scultura monumentale di Klára Hosnedlová che accompagna la scalinata centrale e un lavoro di Sarah Lucas pensato per la piazza d’ingresso. E in occasione del weekend inaugurale, il 21 e 22 marzo, l’ingresso sarà gratuito, prima dell’adeguamento del biglietto a 25 dollari. Un gesto simbolico, ma coerente con l’idea di apertura che attraversa l’intero progetto. 

Il ristorante del New Museum

Il nuovo ristorante del New Museum, in apertura il prossimo autunno, sarà gestito in partnership con Oberon Group, realtà attiva tra New York, Hudson Valley e Catskill Mountains con un approccio alla ristorazione attento alla sostenibilità ambientale ed economica e al coinvolgimento delle comunità locali. Situato al piano terra con ingresso indipendente da Freeman Alley, lo spazio potrà accogliere circa 100 coperti e funzionerà sia come caffetteria sia come ristorante, anche oltre gli orari di apertura del museo. Il progetto gastronomico sarà guidato dalla cuoca e food writer Julia Sherman, nota per il progetto editoriale Salad for President, e si concentrerà su ingredienti locali provenienti soprattutto dalla Hudson Valley e su pratiche volte a ridurre al minimo gli sprechi. L’ambiente, sempre progettato da OMA sotto la direzione di Shohei Shigematsu, utilizzerà materiali sostenibili come il sughero e integrerà numerose piante, con un’installazione site-specific di Ian Cheng nell’area bar e arredi disegnati da Minjae Kim.

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