Alle Gallerie dell’Accademia di Venezia arriva la grande mostra di Marina Abramović
La colossale esposizione interattiva, che sarà presentata durante la 61a Biennale Arte negli spazi permanenti e temporanei delle Gallerie, è la prima mai dedicata da questo spazio a un'artista vivente. Che anticipa: "Sarà rivoluzionaria"
L’arrivo di Marina Abramović (Belgrado, 1946) alle Gallerie dell’Accademia di Venezia è un grande evento per tante ragioni. La mostra, che sarà la prima mai dedicata in questo spazio a un’artista vivente, celebrerà l’80° compleanno di Abramović proprio in concomitanza con la 61a Biennale Arte di Venezia. “Sarà una mostra rivoluzionaria: i visitatori parteciperanno alle opere in un modo mai visto prima“, ha anticipato l’artista, la prima donna a ricevere il Leone d’Oro dalla Biennale di Venezia nel 1997. “L’esperienza trasformativa della mostra cambierà proprio il modo di visitare i musei così come l’abbiamo visto nel Novecento. I visitatori non verranno solo una volta ma continueranno a tornare portando chi conoscono, rinnovando anche il loro senso di comunità“.
A Venezia arriva la grande mostra di Marina Abramović
In apertura il 6 maggio (e fino al 19 ottobre 2026) la mostra Transforming Energy andrà a instaurare un dialogo tra la performance art della pionieristica artista serba e i capolavori rinascimentali veneziani. Questo confronto sarà facilitato da un’altra novità nella storia dell’istituzione: l’esposizione occuperà sia le gallerie della collezione permanente sia gli spazi espositivi temporanei. Uno dei punti più alti di questo dialogo, anticipa l’artista, sarà l’accostamento – tra dolore ed elevazione spirituale – dell’opera Pietà (con Ulay) del 1983 alla Pietà di Tiziano, capolavoro incompiuto (completato da Palma il Giovane) che quest’anno compie 450 anni. Anche l’uso di materiali naturali e minerali all’interno delle opere punta a rievocare la storia del mosaico veneziano e il passato commerciale della città.

L’esperienza di Marina Abramović in Cina
“Questo è un momento di trasformazione, non solo per le Gallerie dell’Accademia, ma per il ruolo che i musei potranno giocare in futuro“, ha detto il curatore ShaiBaitel, direttore artistico del Modern Art Museum di Shanghai (con cui è organizzata la mostra). Tra il 2024 e il 2025 il MAM ha ospitato un’esposizione omonima e prodromica a quella veneziana: “La Cina mi ha davvero sorpreso. Quando ci andai con Ulay per la performance sulla Grande Muraglia non c’erano le automobili, ora vivono nel futuro“, ha detto l’artista. “Ho avuto l’impressione che i visitatori capissero davvero le opere, e ho sentito una grande connessione con le giovani generazioni”.

Le opere di Marina Abramović in mostra alle Gallerie dell’Accademia
Nel percorso, i visitatori troveranno opere storiche come Imponderabilia (1977), Rhythm 0 (1974), Light/Dark (1977), Balkan Baroque (1997) e Carrying the Skeleton (2008) e proiezioni delle prime performance affiancate da nuove opere create per l’occasione (anche con materiali di recupero di epoca sovietica e inediti fotografici del Muro di Berlino). La mostra, che dopo Venezia sarà ospitata alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, si prospetta come anticipato fortemente interattiva: i visitatori saranno invitati a sperimentare oggetti come letti e strutture in pietra tempestate di cristalli sdraiandosi o salendoci sopra, attuando una “trasmissione di energia” che secondo Abramović è la chiave per attivare un processo trasformativo personale e collettivo. “Questa interattività è il futuro delle mostre, anche perché la capacità di attenzione si è ridotta molto”, ha ricordato Baitel. “In questo percorso convivono la metodologia, la filosofia, la presenza di Marina e i visitatori possono trarne grande beneficio, devono solo connettersi”.
La grande mostra di Marina Abramović e Venezia
Dopo Mario Merz, Philip Guston, Georg Baselitz, Anish Kapoor e Willem De Kooning sarà quindi la volta di un’artista donna di occupare questi spazi. Un momento epocale per l’Accademia e commovente per Abramović, che ha ricordato la sua prima visita alla Biennale a 14 anni insieme alla madre Danica, allora direttrice del Museo della Rivoluzione di Belgrado: “Quando vidi Venezia per la prima volta piansi. Era straordinariamente bella e sofisticata. Da allora sono tornata ogni anno, e poi è arrivato il Leone. Ora diventerò la prima artista donna a presentare una mostra all’Accademia“.
La speranza dell’artista è che i numerosi visitatori attesi durante la Biennale non attraversino semplicemente la mostra, ma “entrino senza pregiudizi e senza telefono, e che vi restino a lungo sperimentandone i benefici: se mi date il vostro tempo, io vi darò l’esperienza“.
Giulia Giaume
Scopri di più
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati