Arte, donne e femminismo: 8 mostre celebrano le (artiste) donne in Italia

C’è una grande riscoperta dell’arte al femminile e femminista. Lo dimostra un fitto calendario di mostre in tutta Italia. Ecco quali sono

Girando per l’Italia si fanno notare le numerose mostre e retrospettive che vari spazi e musei stanno dedicando all’arte delle donne e al femminismo. Da Roma a Milano, passando per Bologna, Firenze, Bergamo, segnano tutte un’attenzione per la produzione d’arte di ispirazione femminista come una sorta di risarcimento verso un passato (scomodo) archiviato velocemente, finora trascurato e non sufficientemente valorizzato. Il fil rouge e il segno positivo di queste mostre è dato infatti dal recupero della produzione femminista degli anni ’60 e ’70 del ‘900, considerandola non più solo come autoreferenziale per i movimenti, ma come la traccia di un passaggio storico sostanziale per i mutamenti della nostra società. Il femminismo e le sue protagoniste hanno fatto la storia delle donne, ma anche degli uomini, e oggi più che mai è fondamentale recuperarne la memoria. Le battaglie per le libertà, i diritti, la parità e l’autodeterminazione femminile è appartenuta, ed appartiene, anche all’arte e le opere delle artiste che hanno segnato la storia del femminismo hanno un valore storico, sociale e civile, oltre che artistico. Un significato che va veicolato alle nuove generazioni che tendono a dare per scontati i diritti acquisiti di cui godono dalla nascita, senza conoscerne i processi che li hanno generati. È fondamentale quindi che le opere di artiste femministe escano sempre più frequentemente dagli archivi in cui sono state conservate e vengano riproposte ad un pubblico più ampio e generico possibile, composto soprattutto dai giovani, ai quali abbiamo veicolato poco e male qual è stata la storia della condizione femminile nei secoli. Ecco qual è l’importanza di queste mostre che vi segnaliamo.

– Lorenza Fruci

1. IL SOGGETTO IMPREVISTO DA FM A MILANO

Il Soggetto Imprevisto Diane Bond Le cornici

Il Soggetto Imprevisto. 1978 Arte e Femminismo in Italia presso FM Centro per l’Arte Contemporanea a Milano (fino al 26 maggio 2019), curata da Marco Scotini e Raffaella Perna, è una mostra composta da opere di oltre 100 artiste italiane e internazionali attive negli anni ‘70 che, attraverso il linguaggio dell’arte, hanno scardinato l’assoggettamento della donna nella società. L’esposizione, che ruota intorno all’anno simbolico 1978 (in cui tra le varie cose uscì Taci, anzi parla. Diario di una femminista di Carla Lonzi e venne approvata la legge sull’aborto), è una doverosa e necessaria riscoperta del rapporto tra arti visive e movimento femminista le cui opere sono rimaste per troppi anni chiuse (o volutamente dimenticate?) negli archivi, oltre che fuori dal mercato.

2. L’AMORE RIVOLUZIONARIO AL PAC DI MILANO

Anna Maria Maiolino

Al PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano c’è fino al 9 Giugno 2019 O AMOR SE FAZ REVOLUCIONÁRIO, la prima retrospettiva in un’istituzione pubblica italiana dell’artista italo-brasiliana Anna Maria Maiolino (nata nel 1942 a Scalea), che pone tra i temi della sua ricerca anche quello dell’identità di genere. Nel suo lavoro degli anni ’60 e ’70 si ispira all’immaginario del quotidiano femminile fatto dalla ripetitività dei compiti affidati dalla società alla donna, che l’artista critica alla radice in quanto oppressione di genere ed espressione del sessismo dominante.

3. IO SONO ALLA GAMEC DI BERGAMO

Birgit Jürgenssen

La GAMeC di Bergamo ha reso omaggio alla produzione di ispirazione femminista dell’artista austriaca Birgit Jürgenssen (Vienna 1949 – 2003) con una grande retrospettiva a lei dedicata visibile fino al 19 Maggio 2019. Negli oltre 150 lavori realizzati in quarant’anni di ricerca si delinea l’autodeterminazione della Jürgenssen in quanto artista, donna ed essere umano (soprattutto in relazione alla natura), esplicitata anche dallo stesso titolo della mostra Io sono. È soprattutto nella produzione degli anni ’60 e ’70 che l’artista lavora sui pregiudizi, le convenzioni sociali e i rapporti tra i sessi, usando un singolare e del tutto personale linguaggio dissacrante ed ironico che per questo colpisce doppiamente.

4. LA PERSONALE DI KIKI SMITH A FIRENZE

Kiki Smith

A Firenze le Gallerie degli Uffizi, negli spazi dell’Andito degli Angiolini di Palazzo Pitti, ospitano la personale di Kiki Smith, una delle protagoniste dell’arte contemporanea (Norimberga 1954) dichiaratamente femminista. La mostra What i Saw on the road, aperta fino al 2 Giugno 2019, propone una quarantina di opere della produzione dell’artista degli ultimi vent’anni che pone al centro della sua riflessione la fragilità del corpo femminile, attualizzata in una ricerca dell’armonia nell’incontro con la natura.

5. MIKA ROTTENBERG AL MAMBO DI BOLOGNA

Mika Rottenberg

Gli spazi del MAMbo di Bologna ospitano fino al 19 maggio 2019 la prima personale (in un’istituzione museale italiana, curata da Lorenzo Balbi) il lavoro di Mika Rottenberg, artista femminista nata a Buenos Aires nel 1976. Con un linguaggio umoristico, sarcastico e bizzarro, l’artista utilizza i diversi linguaggi del film, dell’installazione architettonica e della scultura per indagare il genere, le classi sociali e le assurdità del mondo del lavoro. Un’opera su tutte (una delle tre commissionate per la mostra) è Ponytail (Orange), in cui lunghi capelli finti, raccolti in una coda di cavallo, escono dalla parete del museo e, grazie ad un sistema meccanico, si agitano a ripetizione inducendo a riflettere sul ruolo del corpo della donna e della sua femminilità nella società contemporanea.

6. MISS ME A BOLOGNA DA CHEAP

Miss Me e Benedetta Bartolucci aka Redville

Degni di attenzione anche i paste-up dell’attivista femminista canadese Miss Me e Benedetta Bartolucci aka Redville in occasione del Festival della Violenza Illustrata a Bologna. I poster sono su un muro di Viale Masini e formano un vero e proprio wall, della lunghezza di 150 metri, dedicato all’empowerment delle donne e alle lotte femministe. Un’operazione potente che, con un linguaggio diretto e comprensibile dalla massa, è capace di arrivare a qualsiasi passante (anche e soprattutto involontariamente). Tra i claim utilizzati: “I didn’t came from your rib, you cam from my VAGINA”, “It’s not me, it’s YOU”, “FUCK your judgment”, fino all’omaggio a Carla Lonzi con il poster “TACI, ANZI PARLA”.

7. IL PADIGLIONE ITALIA ALLA BIENNALE DI VENEZIA

Chiara Fumai, Chiara Fumai reads Valerie Solanas, 2013. Videoinstallazione. Courtesy l’artista

Un segno di attenzione al femminismo verrà anche dalla prossima Esposizione Internazionale d’Arte della biennale di Venezia, dove il curatore del Padiglione Italia Milovan Farronato ha scelto Chiara Fumai tra gli artisti protagonisti del suo progetto espositivo Né altra Né questa: La sfida al Labirinto. Scomparsa a soli 39 anni nel 2017, Fumai ha dedicato il suo lavoro ad una rilettura in chiave femminista del canone storico occidentale improntato sul patriarcato, portando avanti un’indagine rigorosa dalla formalizzazione molto personale. Incarnando e ridando vita a femministe oltraggiate nel passato, il suo lavoro ha un’importanza di recupero della memoria storica.

8. CORPI RIVOLUZIONARI A ROMA

Donne. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione

Esplicitamente femminista è il lavoro proposto nell’ultima sezione della mostra Donne. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione alla Galleria d’Arte Moderna di Roma (fino al 13 Ottobre 2019), dedicata alle dinamiche e alle relazioni tra gli sviluppi dell’arte contemporanea, l’emancipazione femminile e le lotte femministe. In esposizione materiale documentario proveniente da ARCHIVIA – Archivi Biblioteche Centri Documentazione delle Donne – e testimonianze di performance e film d’artista di alcune protagoniste a partire dagli anni ’60 del ‘900. A parte questa sezione, per il resto la mostra è composta da opere dedicate alla figura della donna dalla fine dell’Ottocento fino ai giorni nostri, testimoniando che bisogna arrivare agli anni ’60 per trovare il female gaze, un punto di svolta nella produzione e nell’analisi delle immagini, nei mass media come nell’arte.  È a partire dalle contestazioni di quel decennio (a parte poche eccezioni nella storia antecedente) che le donne si mostrano protagoniste, in quanto artiste e autrici, della rappresentazione di loro stesse, frutto di uno sguardo soggettivo sul mondo, dopo essersi liberate finalmente dal ruolo di semplice musa e oggetto di un’arte al maschile che aveva dominato i decenni, se non i secoli, precedenti.

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