Arte in carcere e case trappola. Lofoten International Art Festival sbarca a Venezia

Il progetto Something Out of It, che fa da preview della biennale nordica, coinvolge la Casa di Reclusione Femminile della Giudecca e Casa Venezia in due mostre che sperimentano il ribaltamento delle gerarchie e dei pregiudizi ridiscutendo il senso delle convenzioni sociali

Desperate Times, 2022, video color, sound, loop, view of the exhibition at Casa Venezia, courtesy the artist, LIAF, Case Chiuse by Paola Clerico and Monitor Ph Claudia Rossini
Desperate Times, 2022, video color, sound, loop, view of the exhibition at Casa Venezia, courtesy the artist, LIAF, Case Chiuse by Paola Clerico and Monitor Ph Claudia Rossini

Dai fiordi alla laguna: in concomitanza con la 59. Biennale d’Arte, il Lofoten International Art Festival ha lanciato a Venezia un progetto espositivo in due parti, Something Out of It. Due mostre lanciano i temi della 17esima edizione del festival, che dal 1999 si svolge in diverse location del Circolo Polare Artico, proponendo un nuovo modello di inclusione e sostenibilità nei sistemi di produzione delle biennali. Curata dal duo italiano Francesco Urbano Ragazzi, il progetto – sostenuto da Italian Council – si snoda tra il parlatorio della Casa di Reclusione Femminile della Giudecca e un palazzo privato, Casa Venezia, mettendo in discussione i luoghi e le convenzioni sociali, e ciò che ci aspettiamo da loro.

PAULINE CURNIER JARDIN ALLA CASA DI RECLUSIONE FEMMINILE DELLA GIUDECCA PER LIAF

Nella Casa di Reclusione Femminile della Giudecca, l’attivissimo carcere femminile nell’ex monastero delle Convertite dove oggi vivono circa 60 detenute, trova posto l’installazione permanente di Pauline Curnier Jardin (Marsiglia, 1980), già vincitrice del Preis der Nationalgalerie. L’opera trasforma il parlatorio – la stanza che collega il carcere al mondo esterno – in uno spazio rituale e di incontro grazie un grande wall painting dalle tonalità cerulee, con elementi naturali e corporei, bordato da una fascia rossa raso terra, a cui è accostata un’installazione film dell’artista, Adoration, scritto collettivamente con alcune delle donne che vivono nel carcere. Tutto il progetto è collaborativo: le detenute hanno partecipato con workshop e incontri all’opera, di cui sono anche committenti e prime beneficiarie, contribuendo a rendere nota una storia del monastero tra il XVI e il XIX secolo, che vedeva il parlatorio venire usato come palcoscenico. Qui le suore si esibivano (occasionalmente) in spettacoli teatrali “carnevaleschi” per le loro famiglie e le autorità veneziane, usando abiti laici: un ribaltamento che l’installazione va a ricreare, sospendendo le convenzioni esterne e riprendendo con la bordatura l’elemento teatrale.

Adoration, film installation, exhibition view. Courtesy the Artist, LIAF, Centraal Museum Utrecht, Ellen de Bruijne Projects, ChertLüdde Photo Tania Innocenti, 2022
Adoration, film installation, exhibition view. Courtesy the Artist, LIAF, Centraal Museum Utrecht, Ellen de Bruijne Projects, ChertLüdde Photo Tania Innocenti, 2022

TOMASO DE LUCA A CASA VENEZIA PER LIAF

Il programma di preview di LIAF 2022 prosegue nel sestiere di Castello, irrompendo nel cortile della Casa Venezia. Un annesso alla residenza dei collezionisti-architetti Massimo Adario e Dimitri Borri ospita una nuova installazione di Tomaso De Luca (Verona, 1988), Desperate Times, prodotta in collaborazione con Case Chiuse, composta da sculture, fotografie e un video. L’opera dell’artista, vincitore del MAXXI Bvlgari Prize nel 2020, mette volontariamente a disagio: attaccando il mito del comfort, trasforma l’ambiente di una casa finemente disegnata dagli architetti all’insegna di forme sinuose in maiolica in un luogo insidioso, mobili e oggetti di uso quotidiano sono trasformati in trappole “letali” tra l’inquietante e l’ironico. Il progetto dell’artista, che torna qui a indagare la crisi dell’età contemporanea, si ispira a un fatto di cronaca realmente accaduto nel 2019, quando un immobiliarista di Philadelphia sfuggì a una letale ghigliottina nascosta in una delle sue proprietà dagli inquilini del palazzo. De Luca rilegge l’atto come una conseguenza della disperazione portata dalla gentrification e da dinamiche economiche brutali, con un occhio critico e mai giudicante.

 – Giulia Giaume

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Giulia Giaume
Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo Walter Tobagi. Collabora con diverse riviste su temi culturali, diritti civili e tutto ciò che è manifestazione della cultura umana, semplicemente perché non può farne a meno.