#wethenipple, la nuova performance fotografica di Spencer Tunick contro la censura su Facebook

Il fotografo statunitense, noto per i suoi scatti che ritraggono soggetti nudi in contesti urbani o paesaggistici, ha organizzato un particolare shooting davanti agli uffici newyorchesi di Facebook. Il motivo? Protestare contro la censura applicata dal social network sulle immagini che rappresentano capezzoli femminili

Image by Spencer Tunick / via Instagram
Image by Spencer Tunick / via Instagram

Lo scorso 2 giugno, più o meno all’alba, a New York si è svolta una particolare azione artistica diretta da Spencer Tunick (Middletown, 1967), fotografo diventato celebre per i suoi scatti che ritraggono soggetti nudi in contesti urbani o paesaggistici. A Manhattan – precisamente ad Astor Place, dove si trovano gli uffici newyorkesi di Facebook – Tunick e un gruppo composto da 125 persone nude hanno dato vita a una sorta di servizio fotografico/sit-in per protestare contro la censura applicata dal social network sulle immagini che rappresentano i capezzoli femminili, e considerata da Tunick una limitazione alla libertà d’espressione artistica, soprattutto fotografica.

LE PERFORMANCE-PROTESTE DI SPENCER TUNICK

Spencer Tunick inizia a fotografare nudi per le vie di New York nel 1992. Sempre della Grande Mela, nel 1994, viene arrestato al Rockefeller Center, dove era in compagnia di una modella completamente nuda. Poi arriva l’evoluzione verso le grandi scenografie collettive, con mega shooting realizzati a Londra, Lione, Melbourne, Montréal, Caracas, San Paolo, Buenos Aires, Sydney, Vienna, Roma e Milano. Nel maggio del 2007, a Città del Messico, ha battuto il suo record fotografando con oltre 18mila persone ne el Zócalo, la piazza principale della città. Le performance solitamente prendono avvio dalle call lanciate dallo stesso fotografo, ricevendo riscontro da migliaia di volontari. Tra le sue serie di scatti più celebri, i primi ritratti individuali di American Zone, Nude adrift, Early European Projects, Reaction Zone. Se la ricerca di Tunick verte sul rapporto tra il corpo umano e lo spazio pubblico/naturale, nel corso del tempo ha preso connotazioni anche di tipo politico: basti pensare alla performance tenutasi nel 2016 a Cleveland, dove 100 donne nude hanno protestato contro il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

SPENCER TUNICK E IL MOVIMENTO DI PROTESTA #WETHENIPPLE. LA PERFORMANCE A NEW YORK

Quella condotta ultimamente da Tunick è invece una protesta contro la censura applicata dai social network sulle immagini che rappresentano i capezzoli femminili già portata avanti da #wethenipple, movimento nato per combattere questo divieto e che vede impegnati soprattutto artisti. In collaborazione con NCAC – National Coalition Against Censorship, Tunick lo scorso 2 giugno ha dunque riunito 125 persone nude – soprattutto donne – davanti agli uffici newyorchesi di Facebook. Durante lo shooting, i volontari hanno coperto le proprie parti intime con fotografie raffiguranti capezzoli maschili “donati” per la causa dall’artista Andres Serrano, l’attore e fotografo Adam Goldberg, il batterista dei Red Hot Chili Peppers Chad Smith e lo stesso Tunick. “Questa è una fotografia vestita”, ha dichiarato Tunick ad artnet news, “i partecipanti sono vestiti di capezzoli maschili. Siamo qui per protestare contro le regole piuttosto severe contro la nudità e la censura” ha aggiunto l’artista, che ha sottolineato inoltre che Facebook e Instagram potrebbero seguire la linea adottata da YouTube, che ha “un processo di verifica per gli artisti, una piattaforma che consente loro di condividere il proprio lavoro”.

FACEBOOK E LA CENSURA

Succede spesso che gli algoritmi di Facebook confondano alcune immagini di nudo, anche tratte da capolavori della storia dell’arte, con contenuti di tipo pornografico e quindi censurabili, causando il malcontento di utenti, artisti e persino istituzioni museali che si ritrovano in difficoltà nel divulgare sui social network le opere delle proprie collezioni. Giusto per ripercorrere qualche precedente, ricordiamo le censure eclatanti dell’Origine du monde di Gustave Courbet, la Venere di Willendorf, una delle più famose e antiche rappresentazioni della storia della nudità femminile, la Sirenetta di Copenaghen e persino il Trittico della Deposizione dalla Croce di Pieter Paul Rubens.

– Desirée Maida

Dati correlati
AutoreSpencer Tunick
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.