A Malta si inaugura la seconda edizione della Biennale d’arte contemporanea

I temi, gli artisti, i padiglioni, le sedi: vi raccontiamo quello che c’è da sapere sulla Biennale di Malta 2026 che, tra cura dell’ecosistema e nuove prospettive sul femminismo, si rivela convincente

Oltre 130 artisti da 35 Paesi per Clean | Clear | Cut, la seconda edizione della Biennale di Malta, incentrata sulla mostra internazionale, oltre a 8 Padiglioni nazionali (Malta, Polonia, Francia, Spagna, Finlandia, Armenia, Serbia, Cina) e 19 Padiglioni tematici. Organizzata da Heritage Malta in collaborazione, fra i vari enti, con il Ministero della Cultura e Visit Malta, la Biennale è visitabile fino al 29 maggio 2026.

Malta Maritime Museum. Courtesy Malta Biennale 2026 - Heritage Malta
Malta Maritime Museum. Courtesy Malta Biennale 2026 – Heritage Malta

Il tema della Biennale di Malta 2026

Pulire, chiarire, tagliare: nella traduzione italiana, questo il tema scelto per l’edizione 2026 della Biennale maltese, tre azioni che richiamano le urgenze di combattere l’inquinamento e la distruzione dell’ecosistema, di fare chiarezza sulla situazione politica e la direzione da prendere, di rompere gli schemi e adottare nuovi punti di vista. Una Biennale che, senza evocarle direttamente, guarda alle problematiche geopolitiche e sociali che affliggono la nostra epoca, e invoca un’urgente trasformazione; il divario tra gli ideali politici ed estetici proclamati e la costruzione di false realtà definisce le condizioni per una nuova forma di schiavitù globale, in cui la distribuzione della ricchezza, lo sfruttamento delle risorse naturali e il potere di decidere il destino di milioni di persone rimangono concentrati nelle mani di pochi. L’arte, inoltre, almeno in “occidente”, è spesso caratterizzata da un manierismo ripetitivo che cancella il senso critico, mentre l’arte del “sud del mondo” spesso incontra ostacoli sulla strada della visibilità. L’analisi degli effetti dell’economia globale, dei flussi di capitale, delle migrazioni umane e delle tecnologie di trasmissione dei dati rivela uno scenario planetario preoccupante che impone un ripensamento dei nostri modelli di consumo culturale. Inserita fra le testimonianze più importanti dell’arcipelago maltese (il Museo Archeologico di Ġgantija, i forti militari, il palazzo dell’Inquisizione, quello del Gran Maestro dei Cavalieri di San Giovanni, il MUŻA, eccetera), la Biennale nel suo complesso funziona perché riavvicina la contemporaneità alle sue radici antiche, ricostruisce quella prospettiva storica che può appunto essere materia di ragionamento per riequilibrare il presente e costruire un futuro migliore. E la valenza della Biennale non sta tanto nella presenza di Maurizio Cattelan, quanto in quella di giovani artisti dall’Africa e dal Medio Oriente in particolare (ma c’è anche qualche interessante nome europeo) che portano avanti una ricerca critica sulla società contemporanea.

La cura dell’ecosistema nella Biennale di Malta

Diffusa fra l’isola di Malta e quella di Gozo, distribuita su 11 sedi fra Valletta, Birgu, Victoria e Xagħra, la Biennale dialoga strettamente con il paesaggio e il patrimonio culturale locale, ripercorrendo la china dei millenni e riallacciandosi alla peculiarità dell’arcipelago maltese. Fil rouge di questa narrazione è l’opera Nine nights of Malta: the journey of a tomato sepal to become a Star, di Concetta Modica che in 9 delle 11 sedi (con l’eccezione di Forte Sant’Elmo e dell’Armeria, dedicate ai padiglioni) inserisce un picciolo di pomodoro, fuso nell’ottone e posto su una superficie di terracotta azzurra, per trasformarlo in una stella marina adagiata sul fondale o una stella che brilla nel cielo: un richiamo a Malta, emersa dal fondale in tempi preistorici, oggi una sorta di stella al centro del Mediterraneo, ma anche un riflessione generale sul percorso etico e temporale degli esseri umani, delle civiltà, degli oggetti, delle opere d’arte; i 9 interventi sono infatti diffusi dal Museo Archeologico fino al Museo di Belle Arti (MUŻA). L’artista italiana ha ricevuto, ex aequo con la maltese Therese Debono, il premio per la migliore opera. Un’altra interessante riflessione sugli effetti della tecnologia, della globalizzazione e dell’industrializzazione viene dal Padiglione Malta, dove Victor Agius, Vince Briffa, Roderick Camilleri, Ġulja Holland e Pierre Portelli, attraverso dipinti e installazioni raccontano un Antropocene ossessionato dal tempo che scorre, dove la caduta e la reazione si susseguono incessanti, spinti dal peso della responsabilità, dalla consapevolezza della precarietà, dalla sete di denaro e potere, dalla solidarietà; tutto e il contrario di tutto, un caos vorticoso che lascia immaginare una sorta di “instabile paradiso terreno”, sospeso fra materialismo e spiritualità. Non mancano le riflessioni sull’impatto e i problemi causati da cambiamento climatico, ad esempio Pamela Diamante con Aestethics o the Apocalypse (2017-24) ha realizzato per il Forte Sant’Angelo un collage fotografico che accosta immagini di catastrofi naturali a quelle di opere d’arte simili nell’estetica, per ricordare come da soggetto artistico casuale, la catastrofe naturale è sempre più una costante dell’esistenza contemporanea, con la sua scia di lutti e distruzioni. Sulla medesima scia, Shinji Turner-Yamamoto espone la Museo Marittimo Global Tree Project; AXIS MUNDI (2026), un’installazione con due olivi sospesi a mezz’aria, uno dei quali capovolto e le cui radici si intrecciano all’altro; un’opera speculare, esteticamente suggestiva, che evoca il disallineamento dell’ecosistema e il fragilissimo equilibrio tra il ritmo di sfruttamento delle risorse e il tempo necessario alla loro rigenerazione.

Il femminismo alla Biennale di Malta

All’interno di una narrazione che spinge per il riequilibrio e il cambiamento, la Biennale intercetta anche le questioni dei diritti delle donne, che ancora trovano purtroppo molti ostacoli al pieno riconoscimento. L’iconico collettivo Guerrilla Girls (nato da una manifestazione del 1985 di un gruppo di artiste che protestavano contro la mostra intitolata An International Survey of Painting and Sculpture al Museum of Modern Art di New York) è presente al MUŻA con Last, Cry, Fight (2026), opera che richiama il titolo di una loro retrospettiva a Los Angeles nel 2024, e che in un monumentale collage di 26 poster rievoca 40 anni di battaglie civili. Il progetto del collettivo olandese Women on waves (che offre servizi di interruzione di gravidanza e consulenza da imbarcazioni ancorate in acque internazionali vicino a Paesi in cui l’aborto è illegale), con il suo progetto installativo Do you need a safe abortion (al Museo Marittimo) è stato al centro di un caso di presunta censura, quando è stato richiesto di togliere la parola “pill” (pillola) dai due striscioni che compongono l’opera; dopo una breve querelle a mezzo stampa, l’opera è tornata nella sua interezza come da foto ufficiali fornite dalla Biennale. Da sapere che Malta ha una delle leggi sull’aborto più restrittive dell’Unione Europea, e che soltanto dal 2023 l’interruzione di gravidanza è permessa se la vita della madre è in pericolo. Oggettivamente, però, è comunque un segnale positivo che a Malta si accetti il dibattito sull’aborto, anche attraverso l’arte, pur in un contesto locale ancora conservatore.

Una Biennale convincente

Anche Malta dimostra che le Biennali “minori” sono in realtà molto più interessanti di quelle “maggiori”, il cui nome è ormai ridotto a mero marchio commerciale che aumenta, in caso di partecipazione, la quotazione dell’artista sul mercato; ma il valore commerciale non è necessariamente pari al valore artistico. È purtroppo raro trovare, nei contesti espositivi più importanti, artisti ancora interessati alla sperimentazione, all’originalità, e soprattutto con il coraggio di affrontare tematiche scomode al di fuori della solita retorica che ammorba il dibattito, quando non lo riduce a una larva. Pur avendo, anche la Biennale di Malta, i suoi “alti e bassi” nella qualità dei tanti artisti selezionati, ha comunque il pregio di proporre un tema che lascia ampio spazio alla riflessione, e nei suoi momenti migliori (che sono oggettivamente molti) offre ai visitatori convincenti occasioni di esplorazione di nuovi punti di vista, e grazie al serrato dialogo con il patrimonio storico maltese  dimostra come l’arte contemporanea possa accrescere la consapevolezza critica sul passato e sul presente, fornendo uno strumento per meglio interpretare il futuro.

Niccolò Lucarelli

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Niccolò Lucarelli

Niccolò Lucarelli

Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.

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