Oltre 600 opere su carta donate da Giuseppe Penone al Philadelphia Museum e al Pompidou di Parigi

Disegni e libri d’artista: il cospicuo corpus di opere donato dal Maestro di Arte povera andrà ad arricchire le collezioni dei due importanti musei di Philadelphia e Parigi. E prepara il terreno a una grande mostra in programma per il 2022…

Giuseppe Penone
Giuseppe Penone

Sono 660 in totale le opere su carta che andranno ad ampliare le collezioni dei due musei capisaldi del contemporaneo a Parigi e Philadelphia. La donazione fatta da Giuseppe Penone (Garessio, 1947), partito tra la schiera di artisti di Arte povera e conosciuto a livello internazionale, comprende 309 opere su carta e 5 libri d’artista per il Philadelphia Museum of Arts e circa 350 disegni che vanno dal 1967 al 2019, destinati al Cabinet d’art graphique del Centre Pompidou. L’importanza di questa donazione, fatta dall’artista in onore di sua moglie Dina Carrara, consiste nel valore progettuale e legato al pensiero che il disegno ricopre all’interno della sua lunga produzione, spesso anticipando sculture, installazioni o performance. L’ampia gamma di tecniche e materiali adottati in queste opere va dalla matita alla biro, passando per acquerello, caffè, inchiostro indiano, frottage, grafite, carta di riso, cartone, carta giapponese, carta lucida trattata con trementina, carbone, nastro adesivo e foglie. Non da meno è il loro ruolo di documentazione: tra le opere ci sono Progetto per la mostra di G. Enzo Sperone del 1969, veloci annotazioni accompagnate da istruzioni scritte; Progetto per lenti a contatto specchianti – Guardare la strada (1970), che potrebbe essere visto come una continuazione di Rovesciare i propri occhi, dello stesso anno; altri disegni, invece, costituiscono delle opere autonome, come Scultura del 1974, dieci fogli di cartone che portano l’impronta della pelle tramite grafite su nastro adesivo a ricordare rami sottili o ragnatele aggrovigliate. “Questo gruppo di disegni ci consente sia di tracciare l’evoluzione dell’opera di Penone dalla fine degli anni ’60 ad oggi sia di afferrare la sua logica rigorosa”, ha commentato Carlos Basualdo, senior curator del Philadelphia Museum of Arts. “Penone pensa attraverso i suoi disegni e questa selezione costituisce una straordinaria mappa della sua immaginazione”. Le opere saranno al centro di una doppia mostra personale, che si svolgerà sia al Philadelphia Museum of Arts che al Centre Pompidou di Parigi, in programma per il 2022.

Giuseppe Penone, Spine d'acacia. Contatto, 2006
Giuseppe Penone, Spine d’acacia. Contatto, 2006

LE PAROLE DI GIUSEPPE PENONE A PROPOSITO DELLA SUA DONAZIONE

Ho trascorso un’intera parte della mia vita a Parigi, una città che amo e a cui mi sento vicino. Molte delle mie opere sono nate qui, inizialmente sotto forma di uno schizzo o di un testo. Quando alla fine ho deciso di donare questi disegni, ho capito che il posto ideale per loro sarebbe stato il Centre Pompidou, un museo di cui ho assistito alla nascita negli anni ’70 e con il quale ho dialogato ampiamente negli anni attraverso mostre e acquisizioni”, dichiara Giuseppe Penone in un’intervista rilasciata al museo parigino e a quello americano in occasione di questa iniziativa. Un gesto che sublima una lunga storia di dialogo e collaborazione sviluppatosi nel tempo. Sia con il Pompidou, che nella sua collezione permanente conservava già quasi 30 delle sue opere oltre a due sale interamente dedicate a lui, che con il Philadelphia Museum of Art, che invece possedeva precedentemente due opere su carta. Prosegue, “ho conservato la maggior parte dei disegni che ho realizzato durante la mia vita e la decisione di affidare un gruppo di essi al Philadelphia Museum of Art è stata il risultato delle conversazioni che ho avuto negli ultimi anni con Carlos Basualdo e del mio incontro con Timothy Rub. Un museo è un luogo destinato a raccogliere e mostrare opere d’arte; alcuni musei non solo svolgono questa funzione, ma sono di per sé luoghi unici e speciali. Il Philadelphia Museum of Art è uno di questi posti”. E ancora, a proposito dei musei: “l’arte nutre l’arte. Quando visito un museo avverto una forte continuità nel tempo, sento il continuum dei pensieri espressi nelle opere, anche se appartengono a periodi storici o aree geografiche diverse. È una continuità dalla quale traspare la meraviglia della luce, dei colori e dei materiali. Alla base di ogni singola opera d’arte si sente sempre il fascino e la meraviglia che provocano il mondo e la sua materia. È quel fascino, che l’opera, anche in un semplice disegno, è in grado di evocare attraverso i suoi segni, i suoi colori. Questo pensiero mi fa credere che il pubblico sarà in grado di condividere e apprezzare il mio lavoro, che spero riuscirà a trasmettere un senso di partecipazione e appartenenza. Un disegno è sia la traccia della mano di una persona, sia l’impronta di un pensiero”.

– Giulia Ronchi

https://philamuseum.org/ 
https://www.centrepompidou.fr/fr/infos/ita/Centre-Pompidou

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.