A Brussels fiere d’arte in subbuglio. Dopo Independent, annullata l’edizione 2020 di Poppositions

La prima a cancellare la propria rassegna dall’agenda degli appuntamenti d’arte di Brussels è stata Independent, alla quale adesso si aggiunge Poppositions. Le motivazioni? Tenere testa al difficile equilibrio tra offerta di qualità e mercato, vera spada di Damocle delle fiere indipendenti

POPPOSITIONS 2018
POPPOSITIONS 2018

Mentre il sistema dell’arte internazionale risente dei contraccolpi dell’epidemia coronavirus – nelle ultime settimane è stata annullata Art Basel Hong Kong e in Italia sono stati chiusi i musei e sospese le attività culturali –, il mondo delle fiere in realtà già da tempo vive momenti di turbolenza, soprattutto le rassegne indipendenti e cosiddette “collaterali”. Nonostante facciano un po’ da satelliti delle grandi, le fiere indipendenti infatti sono realtà spesso sperimentali e dai contenuti curatoriali di alto livello, ma allo stesso tempo in balia delle difficoltà economiche e logistiche proprie delle piccole fiere (per non contare poi che durante le annuali art week, si ritrovano a dover concorrere con i colossi fieristici che catturano attenzione di operatori del settore, collezionisti e media). In questa temperie rientra l’annuncio fatto in queste ore da Poppositions, vivace fiera fondata nel 2012 a Brussels da Liv Vaisberg, Pieter Vermeulen e Edouard Meier. Negli ultimi otto anni, la fiera è stata tra gli eventi più seguiti da collezionisti, critica e pubblico della art week primaverile della capitale belga, ma adesso la rassegna ha deciso di fermarsi per rivalutare il proprio format.

POPPOSITIONS 2018
POPPOSITIONS 2018

LO STOP DELLA FIERA POPPOSITIONS A BRUSSELS

“Dopo otto edizioni di successo, i co-fondatori di Poppositions hanno deciso di accantonare la rassegna nella sua forma attuale, una fiera d’arte curata. Quella che è nata nel 2012 come iniziativa per reagire al dominio dei principali format delle fiere d’arte è diventata un modello equo alternativo che molti hanno seguito. La scena artistica è cambiata enormemente negli ultimi otto anni e anche Brussels si è evoluta in un paesaggio molto diverso”, si legge in una nota stampa della fiera. “Abbiamo sempre cercato di mantenere la nostra importanza, adattando tatticamente il nostro modus operandi e trovando una nuova sede ogni anno. Tuttavia, abbiamo deciso che è giunto il momento di mettere da parte questo modello per capire come potrebbe rinascere in una forma diversa. Pertanto, la fiera non si terrà nella primavera del 2020”. Lo stop della fiera nascerebbe quindi dall’esigenza di rivisitare il proprio modello, fortemente sperimentale e curatoriale rispetto alle grandi fiere il cui lato commerciale ha un notevole peso specifico.

POPPOSITIONS 2018
POPPOSITIONS 2018

LA CRISI DELLE FIERE INDIPENDENTI DI BRUSSELS

Rimanendo nell’area di Brussels, lo scorso anno un’altra fiera ha deciso di annullare il proprio evento nella città belga e per motivazioni molto vicine a quelle di Poppositions: si tratta di Independent, rassegna newyorchese nata nel 2009 da un’idea di Elizabeth Dee, Darren Flook, Matthew Higgs, Laura Mitterrand e da un consorzio di gallerie che nel 2016 ha poi deciso di lanciare un proprio avamposto a Brussels.  Il successo di pubblico e critica registrato nelle prime due edizioni hanno spinto Independent a rivisitare il format del suo avamposto in Belgio, organizzando nel 2018 una fiera completamente nuova: a partire dalle date di svolgimento, non più in primavera insieme alla ad Art Brussels, ma in autunno, per avere maggiore spazio e attenzione mediatica. Inoltre l’ultima edizione della fiera (svoltasi nel novembre 2018) si è contraddistinta per il nuovo modello proposto: meno commerciale e più curatoriale, trasformandosi così in una sorta di festival dedicato alla performance con live art, installazioni, mostre e talks a tema, con la curatela di Vincent Honoré. L’impegno assunto da Independent, però, è stato forse troppo oneroso, dato che nell’estate 2019 è stata annunciata la cancellazione della tappa belga della fiera. L’idea di cambiare data alla fiera, a quanto pare, non si sarebbe rivelata molto azzeccata, dato che l’art week a Brussels si svolge in primavera e non in autunno. Per non contare poi che nei giorni in cui si è svolta l’ultima edizione della manifestazione, l’attenzione del sistema dell’arte internazionale era rivolta alla Shanghai Contemporary Art Fair in Cina. A questo si aggiungono anche problematiche di tipo gestionale: gli spazi in cui si è svolta l’ultima edizione belga di Independent sono tre volte più grandi rispetto a quelli dell’avamposto a New York. Insomma, sembra proprio che le fiere indipendenti, quando intenzionate a fare il “salto” per raggiungere le grandi, trovino grosse difficoltà economiche e logistiche, nonostante spesso promuovano modelli di fiere sperimentali e programmi curatoriali di livello.

– Desirée Maida

www.poppositions.com
www.independenthq.com

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.