L’autunno 2020 della Fondazione Nicola Trussardi. Intervista a Massimiliano Gioni

L’indagine di Artribune prosegue con la Fondazione Nicola Trussardi. E con le anticipazioni del progetto di Ragnar Kjartansson che si svolgerà dal 22 settembre a Milano nella chiesa del Lazzaretto.

Massimiliano Gioni
Massimiliano Gioni

Come sarà l’autunno della Fondazione Nicola Trussardi? A spiegarci le prerogative e i progetti dell’istituzione “mobile e nomade” (la fondazione cambia sede scegliendo tra venue non convenzionali per l’arte – memorabile l’Albergo Diurno -, diffuse nella città di Milano), come egli stesso ama definirla, è il direttore artistico Massimiliano Gioni, diviso tra la Lombardia e New York, dove ricopre un ruolo dirigenziale al New Museum. E nel raccontarci le istanze della fondazione ci anticipa i contenuti di The Sky in a Room, il progetto dell’artista islandese Ragnar Kjartansson che si svolgerà dal 22 settembre al 25 ottobre 2020 presso la Chiesa di San Carlo al Lazzaretto di Milano. Ecco cosa ci ha raccontato.

Massimiliano Gioni
Massimiliano Gioni

Come sarà l’autunno 2020 per la Fondazione Nicola Trussardi?
La Fondazione Nicola Trussardi non è un museo tradizionale, ma piuttosto un’istituzione mobile e nomade che cerca nuovi spazi per ogni esposizione. In autunno, a partire dal 22 settembre, abbiamo organizzato un progetto speciale di Ragnar Kjartansson per la chiesa di San Carlo al Lazzaretto a Milano. È un progetto a prima vista molto semplice: una serie di musicisti si alternano all’organo per suonare in maniera continuativa la canzone “Il cielo in una stanza” di Gino Paoli, tutti i giorni per sei ore.

Come funzionerà?
Presentata nell’antica chiesa del Lazzaretto l’opera può essere letta come una riflessione sull’isolamento e la solitudine e sul potere dell’immaginazione di reinventare lo spazio attorno a noi. E naturalmente la scelta della chiesa del Lazzaretto invita a una riflessione sui mesi della quarantena appena trascorsa. È un’opera apparentemente semplice, ma che richiede ore e ore di prove, audizioni, esercizi: un’opera immateriale, che quindi può viaggiare anche quando i confini sono chiusi, e che è pensata per essere presentata in una situazione di grande intimità per tornare a riscoprire le virtù della contemplazione. 

Ragnar Kjartansson, The Sky in a Room, 2018. Performer, organ and the song "Il Cielo in una Stanza" by Gino Paoli (1960) Commissioned by Artes Mundi and Amgueddfa Cymru – National Museum Wales and acquired with the support of the Derek Williams Trust and Art Fund. Courtesy of the artist, Luhring Augustine, New York and i8 Gallery, Reykjavik. Ph. Polly Thomas
Ragnar Kjartansson, The Sky in a Room, 2018. Performer, organ and the song “Il Cielo in una Stanza” by Gino Paoli (1960).
Courtesy of the artist, Luhring Augustine, New York and i8 Gallery, Reykjavik. Ph. Polly Thomas

Farai delle modifiche ai tuoi progetti iniziali per adattarli alla situazione in corso?
L’intervento di Ragnar Kjartansson è stato concepito proprio in reazione agli eventi degli ultimi mesi. In questi giorni ci ritroviamo a interrogarci sul ruolo dell’arte e in particolare dell’arte pubblica e dello spazio pubblico, che sono i campi nei quali la Fondazione Nicola Trussardi è attiva da ormai 18 anni. Con l’intervento nella chiesa di San Carlino abbiamo pensato a creare uno spazio di raccoglimento e di intimità, nel quale si possa ancora stare assieme agli altri ma nel quale si possa anche fare l’esperienza della nostra solitudine, esperienza che abbiamo conosciuto in maniera così saliente durante il lockdown.

Ovvero?
Se pensiamo che per la settimana dell’arte di miart, che doveva tenersi lo scorso aprile, stavamo progettando un’opera con Olafur Eliasson che si intitolava proprio “The collectivity project” (Il progetto della collettività), che prevedeva la partecipazione del pubblico e dei passanti per costruire una grande città immaginaria con tonnellate di mattoncini Lego, è chiaro che il nostro sguardo si è dovuto spostare altrove. Quando è scoppiata l’emergenza COVID un’opera come questa si è rivelata immediatamente impossibile, proprio perché incarnava un’idea di arte come partecipazione.

Consigliaci un libro per inaugurare la stagione.
Durante il lockdown, tra isolamento e continue telefonate e ZOOM, pensavo che il titolo del libro “Una solitudine troppo rumorosa” di Bohumi Hrabal fosse la descrizione perfetta dei mesi che abbiamo attraversato. E poi naturalmente anche “Il viaggio attorno alla mia camera” di Xavier de Maistre che ha ispirato anche il nostro progetto digitale la scorsa primavera, “Viaggi da Camera”. 

Santa Nastro

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.