Giovani galleristi e storici palazzi

Una tendenza avviata da storici galleristi come Franco Noero e Massimo De Carlo. Ora però l’abbandono dei white cube in favore dei palazzi storici inizia ad affascinare anche giovani e giovanissimi galleristi. Con Milano che, come al solito, fa da apripista.

Tommaso Calabro ph Riccardo Gasperoni.
Tommaso Calabro ph Riccardo Gasperoni.

Arrivando, scende veloce la lunga ombra di edificio che sembra un’ombra. Un’invenzione della luce e del marmo. Piero Portaluppi in piazza San Sepolcro a Milano reinventa la torre, tristemente per il fascio. Un “oggetto” che rimane un indiscutibile esempio di grande architettura italiana. E questo vale la passeggiata.
Sulla piazza silenziosa si apre un portone elegante che apre a sua volta su una grande scalinata classica ottocentesca, dal sinuoso corrimano rosso e dal tappeto scalinata verde milano. Si entra così nella galleria di Tommaso Calabro, aperta da poco più o poco meno di un anno. E già sintonizzata con qualità e relazioni. Tommaso ha meno di trent’anni. Dopo gli studi in Bocconi, dove è tornato come prof, e al King’s College, ha diretto la galleria Nahmad Projects a Londra. E poi ha deciso di aprire una galleria a Milano, al piano nobile di un palazzo e imponendo uno stile e un’attitudine internazionali. Per gli spazi, la gestione, le mostre. In bilico tra grandi maestri, e pezzi storici, con sempre curiose invenzioni, e sperimentazioni nelle stanze sul retro, dove riserva un’ulteriore stanza segreta affrescata. Jean Dubuffet e quel disco di Beniamino dal Fabbro per la Galleria del Cavallino del 1962 era deliziosa.

Installation view at Massimo De Carlo, MilanLombardia. Photo by Roberto Marossi, Courtesy Massimo De Carlo Milan London Hong Kong
Installation view at Massimo De Carlo, MilanLombardia. Photo by Roberto Marossi, Courtesy Massimo De Carlo Milan London Hong Kong

FEDERICO VAVASSORI

Così – stessa età e modi diversi, ma altrettante freschezza e determinazione – per Federico Vavassori, che ha aperto la sua galleria, anche lui al primo piano di un palazzo storico a lato di piazza Cordusio. Atmosfera informale, e più underground, con il frigorifero in ingresso sullo stanzino ufficio, confuso e divertito. Soffitti bassi e tre stanze che si rincorrono con grandi finestre luminosissime, dove Federico ama conversare e fumare amabilmente con gli ospiti. La proposta è sempre internazionale, fresca, indie, molto ben connessa con artisti che rimarranno. Lui che ha lavorato moltissimo, da subito, con Lisa Ponti, fino a diventarne forse il più grande estimatore e collezionista. Mancata da pochi giorni, lei aveva trovato una sintonia speciale con Federico, che probabilmente ne farà l’archivio o il fondo.
Sono due storie di una nuova generazione milanese, italiana. Giovanissimi galleristi con progettualità chiara e nessuna retorica provinciale. Ambizioni ben riposte. Di una Milano sempre più capitale, grazie anche alla volontà di recuperare un’identità di spazi speciali e unici, e non di vuoti white cube, come per l’incredibile, che dire, luogo nuovo di Massimo De Carlo.

– Cristiano Seganfreddo

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #49

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