Grande mostra alle Terme di Caracalla di Roma per Fabrizio Plessi. L’abbiamo intervistato

Inaugurano, con una grande mostra di Fabrizio Plessi, gli spazi sotterranei delle Terme di Caracalla. L’artista ci racconta come in questa intervista

Liquid Life, Fabrizio Plessi (Ca' d'Oro, Venezia) via Flickr, ph Annie Dalbera

Quando a Roma viene aperto al pubblico un nuovo sito del patrimonio storico, come recentemente avvenuto per la Reggia di Nerone, è sempre una buona notizia. Ma quando gli stessi spazi vengono usati per ospitare una programmazione legata alla contemporaneità e a temi attuali, la questione diventa ancora più interessante. Sarà questa la sorte delle Terme di Caracalla, che a breve renderanno visitabili i loro spazi sotterranei. Per coronare l’occasione, è stato invitato Fabrizio Plessi (Reggio Emilia, 1940, vive a Venezia), considerato tra i padri fondatori della videoarte in Italia, a intervenire su questi spazi. Non per una mostra retrospettiva del suo lavoro, bensì per un progetto immersivo e interattivo pensato dall’artista appositamente per questo luogo così fortemente connotato. L’inaugurazione sarà il 17 giugno e la mostra resterà aperta per tutta l’estate. Non sono ancora stati ufficializzati gli ultimi dettagli, come il titolo (che sappiamo comunque ruoterà attorno al tema dell’acqua, a cui la produzione dell’artista è da sempre fortemente legata). Ne abbiamo parlato con Fabrizio Plessi, che ci ha raccontato come è nato questo progetto e in cosa consisterà.

Quali sono le circostanze che l’hanno portata a esporre in questo luogo così speciale?
Mi è stato chiesto di esporre dalla Sovrintendenza ai Beni Archeologici e Culturali di Roma in occasione dell’inaugurazione di un nuovo spazio sotterraneo alle Terme di Caracalla.

Ovvero?
È la zona posta sta sotto le terme, un luogo meraviglioso, una sorta di Pompei sotterranea.

Cosa sarà esposto in questo luogo?
Ho fatto un progetto appositamente creato per questo luogo. Ma non verranno esposti dei vecchi lavori: ho creato, invece, una gigantesca e unica installazione che si sviluppa per tutto lo spazio. Nuova, inedita. Questa è la cosa più curiosa e interessante, dal mio punto di vista.

Plessi.Fabrizio Via Wikimedia Commons
Plessi.Fabrizio Via Wikimedia Commons

A cosa si ispirerà questa grande installazione?
A Roma!

Quali sono le particolarità dell’opera?
Sarà un progetto molto tecnologico, virtuale, qualcosa di grande attualità, una specie di archeologia del futuro.

Quali sono, invece, le caratteristiche più affascinanti secondo lei di questi spazi sotterranei delle Terme di Caracalla?
È molto interessante perché lo spazio si trova sottoterra, dove c’erano l’acqua, il fuoco, tutti gli elementi per scaldare e raffreddare questa piscina gigantesca che ogni giorno accoglieva ben 12 mila persone che facevano il bagno, una cosa straordinaria. Siccome l’acqua e il fuoco sono gli elementi ricorrenti nelle mie opere, è stato chiesto a me di fare un intervento che sarà anche visivamente molto spettacolare.

Effettivamente, la prima cosa a cui si pensa immaginando un simile intervento, è la connessione tra l’identità storica delle terme e l’importanza dell’acqua all’interno della sua poetica.
Infatti. Addirittura, in questi spazi sotterranei, passavano dei carri con degli alberi interi, che venivano bruciati per generare calore. C’è un aspetto primordiale molto forte di quegli elementi che sono centrali nel mio lavoro.

E per quanto riguarda la connessione con la città di Roma, di cui ci accennava prima?
Quella sarà una tematica parallela: parlerò delle acque di Roma, del suo fuoco, ma anche del Barocco, dei suoi artisti…

Ci sono delle figure professionali che hanno collaborato con lei alla messa in opera di questo progetto?
Non propriamente. Mi sono mosso da solo, da “navigatore solitario”, lavorando su tanti libri e materiale storico. L’unica figura molto importante è il musicista Michael Nyman, che ha composto per me la musica che verrà diffusa nell’installazione delle Terme.

Lei torna qui quindi con un progetto molto importante dopo un periodo di assenza dalle scene artistiche.
Si, la mia ultima mostra a Roma risale a molto tempo fa, quando ho inaugurato le Scuderie del Quirinale nel 2002. Questo è un progetto molto preciso, molto attuale e soprattutto totalmente inedito. Sarà rivolta ai cittadini romani come a un pubblico internazionale, e penso che durerà tutta l’estate. Sarà anche accompagnata da un grande catalogo Electa.

Ultime cose da sottolineare?
Per me questo è un progetto molto importante, non è una solita mostra “di routine” come se ne fanno tante, è una mostra speciale, studiata apposta e creata apposta per Roma, con opere che nessuno ha mai visto. Sarà tutta altamente tecnologica, virtuale e legata, allo stesso tempo, ai temi del passato e della memoria storica di Roma.

-Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.

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