Rava vavàra: un programma radio dedicato alla poesia sonora contemporanea

Gli appuntamenti sono mensili e riguardano composizioni di musica contemporanea, brani concettuali, suoni generati da strumenti musicali inventati, registrazioni di installazioni sonore, di performance, letture e collaborazioni tra artisti di diverse discipline. In occasione della diretta di luglio abbiamo intervistato Eva Macali autrice di Rava vavàra.

Rava vavàra in studio
Rava vavàra in studioRava vavàra in studio

Rava vavàra è un programma radiofonico ideato da due artiste Eva Macali (Siena,1974) e Valentina Furian (Dolo,1989) che indagano e coinvolgono con ricerche e sperimentazioni i lavori di altri artisti che operano nel campo della poesia sonora. In un’ottica laboratoriale, che va avanti dal 2017, in questi anni Rava vavàra ha ospitato numerosi artisti italiani e internazionali. Eva Macali, musicista e artista visiva, conduce attualmente il programma nomade dedicato non solo all’arte e alla poesia sonora, ma anche, per contenuti e proposta editoriale, ad una serie di approfondimenti e tematiche performative e interdisciplinari. La raccolta e l’archiviazione del materiale e dei vari contributi per Rava vavàra sottolinea Macali: “avviene tutt’ora in questa maniera liquida, con il passaparola e attraverso gli incontri, sulla base della condivisione di una certa idea di arte contemporanea”. Il prossimo 15 luglio alle ore 12 sintonizzatevi su Radio Raheem per il nuovo episodio sull’intelligenza artificiale e il coro.

Rava vavàra, Cia Rinne
Rava vavàra, Cia Rinne

Come nasce il programma radiofonico intitolato Rava vavàra?
Sono un’appassionata melomane. Quando ero piccola ho studiato pianoforte e negli anni ho scritto, sotto pseudonimo, recensioni e reportage di musica elettronica e sperimentale. Nel 2017 ho pensato di proporre a Radio Onda Rossa, a Roma, un programma su arte e suono perché il mezzo radiofonico mi è sempre piaciuto molto. Mi ero resa conto che diversi artisti che conoscevo facevano esperimenti e veri e propri lavori con il suono a margine della loro pratica principale. Ne ho parlato con Valentina Furian, che in quel periodo era a Roma, e abbiamo deciso di provare a fare più che altro un laboratorio, senza preoccuparci dell’aspetto curatoriale.

Perché questo nome?
Quando si è trattato di trovare un nome si è scelto di usare il titolo di una poesia dadaista, Rava vavàra, che avevo scritto nel 2016 e presentato a un’edizione romana di Poetitaly. Con Valentina ci eravamo divertite a fare delle prove con i traduttori automatici usando il testo nonsense della poesia. L’accordo era di provare a coinvolgere nella trasmissione artisti che volessero trasmettere i loro lavori sonori, di qualsiasi tipo fossero, senza curarci di contestualizzare o attribuirgli un senso particolare. In questa prima fase del progetto si sono avvicinate diverse persone per partecipare al laboratorio senza particolare attenzione alla titolarità.

In che modo la tua pratica artistica si relazione con il progetto radiofonico?
Di questo progetto mi piace molto l’aspetto laboratoriale, anche se nel tempo le puntate sono diventate più curate e ci sono dei momenti di parlato soprattutto in presenza di ospiti. Per preparare Rava vavàra ascolto costantemente opere e suoni molto diversi tra loro. Spesso i brani fanno parte di progetti più complessi, che hanno anche una componente visiva e installativa, e questo m’interessa molto perché anche io tendo a sviluppare progetti interdisciplinari, sviluppati a cavallo di diverse discipline. Con questo programma provo a fare della cosiddetta ‘radio arte’, che all’estero è una vera e propria disciplina, ci sono addirittura dei festival e la insegnano all’università.

Rava vavàra, Atau Tanaka
Rava vavàra, Atau Tanaka

Ci spieghi meglio?
Con radio arte s’intende un utilizzo della radio non di tipo giornalistico ma come vero e proprio medium artistico. In generale ho predisposizione per l’utilizzo di mezzi di tipo broadcast. Ad esempio, ho fatto una streaming performance su una piattaforma che si chiama Twitch, frequentatissima da un pubblico di giovani e gamer, dove impersonavo un personaggio di nome Alba Marina. Ora sto studiando un’altra applicazione che si chiama TikTok, popolarissima tra gli adolescenti.

Il focus che presenti è incentrato sull’arte sonora e in particolare sulla poesia sonora contemporanea di matrice femminista. Raccontaci il tuo progetto. Chi è il tuo pubblico?
Penso che il pubblico di un programma come Rava vavàra sia trasversale, fatto di curiosi, di ascoltatori interessati al discorso dell’arte e al dibattito culturale che le ruota attorno e che se ne nutre a cascata. Un pubblico di appassionati dell’ascolto in generale ma anche di persone che tengono la radio accesa, magari facendo altro, e che sono abituati a sentire molte cose diverse. Nella trasmissione passa di tutto: composizioni di musica contemporanea sperimentale, progetti finto-mainstream portati avanti da artisti plastici o visivi, brani concettuali, suoni generati da strumenti musicali inventati, registrazioni di installazioni sonore, di performance, collaborazioni tra artisti di diverse discipline, letture. L’unico vero filtro è un gusto che ho raffinato negli anni, con cui riconosco sia l’originalità dell’opera che il suo valore estetico sul piano del suono e della composizione. Quando riesco trasmetto la poesia sonora perché penso che gli esperimenti con l’uso del linguaggio al di là della letteratura e del teatro siano molto preziosi.

E le donne?
Premesso che tutti, maschi e femmine, si esprimono attraverso le loro idee, ho notato che le donne tendono a farlo più facilmente con la voce, mentre gli uomini tendono a usare gli strumenti musicali. Non è tra l’altro un fatto così straordinario: nel jazz ad esempio ci sono pochissime musiciste e le donne sono soprattutto cantanti. In tutti i casi questa propensione all’uso della voce sta aprendo scenari inediti. Con gli ascolti serrati e a 360° che sto facendo negli ultimi anni comincio a identificare dei temi e dei modi che ricorrono, come se le pratiche di artisti diversi fossero accomunate da una propensione comune.

Ci sono anche poeti sonori uomini?
Sì, comunque la poesia sonora e l’uso della voce non sono praticati solo da donne. Ad esempio, ho trasmesso estratti dalla registrazione di una conferenza divertente di Iacopo Seri (Arezzo, 1983) dove ha parlato per un’ora alla platea di un’università inglese in una lingua inventata, facendo dei versi privi di significato con la voce e convincendo l’uditorio a imitarlo.

Chi sono i protagonisti della puntata di luglio e quando sarà?
Il 15 luglio alle 12 va in diretta un nuovo episodio su Radio Raheem con un focus su due temi apparentemente antitetici: l’intelligenza artificiale e il coro. Ci saranno due registrazioni in corso d’opera di Elena Bellantoni (Vibo Valentia, 1975), che sta sviluppando il progetto On the breadline con cui ha vinto lo scorso Italian Council. Atau Tanaka e Petri Kuljuntausta, mi hanno gentilmente messo a disposizione i loro archivi dove ho trovato alcune perle. Nicola Di Croce ha contribuito con un brano ancora inedito su cui mi sono impegnata a non fare anticipazioni. Ci sarà poi un estratto dalla registrazione della bella installazione sonora che Mark Fell ha fatto recentemente a Hangar Bicocca in dialogo con la mostra di Sheela Gowda. E se rimane del tempo c’è anche un assaggio da una pièce del gruppo di teatro sperimentale milanese Phoebe Zeitgeist.

Su quali stazioni è trasmesso?
Il programma ha molti contributi di artisti stranieri perché è stato itinerante: quando mi sono spostata in Germania ho trovato la disponibilità di Tina Klatte di Radio Corax a Halle, che svolge un programma di promozione di radio art finanziato da Goethe Institut, con cui ho potuto trasmettere anche quando non ero fisicamente in Germania, collegandomi via Skype. Ora Rava vavàra va in onda su Radio Raheem a Milano. Da Milano ho continuato a collaborare con l’estero anche perché per fare progetti integrati con il suono mi sembra sia necessario orientarsi oltralpe, dove le pratiche di questo tipo sono riconosciute e valorizzate. C’è addirittura un mercato: in nord Europa le installazioni che combinano suono e medium come la pittura e la scultura se le comprano i collezionisti e le acquisiscono i musei.

Possiamo scaricare i podcast?
Si, sul sito www.ravavavara.art ci sono tutti i podcast degli episodi, che sono anche nell’archivio di qualcuna delle radio e sicuramente di Radio Raheem.

-Giuseppe Amedeo Arnesano

www.ravavavara.art
www.radioraheem.it

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Giuseppe Arnesano
Storico dell'arte e curatore indipendente. Laureato in Conservazione dei Beni Culturali all'Università del Salento e in Storia dell'Arte Moderna presso l'Università La Sapienza di Roma. Ha conseguito un master universitario di I livello alla LUISS Master of Art di Roma. Giornalista pubblicista, iscritto all'ordine nazionale dei giornalisti dal 2011, collabora come critico d’arte con Artribune dal 2011. Nel settore della comunicazione culturale, dal 2013 a oggi, ha lavorato con la Soprintendenza Speciale del Polo Museale Romano, con la Fondazione Torino Musei e la Fondazione Carriero a Milano. Tra le mostre recenti è co-curatore del progetto “Studio e Bottega - Tradizione e Creatività nel segno dell’Arte”, ideato da Ilaria Gianni e realizzato negli spazi della Fondazione Pastificio Cerere di Roma.