Ecco com’è il “Rehang” della Collezione Maramotti. Le immagini del nuovo allestimento

La straordinaria Collezione emiliana ha svelato al pubblico il suo nuovo volto. Vi raccontiamo qui i progetti esposti, frutto di una densa attività di commissioni e acquisizioni della famiglia Maramotti.

Kintera room Krištof Kintera Dalla mostra / From the exhibition Postnaturalia, 2017 Collezione Maramotti, Reggio Emilia, 2019 Ph. Dario Lasagni
Kintera room Krištof Kintera Dalla mostra / From the exhibition Postnaturalia, 2017 Collezione Maramotti, Reggio Emilia, 2019 Ph. Dario Lasagni

Dopo 12 anni di intensa attività, la Collezione Maramotti (che rappresenta un modello di collezionismo unico in Italia per ampiezza e qualità delle opere presenti) ha deciso di ripensare la sua stessa struttura, scegliendo dieci progetti esposti nel corso degli anni e facendoli entrare, a titolo permanente, nei suoi spazi. Un accorto progetto di riallestimento che ha coinvolto anche gli Archivi della Collezione, nei quali sono stati allestiti altrettanti nuclei di documenti, opere e oggetti, per dar vita a un dialogo con le opere esposte. I progetti e le immagini di Rehang.

REHANG MARAMOTTI

“La Collezione Maramotti ha aperto al pubblico alla fine del 2007 e l’esposizione permanente, salvo piccoli cambiamenti, è sempre rimasta uguale. Questo Rehang manifesta il desiderio di presentare un parziale aggiornamento del percorso di visita, per valorizzare l’attività portata avanti nel corso di oltre undici anni, principalmente attraverso progetti commissionati direttamente ad artisti giovani e mid-career”. Così ci ha raccontato Sara Piccinini, senior coordinator di Collezione Maramotti, in un’intervista pubblicata qui. A inizio marzo è stato finalmente svelato al pubblico il grande progetto di Rehang: un’elegante e festosa celebrazione che ha aperto con un concerto di violoncello, fisarmonica e violini. Tra i brani, c’è stata anche la riproposizione del celebre 4’33’’ di silenzio di John Cage all’interno della Sala Barca, che ospita la poetica installazione di Claudio Parmiggiani Caspar David Friedrich, un’imbarcazione – sospesa a mezz’aria – recante delle tele al posto della vela.

I PROGETTI DELLA COLLEZIONE

La novità proveniente dal tesoro Maramotti si trova al terzo piano dell’edificio e si articola in dieci progetti provenienti da lavori commissionati ad artisti italiani e internazionali nel corso del tempo e poi acquisiti dall’istituzione emiliana. Molti degli allestimenti (che diventano a tutti gli effetti delle mini-mostre) costituiscono delle atmosfere immersive e di forte impatto: è il caso di Postnaturalia (2017) di Krištof Kintera che, attraverso un fitto intreccio di componenti elettroniche, assume le sembianze di una sorta di ecosistema diffuso in tutta la stanza. La suggestione proviene anche dalla sala di Evgeny Antufiev con Twelve, wood, dolphin, knife, bowl, mask, crystal, bones and marble –fusion. Exploring materials, un percorso in cui vengono messi in gioco numerosi materiali diversissimi tra loro (stoffe, cristalli, meteoriti, ossa, insetti, marmo e legno) che abbandonano la loro identità per ri-entrare in una dimensione archetipica e sciamanica. Anche i gemelli Gert & Uwe Tobias, componenti del duo originario della Transilvania, giocano su una composizione ambientale data dalla raccolta di differenti opere: xilografie di grandi dimensioni, disegni e sculture ispirati al Bauhaus vengono presentati in un elegante spazio dalle pareti rosse, esito della loro attitudine alla citazione postmodernista. Difficili da catalogare, invece, sono le tele monocrome di Jacob Kassay, l’artista americano che si serve di pigmento argenteo e metallizzato per creare superfici opache e riflettenti: una nuova forma di astrazione fortemente lirica che trova negli spazi della Collezione Maramotti la sua destinazione ideale. Infine, il gusto della famiglia Maramotti per la pittura di grande formato (uno dei marchi distintivi) torna in autori come Enoc Perez, che in Casa Malaparte prende a soggetto l’estetica dell’architettura modernista italiana per interrogarsi sul cambiamento degli edifici di potere nell’immaginario collettivo; nel dipingere fortemente intuitivo di Jules de Balincourt, e nell’iperrealismo, frutto di un lento e lunghissimo lavoro di realizzazione, di Legami, il gruppo di ritratti di Alessandra Ariatti.

IL PROGETTO ARCHIVES

Il ripensamento museologico non ha coinvolto solamente dipinti e installazioni: in occasione di Rehang, Collezione Maramotti ha aperto anche il progetto Archives, riordinando ed esponendo raccolte che si compongono di corrispondenze, documenti, lettere, libri, articoli, fotografie, appunti oggetti e opere. All’interno delle sale degli Archivi e della Biblioteca d’Arte della Collezione ci si può addentrare in una registrazione storica del lavoro di backstage della Collezione e dei rapporti personali intercorsi tra i vari personaggi che hanno animato questo luogo. I dieci nomi chiamati in causa sono Claudio Parmiggiani, Peter Halley, Barry X Ball, Giulio Paolini, Vito Acconci, Jason Dodge, Enzo Cucchi, Evgeny Antufiev, Gert & Uwe Tobias, Krištof Kintera. I nuclei presentati non hanno una pretesa di esaustività critico-filologica, ma permettono di instaurare un dialogo tra le opere esposte e le idee che vi è gravitato attorno, in un luogo vivo destinato alla conoscenza e all’approfondimento.

-Giulia Ronchi

Rehang
Dal 3 marzo 2019
Collezione Maramotti
Via Fratelli Cervi 66, 42124 Reggio Emilia
tel. +39 0522 382484
collezionemaramotti.org

Evento correlato
Nome eventoCollezione Maramotti - Riallestimento esposizione permanente
Vernissage02/03/2019 ore 18 su invito
Duratadal 02/03/2019 al 03/03/2019
Genereserata - evento
Spazio espositivoCOLLEZIONE MARAMOTTI - MAX MARA
IndirizzoVia Fratelli Cervi 66 - Reggio Emilia - Emilia-Romagna
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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.