La dimensione domestica diventa indagine sull’interiorità in una mostra di pittura a Roma
Alla Galleria Richter Fine Art il pittore Giulio Catelli, attraverso le sue opere, più che rappresentare la realtà vuole suscitare una riflessione sulla dimensione fragile e silenziosa in cui si trova l’umanità
Osman e Momir, due sguardi che fendono la tela come in un’inquadratura, attraversando il racconto in modo discreto e neutrale; Ombrelli in cui un paio di essi, che sembrano usciti da un romanzo inglese di fine Ottocento, poggiano sul muro di un uscio, in attesa dei loro proprietari. E poi ancora un mazzo di fiori in Gerbere sul vassoio, scene di vita con La gattina, Le giostre e il temporale lontano, e una serie di dipinti ancora più intimi e prospettici come Le automobili dallo studio, Dalla finestra dello studio e Alla finestra dello studio.
La dimensione privata nella mostra di Giulio Catelli alla Galleria Richter di Roma
Le opere di Giulio Catelli (Roma, 1982) per la mostra Nell’uscire alla Galleria Richter Fine Art di Roma, fanno emerge la dimensione del privato, spazio fondamentale dell’esperienza umana, e la casa come luogo di osservazione; terreni simbolici in cui le regole si sottraggono allo sguardo altrui entro un più ampio senso di protezione ed equilibrio. Centrale nella ricerca artistica di Catelli è proprio l’interazione con l’altro e con gli oggetti di uso comune che riempiono lo spazio circostante. Il rapporto con qualcuno o qualcosa a cui non prestiamo particolare attenzione si trasforma, dunque, in linguaggio pittorico misurato e consapevole. Nasce quindi l’esigenza di un confronto con la realtà per cui la visione di oggetti quotidiani, spazi domestici, scorci che s’intravedono al di fuori della piccola finestra dipinta, divengono occasioni concrete per interrogarci sul rapporto tra noi e il mondo.
La tensione emotiva nei dipinti di Giulio Catelli a Roma
Non vi è, perciò, nulla di casuale, e, proprio come accade nella costruzione di una narrazione fotografica, ogni elemento è scelto per la sua capacità di generare tensione emotiva, fino ad assumere rilevanza centrale. Allo stesso modo la temporalità non è il fulcro del racconto, ma lo diviene in virtù della condizione in cui sono ritratti i soggetti e dello stato d’animo loro conferito dalla posizione che occupano nell’opera, sia in termini compositivi sia in termini di funzione.
Il tempo, in sintesi, non si dispiega come successione di eventi, ma è trattenuto, dilatato, e viene ad esistenza al momento dell’osservazione. È così che lo sguardo del soggetto ritratto non è colto in un momento decisivo, ma in una fase intermedia, in cui si ricongiungono gli eventi appena accaduti e quelli che stanno per accadere, fuori e dentro il campo visivo. Ecco, quindi che lo spettatore è chiamato a completare le assenze attraverso le presenze, ciò che è visibile e ciò che, al contrario, viene parzialmente evocato.
Catelli utilizza colori tenui, smorzati. Gli ambienti esterni e interni sembrano luoghi in cui rifugiarsi, prolungamenti di un equilibrio già risolto tra interpretazione della realtà filtrata dalla propria esperienza umana e ciò che ne viene restituito.
La finestra sul mondo Catelli la dipinge mostrandocela come una possibilità alternativa alla fruizione sbrigativa e generica dell’opera d’arte.
Giulio Catelli e l’invito a uno sguardo lento e consapevole
Nel complesso, la mostra definisce non solo un percorso coerente in cui convergono le influenze di autori e opere letterarie e cinematografiche che hanno ispirato l’artista, ma si presenta come un’esperienza che punta a sollecitare uno sguardo lento e consapevole, invitando lo spettatore a sostare davanti alle opere e a interrogare il proprio sguardo.
Attraverso una pittura attenta e calibrata, Giulio Catelli attribuisce valore all’esperienza ordinaria, restituendo centralità a gesti, oggetti e situazioni che appartengono alla quotidianità. Il suo lavoro non cerca di guidare o imporre una lettura univoca, ma lascia emergere domande aperte, creando uno spazio di confronto intimo tra l’opera e chi la osserva. È proprio questa apertura a rendere possibile un dialogo autentico, fondato sulla partecipazione attiva dello spettatore.
La ricerca sulla condizione umana di Giulio Catelli alla galleria Richter
Nel complesso, la ricerca di Catelli si configura più come un’indagine sulla condizione dell’essere che come una semplice rappresentazione del reale. L’assenza di una narrazione esplicita o di una scansione temporale definita sposta l’attenzione verso una dimensione più fragile e silenziosa, fatta di attese, sospensioni ed equilibri instabili. In questo contesto, l’immagine non racconta un evento, ma diventa luogo di riflessione, in cui ciò che conta non è ciò che accade, bensì ciò che permane. È in questa zona liminare, discreta ma densa di significato, che la pittura trova, infine, la propria forza espressiva.
Beatrice Andreani
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