La bandiera italiana riciclata a Tokyo2020. Intervista a Giovanni Bonotto

A Tokyo la bandiera italiana più bella è fatta con tessuto riciclato da bottiglie di plastica: un capolavoro made in Italy firmato Bonotto per Mirabilia Casa Italia

Bonotto Spa. Credits Bonotto
Bonotto Spa. Credits Bonotto

C’è un’altra bandiera italiana a Tokyo di cui andare fieri: è il tessuto che ricopre Casa Italia. Un arazzo di più di 400 mq, bianco, rosso e verde, che non copre ma dialoga con la facciata del The Kihinkan – Takanawa Manor House. È il palazzo luogo di ritrovo degli atleti italiani a Tokyo, in stile Liberty inizio ‘900, situato nel quartiere di Minato, a 10 chilometri dal Villaggio Olimpico e dal Main Press Centre. La ha realizzata Bonotto con 500 kg di tessuto ottenuto riciclando bottiglie di plastica: una pratica imprenditoriale illuminata, già da tempo votata al recupero di tecniche di lavorazione attente all’ambiente e alla qualità di vita e di lavoro. Bonotto Spa è una manifattura tessile alla quarta generazione fondata da Luigi Bonotto nel 1912 per produrre inizialmente cappelli di paglia. Dagli anni ‘60 diventa invece un gioiello di produttività tessile che cresce insieme al sistema moda italiano. Dal 2016 il gruppo Zegna diventa azionista di maggioranza.

Bonotto Spa. Credits Bonotto
Bonotto Spa. Credits Bonotto

CHI È GIOVANNI BONOTTO

Giovanni Bonotto, direttore creativo dell’azienda diventa ambasciatore di una nuova maniera di pensare e di produrre, che lo riporta quasi alle origini della produzione tessile, e che battezza nel concetto di “Fabbrica Lenta”. La Fabbrica Lenta rappresenta il manifesto contro la standardizzazione industriale e la produzione in serie a basso costo: esprime concretamente il dialogo tra la tecnologia meccanica, telai del 1956 a navetta scartati perché lenti e la nuova tecnologia 4.0. Si ritorna, dunque, al lusso dell’artigianalità, che esprime al meglio l’heritage italiano intrinseco della campagna veneta, luogo di forte densità creativa e progettuale. La qualità di un tessuto torna ad essere sinonimo del tempo che si impiega per produrlo. La fabbrica non è più un luogo geografico di muri prefabbricati, ma rappresenta un territorio con le sue storie e memorie; una attività affiancata dalla Fondazione Bonotto che nasce per promuovere la Collezione Luigi Bonotto. La Fondazione ha una attività di promozione e divulgazione dell’arte contemporanea e dai primi anni Settanta ad oggi ha raccolto numerosissime testimonianze tra opere, documentazioni audio, video, manifesti, libri, riviste ed edizioni di artisti Fluxus e delle ricerche verbo-visuali internazionali sviluppatesi dalla fine degli anni Cinquanta. Bonotto, come i nostri sportivi, è tra i nostri creativi e le nostre aziende che meglio interpretano la Meraviglia italiana nel progetto di Casa Italia Mirabilia, a cura di Claudia Pignatale (della Galleria Secondome ), Beatrice Bertini e Benedetta Acciari della Galleria Ex Elettrofonica.

Bonotto Spa. Credits Bonotto
Bonotto Spa. Credits Bonotto

Come è entrato nel progetto Mirabilia Casa Italia?
Le curatrici sono venute a trovarmi due anni fa in azienda proponendomi di realizzare un mega arazzo per ricoprire Casa Italia. Con il mio team abbiamo ragionato a lungo e proposto al Coni la nostra riedizione del Tricolore che si “fonde” con gli stilemi della architettura tradizionale giapponese.

Un lavoro che contempla una visione artistica oltre che artigianale. Una caratteristica della vostra storia iniziata da tuo padre: un legame di scambio continuo con gli artisti. Cosa è cambiato da allora tra il tuo e il suo tempo?
Mio papà è il mio maestro e io banalmente, con mio fratello Lorenzo, porto avanti la sua opera. Non ci sono differenze perché a guidarci c’è la passione per l’arte e non la strategia. Oggi il lavoro continua con altre storie oltre a quella di Fluxus. Dal 2019 Ho iniziato con Chiara Casarin un progetto che coinvolge gli artisti contemporanei e che ambisce a tracciare un futuro per continuare la grande storia vissuta dal mio papà. Stiamo collaborando con lei per individuare artisti contemporanei, fare progetti che rigenerino la nostra storia come la nostra collezione.

Bonotto Spa. Credits Bonotto
Bonotto Spa. Credits Bonotto

A questa caratteristica si aggiunge da parte tua la visione e il pensiero della sostenibilità come elemento fondamentale del processo produttivo.
Cinque anni fa ebbi l’onore di conoscere e lavorare con Arthur Huang, un giovane genio che nella azienda di famiglia a Taiwan ha messo a punto in termini industriali la tecnologia del riciclo dei rifiuti plastici. Le giornate passate con lui mi hanno cambiato (lo stesso era successo 10 anni prima quando una amicizia fraterna con Carol Cristian Poell mi ispirò la Fabbrica Lenta). Oggi trovo che la parola “sostenibilità” sia lungamente abusata e sia stata “rapinata” del suo significato. Oggi secondo me la unica soluzione è comprare di meno ma meglio perché deve durare a lungo.

La Moda è uno dei maggiori responsabili dell’inquinamento, pensi che si stiano facendo azioni concrete da parte dei brand o solo celebrative?
Il dubbio c’è sempre, però almeno se ne parla e le nuove generazioni sono immerse nel rispetto della natura, speriamo che questo interesse continui da parte dei giovani e faccia da guida a tutti.

Bonotto Spa. Credits Bonotto
Bonotto Spa. Credits Bonotto

La fabbrica è un luogo fondamentale nella storia di Bonotto per decenni ha ospitato innumerevoli artisti che hanno donato o realizzato appositamente alcune loro opere. Il movimento Fluxus, il cui più grande collezionista e mecenate in Italia è proprio Luigi II° Bonotto, impone nell’azienda, logiche operative morbide, flessibili e fluttuanti, rendendo il lavoro prima processo culturale, poi business. Che rapporto hai con le persone che lavorano in fabbrica?
Con tanti collaboratori siamo amici perché viviamo la maggioranza delle giornate insieme e senza il loro aiuto, anche intellettuale, io sarei diverso: un conto è progettare … ma quando inizi a realizzare … ecco che tutto cambia e arrivano nuove energie che a volte modificano radicalmente il primo progetto: è la magia del lavorare in condivisione! A volte la fabbrica mi pare come una gigantesca performance e ci sentiamo tutti dei “piccoli artisti” che lavorano a regola d’arte per produrre piccole opere d’arte …

È cambiato qualcosa a causa della pandemia?
Si, abbiamo trascorso parecchi mesi a casa, in cassa integrazione e a orario ridotto. Eravamo depressi e spaventati ma sono orgoglioso che la maggioranza delle maestranze ha reagito con grande solidarietà.

Pensi che la ripresa economica ci sarà grazie ai contributi economici o a queste nostre capacità di impegnarsi a collaborare?
Credo che la ripresa (per merito anche degli incentivi) cambierà la società civile, soprattutto quella delle nuove generazioni, e spero arriverà un nuovo equilibrio meno dipendente dalla cultura, la “Cultura fashion” …

– Clara Tosi Pamphili

https://www.fondazionebonotto.org/ 

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Clara Tosi Pamphili
Clara Tosi Pamphili si laurea in Architettura a Roma nel 1987 con Giorgio Muratore con una tesi in Storia delle Arti Industriali. Storica della moda e del costume, ha curato mostre italiane e internazionali, cataloghi e pubblicazioni. Ideatrice e curatrice di A.I.artisanal intelligence, evento che si svolge due volte l'anno per promuovere nuovi designer di moda in collaborazione con gallerie di arte contemporanea. Svolge attività di ricerca delle arti applicate nella moda collaborando con le più importanti sartorie teatrali e di moda italiane e internazionali. Ha diretto didatticamente l'Accademia di Costume e di Moda dal 2005 al 2007. Ha insegnato Storia del Design di Moda e Tecniche di Ricerca all'Accademia di Costume e di Moda e alla Facoltà di Architettura di Roma Ludovico Quaroni fino al 2011. Attualmente è consigliere di amministrazione di Altaroma, dove si occupa di progetti di ricerca e sviluppo delle nuove tendenze con particolare attenzione al legame fra moda e arte. Collabora con il Maxxi e altre istituzioni per la creazione di eventi culturali sulla moda. Risiede e lavora a Roma.