Il curatore e gli artisti si ritirano: chiuso il Padiglione Russia alla Biennale

Il curatore Raimundas Malašauskas ha detto di non poter continuare per ragioni politiche e umane, ma anche perché da lituano “l’idea essere assoggettati alla Russia o a un altro impero è semplicemente intollerabile”.

Padiglione Russia. Photo Marco Cappelletti
Padiglione Russia. Photo Marco Cappelletti

Non posso andare avanti a lavorare al nostro progetto in seguito all’invasione militare e ai bombardamenti dell’Ucraina da parte della Russia. Questa guerra è politicamente e umanamente intollerabile“: così Raimundas Malašauskas ha deciso di dimettersi da curatore del Padiglione Russia della imminente 59esima Biennale d’Arte di Venezia. La motivazione è, come si legge nella sua dichiarazione, politica e umana (anche a fronte della decisione del Padiglione Ucraina di bloccare i lavori), ma allo stesso tempo strettamente personale: “Sono nato e mi sono formato in Lituania, quando ancora era parte dell’Unione Sovietica. Ho vissuto la dissoluzione dell’URSS nel 1989, e da allora ho visto e goduto di quanto la mia nazione si stesse sviluppando. L’idea di tornare indietro o andare verso l’assoggettamento alla Russia o a un altro impero è semplicemente intollerabile […] Condanno espressamente l’assalto e l’assoggettamento messo ora in atto dalla Russia“.

Insieme al loro curatore, anche gli artisti Alexandra Sukhareva e Kirill Savchenkov si sono ritirati, e come conseguenza tutto il Padiglione Russo resterà chiuso: “Abbiamo lavorato insieme a loro dal primo giorno su questo progetto, e abbiamo aspettato che prendessero una decisione in autonomia” hanno comunicato sui social.

IL SALUTO DEL CURATORE RAIMUNDAS MALAŠAUSKAS, IL RITIRO DEGLI ARTISTI E LA CHIUSURA DEL PADIGLIONE

La mia ammirazione e gratitudine restano con gli artisti russi Alexandra Sukhareva e Kirill Savchenkov, con cui ho lavorato per il progetto della Biennale“, si legge nella lettera dell’ormai ex-curatore, che puntualizza come loro e molti altri artisti russi amino la libertà di pensiero “nonostante vivano in un contesto sempre più repressivo“. Malašauskas chiede poi di non ostracizzare i cittadini russi, né di maltrattarli unicamente per via delle politiche aggressive del loro Paese: “Voglio evitare polarizzazioni e promuovere forme di solidarietà a più livelli, così che vi siano piattaforme internazionali dove l’arte e gli artisti russi possano esprimere la libertà che a casa gli è negata. Non è facile vivere con dei guerrafondai”, conclude Malašauskas, “men che meno per coloro che cercano modi per esprimersi al di fuori delle strutture normative”.

LA BIENNALE DI VENEZIA SUL RITIRO DEL TEAM DEL PADIGLIONE RUSSIA

Non è mancata la risposta della Biennale di Venezia alla decisione presa dal curatore e dagli artisti del Padiglione Russia di ritirarsi dalla manifestazione. “La Biennale di Venezia ha appreso la decisione del curatore e degli artisti del Padiglione della Federazione Russa i quali, rassegnando le dimissioni, annullano di fatto la partecipazione alla 59. Esposizione Internazionale d’Arte”, si legge su una nota stampa ufficiale. “La Biennale esprime piena solidarietà per questo atto coraggioso e nobile e condivide le motivazioni che hanno portato a questa scelta, che drammaticamente raffigura la tragedia in cui si trova l’intera popolazione dell’Ucraina. La Biennale resta il luogo di incontro fra i popoli attraverso le arti e la cultura e condanna chi impedisce con la violenza il dialogo nel segno della pace”.

– Giulia Giaume

Articolo aggiornato con le successive dichiarazioni.

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Giulia Giaume
Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo Walter Tobagi. Collabora con diverse riviste su temi culturali, diritti civili e tutto ciò che è manifestazione della cultura umana, semplicemente perché non può farne a meno.