È morto a 90 anni lo scultore israeliano Daniel Karavan. Era legatissimo alla Toscana

Uno dei più grandi scultori internazionali del Novecento, ha realizzato installazioni ambientali in tutto il mondo, caratterizzate da una grande vocazione di stampo pacifista. Fortemente legato alla Toscana, ha realizzato progetti per la Fattoria di Celle – Collezione Gori e a Calenzano.

Dani Karavan
Dani Karavan

Il Consiglio di Presidenza, il Collegio dei Professori e l’Accademia tutta si uniscono al dolore e con gratitudine ne ricordano la passione, la generosità e l’umanità”: è l’annuncio dell’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, che ha voluto ricordare l’artista Daniel Karavan (maper tutti “Dani”), tra i più grandi scultori internazionali del Novecento, morto a 90 anni a Tel Aviv. Nato nella stessa città il 7 dicembre 1930, Dani Karavan è stato cresciuto ed educato al comunitarismo, multiculturalismo e all’internazionalismo, vivendo dal 1948 al 1955 in un Kibbutz. La sua formazione è iniziata a Tel Aviv con lo studio della pittura all’età di 14 anni; nel 1956 da Israele si trasferisce in Europa, recandosi a Firenze per studiare pittura ad affresco all’Accademia delle Belle Arti e successivamente a Parigi per studiare all’Académie de la Grande Chaumière. “Sono cresciuto nella casa di un giardiniere paesaggista della città di Tel Aviv. Ho vissuto quel tempo in cui quell’uomo, mio padre, nell’atrio della nostra casa aveva realizzato un piccolo vivaio”, così l’artista ricordava la sua infanzia quando, nel 1999, presenta a Pistoia il suo “vivaio per la pace”. Quei valori che lo hanno accompagnato fin dalla giovane età si ritrovano chiaramente nella sua ricerca artistica, fatta di meditazione tra natura ed artificio, componendo e giustapponendo archetipe forme e forze in spazi di confronto e meditazione.

Dani Karavan, Monumento a Be’er Sheva
Dani Karavan, Monumento a Be’er Sheva

DANIEL KARAVAN, LE OPERE PER ISREAELE

La conoscenza della verità da sola non basta […] È come una statua di marmo che si erge nel deserto ed è sotto la continua minaccia di venir seppellita dalla sabbia. Gli operai di servizio debbono essere sempre al lavoro perché la statua possa durevolmente risplendere al sole”, scriveva Bruno Zevi a proposito del monumento a Be’er Sheva, probabilmente il suo capolavoro: una scultura ambientale in cemento armato (la prima che ha realizzato) innalzata tra il 1963 ed il 1968 per ricordare le perdite umane della brigata Negev nel 1948, caduta per difendere Israele durante la guerra arabo-israeliana. Agli stessi anni risale anche la decorazione del muro sud dell’aula della Knesset, una delle sue opere più note, con muro scolpito dal titolo Pray for the Peace of Jerusalem. Oltre ai lavori impegnati politicamente, Dani Karavan ha collaborato per lungo tempo come scenografo per varie compagnie teatrali e ha realizzato opere e monumenti per numerose istituzioni dello Stato di Israele, come la Piazza della cultura (2005-2012) e la Piazza Bianca (1977-1988) a Tel Aviv.

DANIEL KARAVAN, I PROGETTI REALIZZATI IN TUTTO IL MONDO

Oltre a Israele, Karavan ha lavorato in ogni parte del mondo, realizzando su commissione opere di forte impatto: da Axe Majeur (Cergy Pontoise, France) a Passages – Monumento commemorativo a Walter Benjamin (1990-1994, Portbou, Spain), da Murou Art Forest (1998-2006, Murou, Japan) al Memoriale per le vittime Sinti e rom della deportazione nazista (1999-2012, Berlin Germany) ma anche l’installazione per la sede UNESCO (1993-1996 Parigi). Il suo forte impegno per la pace tra arte e società si ritrova ancora nella Strasse der Menschenrechte (strada dei diritti umani, 1993), presso il Germanisches Nationalmuseum di Norimberga, nel Garden of memories (1996-99) a Duisburg, in Germania, e nella Way of peace, che si estende per tre chilometri dalla vecchia città di Nitzana lungo il confine tra Israele ed Egitto.

DANIEL KARAVAN E LA TOSCANA

Durante la sua carriera, Karavan ha stretto un forte legame con l’Italia e in particolare con il tessuto culturale toscano, avviato già dai tempi della sua formazione: la Biennale di Venezia del 1976 rappresenta per lui la consacrazione internazionale, a cui segue, l’anno successivo, l’Israel prize per la scultura assegnatogli dallo Stato di Israele e l’invito a Documenta 6 a Kassel. Ha realizzato mostre a Firenze (Forte Belvedere) e a Prato (Castello dell’Imperatore), mentre tra i progetti site specific si ricordano quello per la Fattoria di Celle – Collezione Gori e la scultura Tempo (2009) nel comune di Calenzano, realizzati tra il 1980 ed il 1999.

– Giulia Ronchi

www.danikaravan.com

ACQUISTA QUI il libro di Dani Karavan

Dati correlati
AutoreDani Karavan
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.