Corpi al quadrato e sensualità. Nelle sculture di Takeshi Haguri

La fisicità dirompente è protagonista delle sculture di Takeshi Haguri, che amplifica la percezione sensoriale connessa al corpo, innescando dinamiche di attrazione

Le vie dell’amore sono infinite. Se chiunque è soggetto di desiderio, chiunque può essere oggetto di desiderio. Certo, le qualità spirituali, o perlomeno di comportamento, saranno quelle decisive nella scelta dell’obiettivo erotico; eppure la prima spinta, che a volte è quella cruciale, è motivata dalle caratteristiche fisiche di chi attira l’attenzione, e non è detto che queste rispondano sempre al comune sentimento del “bello”. Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace, si ripete giudiziosamente generazione dopo generazione. Ecco allora che, senza dover per forza parlare di feticismi, magari in termini deprezzanti, pure certe “esagerazioni” (nel semplice senso di uscite da una media preventivamente circoscritta) possono rivelarsi potenti attrattori. C’è chi capitola dinanzi alle esondanti pelosità e chi davanti al glabro assoluto, per esempio; oppure chi stravede per la filiforme magrezza e chi viceversa per la sovrabbondanza delle carni.

Takeshi Haguri, Oni demon mask. Karasu Tengu crow billed goblin mask, 2015 © Takeshi Haguri
Takeshi Haguri, Oni demon mask. Karasu Tengu crow billed goblin mask, 2015 © Takeshi Haguri

LA PROROMPENTE FISICITÀ SCOLPITA DA HAGURI

Avete presente i corpaccioni dei lottatori di sumo? Voilà, quella fisicità eccessiva può anche far sognare. Lo scultore nipponico Takeshi Haguri (Nagoya, 1957) ne ha fatto il soggetto quasi univoco del proprio percorso espressivo, divenendo nel Paese del Sol Levante un artista di culto. Se per le sue opere destinate a spazi aperti preferisce lavorare l’alluminio, in genere però ama dedicarsi a modellare manualmente tronchi d’albero di canfora (il cui legno è ricercato per le delicate striature alternate rossastre e giallastre, oltre che per le virtù del suo aroma repellente per gli insetti). Dalle sue mani escono così monumentali figure – alte a volte anche due metri e mezzo – di solidissimi marcantoni la cui pelle è quasi interamente istoriata con intricati tatuaggi e appena coperta da perizomi quanto mai esigui soprattutto tra le natiche.

Takeshi Haguri, Otokogi Un, 2019 © Takeshi Haguri
Takeshi Haguri, Otokogi Un, 2019 © Takeshi Haguri

CORPO E TATUAGGI SECONDO HAGURI

La tradizione del tatuaggio irezumi, ricca di temi e significati specifici, vuole coprire il corpo quasi nella sua interezza con soggetti che si armonizzino in un complesso unico, quasi fosse un affresco. Si tratta di una tecnica particolarmente dolorosa (si dice che in passato i tatuatori mescolassero ai colori della cocaina, come anestetizzante) e pertanto particolarmente adatta a ricoprire corpi di “guerrieri” che il dolore devono dimostrare di non temere. Altre curiosità dell’irezumi: in tempi relativamente recenti vollero farvi ricorso anche regnanti occidentali come lo zar Nicola II e il re d’Inghilterra Giorgio V, mentre oggi in Giappone è rimasto appannaggio quasi esclusivo degli appartenenti alla cosiddetta “mafia gialla”.
Come è e come non è, se il corpo illustrato può rappresentare uno sfrontato motivo di attrazione, altrettanto si può dire del corpo potenziato, come nel caso di questi lottatori di Takeshi Haguri. Corpi volentieri debordanti, gonfi di muscoli e grasso (chissà in quali percentuali?) e istoriati per farsi guardare ancora e ancora. Corpi da esplorare con sguardi curiosi e in qualche caso anche vogliosi. Corpi al quadrato, si potrebbe forse dire, in quanto trionfalmente esclamativi. E il legno di canfora delle grandi “statue” celebrative di Haguri, dipinte accuratamente con i giusti colori acrilici dei finti tatuaggi, accentua olfattivamente il fascino ambiguo di tali figure maschie, dotate anch’esse, in qualche modo, di ideale forza sovrumana.

Ferruccio Giromini

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Articolo pubblicato su Artribune Magazine #63

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Ferruccio Giromini
Ferruccio Giromini (Genova 1954) è giornalista dal 1978. Critico e storico dell'immagine, ha esercitato attività di fotografo, illustratore, sceneggiatore, regista televisivo. Ha esposto sue opere in varie mostre e nel 1980 per la Biennale di Venezia. Consulente editoriale, ha diretto collane di libri, cd-rom, video, periodici per numerosi editori. Dal 1979 tiene docenze per istituzioni pubbliche e private, tra cui dal 1984 per il Politecnico G. Byron di Genova, dal 1988 per l'Istituto Europeo di Design di Milano e dal 2020 per l'Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova. Finora ha curato e presentato oltre cinquecento esposizioni e manifestazioni su illustrazione, fumetto, fotografia, cinema d’animazione, arti visive contemporanee, in Italia e nel mondo, e ha fatto parte di oltre centocinquanta giurie, in molti casi in qualità di Presidente. A partire dal 1982 è stato consulente artistico di varie manifestazioni: il Premio Andersen-Baia delle Favole di Sestri Levante, il Festival Internazionale Comics "Babel" di Atene, il Festival Nuvole parlanti-Fumetto in palcoscenico di Genova, il Mondo Mare Festival in Liguria. Per alcuni anni ha condiviso la direzione della mostra internazionale di cinema d'animazione Cartoombria di Perugia. Dal 2007 è direttore artistico del Premio "Sergio Fedriani" di Genova; ha ideato e diretto in Liguria il Festival Fantastiche Terre di Portofino e a Camogli il Premio Skiaffino e la manifestazione Il Porto delle Storie. I suoi ultimi libri: “Res Pubica-De Occulta Lanugine” (Prisma Studio), “Très” (a2mani), “L’amo, la lettura” (Il Canneto).