La New York liminare di Antonio Rovaldi. A Bergamo

Accademia Carrara, Bergamo – fino al 17 maggio 2020. Organizzata dalla GAMeC ma ospitata dall’Accademia Carrara, la personale dell’artista emiliano è una ricognizione visiva dei confini estremi di New York. Tra sculture, fotografie, tracce audio e video, si compone un panorama che si colloca tra estetica, sociologia e archeologia del presente.

Antonio Rovaldi ‒ Il suono del becco del picchio, installation view at Ala Vitali - Accademia Carrara, Bergamo, 2020. Mostra promossa dalla GAMeC di Bergamo, realizzata grazie al sostegno di Italian Council (2019). Photo Antonio Maniscalco
Antonio Rovaldi ‒ Il suono del becco del picchio, installation view at Ala Vitali - Accademia Carrara, Bergamo, 2020. Mostra promossa dalla GAMeC di Bergamo, realizzata grazie al sostegno di Italian Council (2019). Photo Antonio Maniscalco

Una cartografia d’artista metodica ma libera, perché si affida alle armi dell’estetica: per il suo progetto End-Words from the margins, New York city Antonio Rovaldi (Parma, 1975; vive a Milano e New York) ha percorso le zone estreme dei cinque distretti della Grande Mela raccogliendo immagini e oggetti che evocano la presenza umana senza raffigurarla direttamente. Il progetto, che ha vinto la quinta edizione dell’Italian Council e comprende anche un libro, diventa ora una mostra alla GAMeC di Bergamo (ospitata però negli spazi dell’adiacente Accademia Carrara). L’esposizione si presenta come un’unica grande installazione che occupa un’intera sala trasformandola in un peculiare panorama semiurbano.

LOCALE E GLOBALE

Partendo dal dato concreto del territorio oggetto di studio, la riflessione si amplia diventando indagine sul concetto di limite, di confine, di terrain vague. Ma gli affondi specifici su New York (allo stesso tempo fedelmente rappresentata e trasfigurata) sono ben presenti. Vengono così messe in comunicazione l’effettiva situazione sociologica di New York e la sua natura di luogo sintomo (più che simbolo) delle trasformazioni globali.
L’intensità delle singole immagini e il loro valore simbolico sono marcati. Ma l’accostamento degli scatti e la disposizione generale costituiscono un punto in più. Si incontrano raggruppamenti basati su consonanze iconografiche discrete e non banali, alternanze di pieni e vuoti, rapporti reciproci tra le linee e le geometrie che non alterano l’efficacia del singolo scatto, né sfociano nel formalismo.

Antonio Rovaldi, November 2, 2017, Belt Pkwy and Paerdegat Basin, Brooklyn, stampa analogica ai sali d’argento su carta baritata, cm 50 x 60. Realizzata grazie al sostegno di Italian Council (2019)
Antonio Rovaldi, November 2, 2017, Belt Pkwy and Paerdegat Basin, Brooklyn, stampa analogica ai sali d’argento su carta baritata, cm 50 x 60. Realizzata grazie al sostegno di Italian Council (2019)

RELAZIONI DA RIATTIVARE

Tracce di pneumatici nella neve, scarpe abbandonate, recinzioni ormai inutili, alberi, animali, monumenti, piccoli oggetti quotidiani: come una mappa di relazioni sociali ormai terminate o pronte a rinascere appena il visitatore distoglie lo sguardo. La “classicità” delle immagini è solo apparente: la fotografia non è mezzo espressivo puro ma strumento di indagine e parte di un insieme che comprende anche tracce audio e video. E poi ci sono le sculture, che collegano idealmente passato remoto, presente e futuro. Una rappresenta un limulo, animale tuttora presente nella baia di New York, dalla morfologia marcatamente preistorica. L’altra è la tastiera di un computer ormai inutilizzabile, come un reperto del presente ritrovato in un tempo futuribile. Tra sociologia visiva e archeologia del presente, la mostra è un progetto ambizioso che si porge allo spettatore con discrezione, scegliendo la strada della sintesi piuttosto che la tentazione dell’archivio completo ma fine a se stesso.

Stefano Castelli

Evento correlato
Nome eventoAntonio Rovaldi - Il suono del becco del picchio
Vernissage22/05/2020 no
Duratadal 22/05/2020 al 26/07/2020
AutoreAntonio Rovaldi
CuratoriLorenzo Giusti , Steven Handel, Francesca Benedetto
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoGAMEC - GALLERIA D'ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA
IndirizzoVia San Tomaso 53 24121 - Bergamo - Lombardia
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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.