Muore di Covid Flavio Campagna, il mitico Kampah che cambiò la motion graphic

Scompare a 59 anni un artista dal talento poliedrico, famoso in Italia e all’estero per i mille progetti, le collaborazioni e il suo carattere vulcanico. Colleghi, ammiratori e amici ora riempiono di ricordi i social

Flavio Campagna, in arte Kampah
Flavio Campagna, in arte Kampah

È un fatto assurdo, duro da digerire e comprendere. Una sola cosa mi consola. Kampah è molto più della carne e ossa morte oggi. Kampah è un’idea, un sogno sognato e realizzato. Kampah è un’avventura che non ti aspettavi, una sfida vinta e una da affrontare. Kampah è un concetto, un ideale e come tale non muore ma vive nelle persone che, come noi, l’hanno conosciuto”. Così Gino Campagna ha dato su Facebook la notizia della morte del fratello, l’artista Flavio Campagna, il mitico “Kampah”. Portato via dal Covid all’età di 59 anni, dopo un mese di lotta in terapia intensiva all’Ospedale Maggiore di Parma, se ne va uno dei pionieri mondiali della motion graphics televisiva, un personaggio poliedrico e amatissimo. Il suo corpus di opere, ed esperienze, è notevole: un Emmy per la sigla della Abc, un’opera al MOMA, un video per gli U2, lavori con Fiorucci e Ridley Scott, passando per la sigla delle Olimpiadi di Sydney e un numero infinito di collaborazioni con i più importanti brand del mondo.

L’IMPATTO DI F CK

Quel Kampah, con cui le iniziali di Campagna formavano lo scanzonato e ironico acronimo “F CK”, molti lo ricorderanno come come street e stencil artist – ma è stato molto di più: designer, regista, pittore, illustratore, fotografo e artista di stencil di fama internazionale, Campagna ha vissuto e lavorato in tutto il mondo, partendo dalla sua Parma per approdare a Roma, Londra, Amsterdam, Los Angeles, San Francisco, Bali e Sydney. Diplomatosi all’istituto d’arte Toschi di Parma e specializzatosi in Grafica Pubblicitaria, era arrivato a Los Angeles da giovanissimo, e sotto l’ala Mario Convertino si era fatto un nome a nemmeno trent’anni – il suo stile e i suoi lavori per la televisione come una Bibbia della motion graphic. In poco tempo le sue opere sono entrate nelle migliori gallerie del pianeta senza però lasciare le strade, onorando Battiato, Bodoni, Frida, ma anche Spock e i Peplum di Cinecittà.

 

UN GRANDE ADDIO

La sua morte è calata sulla comunità artistica italiana e internazionale come una scure, e da giorni piovono messaggi di cordoglio e condivisioni di momenti della carriera e della vita di un mito italiano. Uno dei primi a commentare è stato il cantante e compositore Morgan, che ne ha ricordato il grande ruolo di “sperimentatore, fotografo, regista, grafico, designer” ma anche di “grande amico, e non basta la parola amico per descrivere quanto fossimo legati”, aggiungendo il racconto del loro primo incontro in una Los Angeles di quasi vent’anni fa. E poi il fumettista Leo Ortolani, che lo chiama in un post “uno dei pochi veri artisti che abbia mai conosciuto”, e, tra progetti condivisi e bevute epiche, lo saluta come “eccessivo, indomabile e anche un po’ rompicoglioni”. Si è unito anche il fumettista Mario Natangelo, che gli ha dedicato una vignetta commemorativa in cui si vede Kampah chiedere una collaborazione niente meno che a Dio, con addosso quella stessa camicia hawaiiana che aveva postato qualche settimana fa da un letto d’ospedale. Sempre dal Fatto Quotidiano lo ha salutato il giornalista Andrea Scanzi, che nel 2017 aveva scritto insieme a Marco Travaglio l’introduzione al suo “F CK – U are the missing part of F CK”. Spicca infine, affettuoso e drammatico, il saluto del sindaco di Parma Federico Pizzarotti, che ne ha ricordato con un lungo messaggio l’apporto dato a tutta la comunità parmigiana: “Uomo, padre, artista, genio. Quanti progetti di cui abbiamo parlato, forse troppi per farli tutti, ma tu eri così, Flavio: esuberante come sempre, un vulcano di idee e di vita. Ricordo con piacere, e ora con tenerezza, i nostri brindisi, i tuoi quadri bellissimi, alcuni sono doni preziosi di cui vado orgoglioso e fiero, la tua arte, il tuo essere così energico e anticipatore dei tempi. “Non c’è la vita, non c’è la morte”, hai detto a tutti noi, ai tuoi familiari, alla nostra comunità, forse per tranquillizzarci, forse per non scoraggiarci, sicuramente per dirci di andare avanti e di continuare a camminare”.

-Giulia Giaume

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Giulia Giaume
Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo Walter Tobagi. Collabora con diverse riviste su temi culturali, diritti civili e tutto ciò che è manifestazione della cultura umana, semplicemente perché non può farne a meno.