C’è un caso sull’opera d’arte contemporanea in mosaico creata per Ravenna: la città vuole che resti, la Soprintendenza dice no
L’installazione site-specific ideata da Nicola Montalbini era nata come opera temporanea per la nona Biennale di Mosaico. Ma la comunità si è riconosciuta in un lavoro di arte pubblica capace di sollecitare l’identità collettiva. E ora è polemica sulla decisione di smantellare il “Pavimento”
Un’opera site-specific per confermare come la relazione tra l’arte del mosaico e lo spazio pubblico non sia un tema da confinare al passato. A Ravenna si è appena conclusa la nona Biennale di Mosaico Contemporaneo: tre mesi di mostre, laboratori e arte pubblica per mettere in luce le potenzialità di un linguaggio artistico millenario, ma ancora attuale, nella città che conserva alcune delle più significative testimonianze musive dell’antichità e, dal 1924, è anche sede di un’importante Scuola del Mosaico nata in seno all’Accademia di Belle Arti.
Ravenna, il mosaico e la Biennale
E infatti l’intera città, in occasione di un’edizione della Biennale significativamente incentrata sul tema del Luogo condiviso, è stata coinvolta nelle iniziative di un programma ricco di momenti di confronto e apertura alla partecipazione di una collettività quanto più eterogenea possibile, mettendo insieme musei, gallerie, associazioni culturali, per valorizzare il mosaico nei molteplici ambiti in cui si esprime e che Ravenna ben rappresenta: ricerca artistica, alto artigianato, arti applicate, formazione, restauro, attività economiche e imprenditoriali.

Il “Pavimento” di Nicola Montalbini per Porta Adriana
Un approccio ben interpretato dall’installazione immaginata e realizzata da Nicola Montalbini in collaborazione con il Gruppo Mosaicisti di Ravenna di Marco Santi, gli studenti e le studentesse dell’Accademia Statale di Belle Arti di Ravenna. Per il suo pavimento fantastico installato sotto l’arco di Porta Adriana e pensato come un viaggio attraverso il tempo e le memorie della città, l’artista ravennate, classe 1986, ha disegnato un bestiario che attinge all’immaginario medievale ma si proietta nel presente. In cui mostri e creature di fantasia – dalla sirena aggredita dai piranha al gatto con il cono gelato “che è in realtà un ritratto omaggio a mio nonno, che faceva il gelataio”, ci svela Montalbini – si mescolano a citazioni colte e pop, tenute insieme dalle tessere del mosaico. Si è lavorato, quindi, sulla possibilità di trasformare un luogo di passaggio in una soglia narrativa da vivere nella quotidianità cittadina. E l’opera è stata accolta con entusiasmo dalla città, tanto da spingere il Comune a ipotizzare di non smantellarla (come inizialmente previsto, al termine della Biennale).
Lo scontro tra città e Soprintendenza di Ravenna: il “Pavimento” deve essere smantellato
Lo scorso dicembre, dunque, l’amministrazione cittadina presentava un primo progetto che proponeva di mantenere stabilmente il Pavimento a Porta Adriana, garantendo comunque la reversibilità. Vista la mancata risposta da parte della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Ravenna, il cui parere è vincolante in materia, il Comune è tornato più di recente alla carica, proponendo almeno di prorogare la permanenza dell’opera di Montalbini fino alla metà di giugno 2026, coprendo un periodo di alta stagione turistica (i ponti primaverili) per la città. Ottenendo, stavolta, parere contrario per “incompatibilità con il contesto storico”. Di più, la Soprintendenza ha stabilito che il pavimento musivo dovrà essere smantellato entro il 25 gennaio (a fronte della conclusione della Biennale, lo scorso 18 gennaio). Dunque il Comune, come preannuncia l’assessore alla Cultura e al Mosaico (assessorato peculiare di Ravenna, a conferma di quanto per la città il mosaico sia elemento identitario) Fabio Sbaraglia, dovrà adoperarsi per riproporre altrove l’installazione che ha riscosso tanto successo di critica e pubblico, possibilmente “in un altro luogo del centro storico, che vogliamo individuare insieme all’artista e naturalmente alla Soprintendenza”, per mantenere il mosaico fruibile nello spazio pubblico e non snaturarlo esponendolo all’interno di un museo.
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Nicola Montalbini e il “Pavimento” per Ravenna. La genesi del progetto
“Il progetto è partito da me, non si tratta di un’opera commissionata” racconta Montalbini “Ho riunito la squadra e fin da subito mi sono coordinato con l’Assessorato per intercettare i bandi di partecipazione al circuito off della Biennale. L’installazione l’abbiamo realizzata nell’estate 2025, dopo due anni di progettazione, proprio con l’idea che si relazionasse con Porta Adriana, che dai cittadini viene percepita come accesso alla città. Il mosaico si sviluppa per 50 metri, sembra che parli una lingua antica ma in realtà parla la lingua di oggi: da subito la ricezione è stata molto positiva, io mi sono attivato per fare visite guidate, sempre strapiene, e quando le persone si sono rese conto che l’opera aveva una data di scadenza è iniziato il tam tam. In un certo senso, l’opera ha iniziato a vivere nel momento in cui se ne è dichiarata la sparizione”. Un moto di partecipazione popolare non così frequente nel confronto con un intervento di arte pubblica contemporanea, che certamente invita alla riflessione: “Mi auguro che questo evento possa essere un caso esemplare delle potenzialità e dei limiti del rapporto tra opera d’arte, istituzioni e persone”.

Una riflessione sul rapporto della comunità con l’arte pubblica
Sulla decisione della Soprintendenza, l’artista ravennate non emette sentenze: “A Ravenna ci interfacciamo con la più antica Soprintendenza d’Italia. L’opera è nata per essere temporanea, tra l’altro solo poggiata e non incassata nella pavimentazione, come un tappeto musivo, proprio per rispettare i vincoli del contesto urbanistico. Anche tecnicamente, quindi, un’esposizione a lungo termine del Pavimento, così com’è ora, sarebbe impensabile. E la Soprintendenza ha bocciato dall’inizio l’ipotesi di incassare il mosaico sotto Porta Adriana, nonostante gli ultimi lavori di ripavimentazione risalgano a pochi anni fa”.
Nessuno, però, si aspettava un coinvolgimento tale della comunità cittadina, più che disposta ad attivarsi per non rinunciare al Pavimento, sostenuta dal Comune: “Nelle ultime ore persino una parlamentare (Ouidad Bakkali, quota PD) ha presentato un’interrogazione parlamentare sulla vicenda al Ministro Giuli. Dal canto mio, con l’assessore Sbaraglia mi sto muovendo per trovare un’altra collocazione che garantisca fruizione pubblica del mosaico. Io stesso sono parte della comunità ravennate, questo movimento collettivo è commovente e straniante al tempo stesso”.
Che fine farà il “Pavimento”?
Ma dove potrebbe essere ricollocata l’opera? “Le misure del pavimento sono state pensate per la Porta, sarà difficile trovare un altro spazio, ma sono aperto alle proposte che mi verranno fatte, purché si resti in città. Non dev’essere un piano B, ma una nuova vita per il Pavimento. Di certo il rapporto che ha Ravenna con il mosaico è totalizzante, non è percepito come una decorazione, per noi si tratta di un linguaggio familiare. Ma credo che l’impatto di questa installazione sia stato amplificato dal fatto di essere un mosaico calpestabile, come non ce ne sono altri in città, dove i grandi mosaici conservati sono tutti parietali. Il mio Pavimento è nato in seno alla città, e la città se ne è appropriata, quasi fosse il genius loci a parlare. Ci muoveremo con l’amministrazione perché continui a dialogare con la comunità”.
Livia Montagnoli
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