Buon compleanno Maurizio Cattelan. 14 opere per omaggiare l’artista italiano più famoso al mondo

Maurizio Cattelan compie 60 anni, e per augurargli un buon compleanno abbiamo deciso di ripercorrerne la carriera attraverso le sue opere più iconiche. Qualche esempio? Il dito medio a Piazza Affari, il water d’oro trafugato, la banana attaccata al muro…

Pochi artisti come Maurizio Cattelan (Padova, 1960) riescono a catalizzare l’attenzione di addetti ai lavori, media e pubblico, generando pareri e anche stati d’animo contrastanti: “Cattelan è ironico”, “irriverente”, “geniale”, “un furbastro”, sono i commenti che di lui si sentono dire spesso. Un’aura, che aleggia sull’artista, alimentata dallo stesso Cattelan, che sull’ambiguità, il doppio senso, l’allusione e il gioco di parole ha costruito la sua poetica, fatta di componenti concettuali e pop, di marketing e mirate strategie di comunicazione. Con un passato da infermiere e adesso artista italiano più famoso al mondo, Cattelan oggi compie 60 anni, e abbiamo deciso di omaggiarlo ripercorrendone la carriera attraverso le sue opere più celebri. Sì, naturalmente non possono mancare il dito medio a Piazza Affari, il water d’oro trafugato, la banana attaccata al muro e poi mangiata… 

– Desirée Maida

1. STADIUM – 1991

Maurizio Cattelan, Stadium

Stadium rappresenta il debutto espositivo di Cattelan, avvenuto nel 1991 alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna: si tratta di un lunghissimo tavolo da calcetto, con undici postazioni per lato occupati da altrettanti giocatori senegalesi (tutti operai che lavoravano in Veneto) e dalle riserve della squadra del Cesena. La squadra composta dai senegalesi era sponsorizzata dalla fantomatica ditta di trasporti “Rauss”, termine utilizzato in gergo nazista che significa “fuori”: l’opera di Cattelan è una riflessione sui temi dell’immigrazione e del razzismo, negli anni in cui in Italia veniva fondata la Lega Nord.

2. LAVORARE È UN BRUTTO MESTIERE – BIENNALE DI VENEZIA 1993

Biennale di Venezia. Ph. Desirée Maida

Lavorare è un brutto mestiere è il titolo dell’intervento che Cattelan firma per la Biennale d’Arte di Venezia del 1993, e per certi aspetti potrebbe essere definita una “non opera”: l’artista infatti, invece di esporre una propria opera, decide di affittare lo spazio che avrebbe dovuto occupare a un’azienda di profumi, utilizzandolo così per pubblicizzare e promuovere al pubblico i propri prodotti.

3. TURISTI – BIENNALE DI VENEZIA 1997

I Turisti di Maurizio Cattelan alla Biennale di Venezia 1997

Turisti è invece il titolo dell’installazione che Cattelan propone per la Biennale del 1997, una risposta polemica circa le condizioni in cui l’artista aveva trovato il Padiglione Italiano durante un suo sopralluogo: abbandonato e pieno di piccioni. Cattelan decide quindi di lasciare lo spazio così come lo aveva trovato, collocando sulle travi 200 piccioni imbalsamati e mettendo sul pavimento i loro escrementi.

4. CHARLIE DON’T SURF – 1997

Maurizio Cattelan, Charlie don’t surf al Castello di Rivoli

Charlie don’t surf è una citazione tratta dal film Apocalypse Now di Francis Ford Coppola, e fa riferimento alla scena in cui gli americani attaccano e distruggono un villaggio vietnamita per accedere a una spiaggia a fare surf. L’opera, custodita al Museo d’Arte Contemporanea del Castello di Rivoli, consiste in un manichino con le fattezze di bambino seduto a un banco di scuola; le sue mani sono poggiate sul tavolo e trafitte da due matite. Una riflessione, quella di Cattelan, sulla crudeltà umana, che si palesa anche attraverso la condizione di immobilità.

5. NOVECENTO – 1997

Maurizio Cattelan – Novecento – 1997 – photo Paolo Pellion di Persano

Il tema dell’immobilità ritorna (anche se declinato in diversa maniera) anche in Novecento, opera anch’essa custodita al Museo d’Arte Contemporanea del Castello di Rivoli: qui un cavallo imbalsamato è appeso al soffitto, trasmettendo un senso di frustrazione e di disfatta.

6. A PERFECT DAY – 1999

Massimo De Carlo nell’opera A perfect Day, di Maurizio Cattelan

Tra le opere – o per meglio dire, le “azioni” – più celebri di Cattelan è A perfect day del 1999, che vede protagonista il gallerista Massimo De Carlo trasformato, per l’occasione, in un’opera d’arte vivente: Cattelan ha attaccato De Carlo alla parete della propria galleria con il nastro adesivo, “performance” che si è protratta per tutta la durata dell’inaugurazione della mostra. Al termine dell’evento, De Carlo è stato portato in ospedale privo di sensi.

7. LA SESTA BIENNALE DEI CARAIBI – 1999

Caraibi

Nello stesso anno Cattelan organizza insieme al curatore Jens Hoffmann addirittura una manifestazione, la Sesta Biennale dei Caraibi: in realtà si tratta però di un evento fittizio, in cui gli artisti invitati hanno trascorso una vacanza e i giornalisti e i critici accorsi da ogni paese non hanno trovato nemmeno un’opera esposta. Una critica, non tanto velata, sul proliferare di biennali in tutto il mondo.

8. LA NONA ORA – 1999

La nona ora di Cattelan

Il 1999 è un anno particolarmente prolifico per Cattelan, che realizza una delle sue opere più discusse: la Nona Ora, scultura che rappresenta Papa Giovanni Paolo II per terra colpito da un meteorite. Il titolo dell’opera contiene un riferimento evangelico: la nona ora corrisponderebbe alle ore 15, momento in cui Cristo morì sulla croce. L’opera è stata esposta alla Royal Academy di Londra nell’ambito della mostra Apocalypse, e nel 2001 battuta all’asta da Christie’s per 886mila dollari.

9. HIM – 2001

Not Afraid of Love, Maurizio Cattelan. La Monnaie © Silvia Neri

Altra scultura considerata scandalosa è Him, che ritrae Adolf Hitler in ginocchio e assorto in preghiera o nell’atto di chiedere scusa. Il dittatore è rappresentato con occhi lucidi e con espressione quasi commossa e contrita. L’opera è stata battuta all’asta da Christie’s per 17.189.000 dollari.

10. HOLLYWOOD – 2001

Maurizio Cattelan – Hollywood

Hollywood è stato il primo progetto che la Biennale di Venezia ha sostenuto fuori dai confini della città, e che ha visto protagonista Palermo: sopra la discarica del capoluogo siciliano, Cattelan ha realizzato la grande scritta Hollywood che cita, omaggia e sberleffa quella collocata sul Monte Lee che sovrasta l’omonimo quartiere di Los Angeles. “È come gettare una manciata di polvere di stelle sul paesaggio siciliano. È un sogno costruito a colpi di taglia e incolla”, spiegava Cattelan. “Le immagini sono solo proiezioni del desiderio. Ho provato a sovrapporre due mondi lontani, la Sicilia e Hollywood: ho cercato di sfuocarne i confini. Hollywood non è una provocazione. Certo, è una parodia, ma anche un tributo, un omaggio. È un’opera che ci parla dei limiti delle nostre convinzioni”. 

11. TRE BAMBINI IMPICCATI IN PIAZZA XXIV MAGGIO – 2004

I bambini impiccati di Maurizio Cattelan a Milano

Altra opera pensata per Milano e che ha suscitato scandalo e smosso l’opinione pubblica è l’installazione che Cattelan ha ideato per Piazza XXIV Maggio in occasione dell’anniversario della morte di Napoleone: un gruppo di tre bambocci, raffiguranti tre bambini, impiccati su un albero. Un’opera disturbante, che spinge alcuni a salire sull’albero per rimuoverla, ma Cattelan risponde: “la realtà che vediamo in questi giorni in tv supera di molto quella dell’opera. E quei bambini hanno gli occhi aperti: un invito a interrogarsi”.

12. L.O.V.E. – 2010

Maurizio Cattelan – L.O.V.E.

Altra opera controversa è L.O.V.E., sigla di Libertà, Odio, Vendetta, Eternità, scultura collocata a Piazza Affari a Milano di fronte alla sede della Borsa, edificio costruito durante il ventennio fascista. L’opera rappresenta una grande mano intenta nel saluto fascista, ma con quattro dita mozzate. L’unico dito superstite è il medio, trasformando così il gesto della mano in un atto osceno nei confronti del fascismo ma anche del mondo della finanza. L’opera causò non poche polemiche, tanto da spingere Philippe Daverio a proporre di trasferirla a Bologna. Ma placati i primi tumulti, la scultura rimase dov’è.

13. AMERICA – 2016

Maurizio Cattelan, America, 2016 – courtesy Guggenheim Museum, New York

America è un water interamente realizzato in oro 18 carati, considerato dai critici una satira sull’eccessiva ricchezza ostentata dagli Stati Uniti. Sul significato dell’opera, Cattelan non ha mai dato spiegazioni, sebbene abbia ammesso che potrebbe essere stato influenzato dalla figura di Trump, che ai tempi della realizzazione dell’opera non era ancora stato eletto presidente degli Stati Uniti e di cui è nota la sua predilezione per il metallo prezioso. In mostra e utilizzabile nei bagni del Guggenheim Museum di New York, America è stato oggetto di non poche vicissitudini, a partire da un episodio che ha visto protagonista proprio Trump: il presidente USA nel 2018 aveva chiesto in prestito al Guggenheim un dipinto di Vincent van Gogh per i suoi alloggi privati alla Casa Bianca, il museo però ha risposto che da offrirgli avevano il water di Cattelan. Water che adesso, però, risulta trafugato: nel 2019, durante la grande retrospettiva che il Blenheim Palace nel Regno Unito ha dedicato a Cattelan, America è stato rubato, sebbene in molti siano convinti che il furto non sia davvero accaduto e che si tratti dell’ennesimo colpo di scena firmato Cattelan.

14. COMEDIAN – 2019

Maurizio Cattelan, Comedian, 2019

Siamo giunti finalmente alla tanto discussa “banana attaccata al muro”, oggetto di chiacchiere, critiche, elucubrazioni intellettuali, satire e chi più ne ha più ne metta: si tratta di Comedian, ready-made che Cattelan ha presentato allo stand della galleria Perrotin ad Art Basel Miami Beach 2019. Una banana attaccata al muro con il nastro adesivo, una citazione alla sua precedente opera con Massimo De Carlo e allo stesso tempo una riflessione sul valore delle opere d’arte. Durante Art Basel, la banana è stata mangiata, rimossa, venduta per 120mila dollari e di recente è entrata a fare parte della collezione del Guggenheim di New York. Insomma, Maurizio ha colpito ancora.

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.