Cento anni fa nasceva Maria Lai. Tutte le mostre dedicate all’artista tessitrice di Ulassai

Abbiamo intervistato Davide Mariani, direttore della Stazione dell’Arte di Ulassai, museo dedicato a Maria Lai e in cui sono custodite le opere dell’artista che cuciva tessuti, libri e relazioni tra le persone. Nell’ambito delle iniziative promosse in occasione del centenario dalla nascita di Maria Lai, anche un progetto realizzato in sinergia con il MAXXI di Roma

Maria Lai, 1992. Ph ©Daniela Zedda
Maria Lai, 1992. Ph ©Daniela Zedda

Nel 1981, a Ulassai in Sardegna, l’artista Maria Lai (Ulassai, 1919 – Cardedu, 2013) realizzava quella che è passata alla storia come la prima opera – o almeno il primo esempio ante litteram – d’“arte relazionale” in Italia. Legarsi alla montagna era il titolo dell’operazione diffusa sul territorio di Ulassai che ha coinvolto l’intera popolazione del paese: in tre giorni l’artista e gli abitanti di Ulassai legarono le porte delle loro case e le vie con 27 chilometri di nastri di stoffa. Un intervento che mise alla prova le relazioni tra le persone, i legami appunto, in una sorta di grande performance corale dal carattere non solo artistico ma anche antropologico. Legare, cucire e tessere sono, d’altronde, gli aspetti peculiari della pratica artistica di Maria Lai, che decise di dedicarsi all’arte in un momento storico e in una regione dove, per una donna, non era facile o scontato seguire le proprie inclinazioni. All’artista sarda, in questo 2019, sono e saranno dedicate una serie di iniziative, dentro e fuori l’isola, in occasione del centesimo anniversario dalla sua nascita: tra le sedi protagoniste dell’“anno di Maria Lai” è il Museo Stazione dell’Arte a Ulassai, fortemente voluto dall’artista e fondato nel 2006 all’interno dell’ex stazione ferroviaria di Jerzu, e a cui la Lai ha donato gran parte delle sue opere. Abbiamo intervistato Davide Mariani, neodirettore del museo, che ci ha raccontato del suo insediamento, delle mostre in corso in Sardegna dedicate a Maria Lai e del grande progetto in programma al MAXXI di Roma.

Davide Mariani, direttore del Museo Stazione dell'Arte di Ulassai. Foto di Ettore Loi
Davide Mariani, direttore del Museo Stazione dell’Arte di Ulassai. Foto di Ettore Loi

Dallo scorso dicembre sei il direttore del Museo Stazione dell’Arte di Ulassai. Come si presenta in questo momento il museo e quali sono gli interventi che hai già fatto o che hai in programma di fare all’interno della struttura?

Quando nel 2006 l’amministrazione comunale di Ulassai, d’accordo con Maria Lai, decise di riconvertire gli spazi in disuso della vecchia stazione ferroviaria all’ingresso del paese per farne un museo, furono eseguiti importanti lavori di recupero delle strutture. Non appena sono stato nominato direttore, la prima cosa a cui ho pensato è stata quella che, a distanza di dodici anni dall’inaugurazione della Stazione dell’Arte, fosse necessario adeguare le sale espositive ai canoni estetici in uso nei musei di arte contemporanea, così come d’altra parte la stessa artista avrebbe desiderato. Per questo motivo ho scelto di eliminare tutti gli elementi di contrasto che impedivano di valorizzare pienamente le opere esposte.

Ci faresti qualche esempio di intervento effettuato?

Con lo stesso spirito, mi è sembrato doveroso procedere al ripristino dell’intervento realizzato da Maria Lai nella facciata della biglietteria del museo, consistente nell’illustrazione delle cinque S (Sasso, Solco, Sole, Scure, Sale), che per l’artista rappresentavano la metafora dell’olio e dell’arte. Il museo si presenta oggi come uno spazio rinnovato sul piano estetico e funzionale, aperto alla collettività e al dialogo con le altre istituzioni del territorio.

Veduta allestimento mostra_Maria Lai. Art in Public Space. Foto di Tiziano Canu
Veduta allestimento mostra_Maria Lai. Art in Public Space. Foto di Tiziano Canu

Il Museo Stazione dell’Arte è dedicato a Maria Lai, di cui in questo momento in Sardegna sono in corso due mostre da te curate, “Maria Lai. Art in Public Space”, promossa dal Comune di Sassari e allestita negli spazi dell’ex Convento del Carmelo, e “Maria Lai. Sguardo Opera Pensiero”, proprio al museo di Ulassai. Quali sono i tratti salienti delle due mostre?

Le due mostre attualmente in corso, da me curate e dedicate a Maria Lai, affrontano aspetti diversi della sua opera e ne confermano il tratto poliedrico. Maria Lai. Art in Public Space indaga per la prima volta in profondità l’intera produzione di arte pubblica dell’artista secondo due sezioni tematiche: macrocosmo/microcosmo, dedicata agli interventi ambientali, e legare/collegare, che ripercorre quelle pratiche di partecipazione messe in atto da Maria Lai nei luoghi in cui, negli ultimi trent’anni della sua carriera, si è trovata ad operare. La mostra, il cui allestimento è firmato da Alberto Paba e che ha visto la collaborazione, tra gli altri, anche dell’Archivio Maria Lai e della Fondazione Stazione dell’Arte, è frutto di indagini e ricerche sul campo durate diversi mesi nei quali ho visitato tutti i comuni in cui l’artista aveva operato, con l’intento di recuperare le numerose testimonianze lasciate sui territori, in Sardegna e fuori, come nel caso di Calstelnuovo di Farfa (RI) dove ha realizzato alcuni lavori particolarmente significativi nel museo dell’Olio della Sabina e nel centro storico del paese.

Come sono proseguite le tue ricerche per la realizzazione di questa mostra?

Grazie a un’attenta ricognizione degli interventi e alle interviste rivolte ai soggetti con cui Maria Lai era entrata in contatto, mi è stato possibile portare alla luce diverse opere inedite, bozzetti, modelli e schizzi progettuali capaci di documentare un percorso quanto mai variegato e lungimirante, articolato in centocinquanta lavori, che, in mostra, prende avvio dallo straordinario evento Legarsi alla montagna, realizzato a Ulassai nel 1981, di fatto il primo esempio ante litteram di “arte relazionale” in Italia.

Veduta allestimento mostra_Maria Lai. Sguardo Opera Pensiero. Foto di Tiziano Canu
Veduta allestimento mostra_Maria Lai. Sguardo Opera Pensiero. Foto di Tiziano Canu

E la mostra alla Stazione dell’Arte, invece?

In Maria Lai. Sguardo Opera Pensiero, l’intento è quello di indagare i luoghi dell’arte attraverso l’opera di Maria Lai e di svelarne, al contempo, il processo creativo che si cela dietro la realizzazione dei suoi lavori. Concepita come un itinerario, la rassegna, allestita nella Stazione dell’Arte di Ulassai e il cui titolo è tratto dalla tesi dell’artista per il conferimento della laurea honoris causa del 2004, si compone di 13 “stazioni” tematiche in cui viene dato ampio risalto alle strategie comunicative messe in atto da Maria Lai per avvicinare l’arte alla gente. Il percorso inizia dall’esterno del museo per proseguire dentro gli spazi espositivi all’insegna della scoperta dell’immaginario creativo di Maria grazie a opere dal forte impatto visivo come i telai, le geografie e le fiabe cucite. È questa una dimensione didattica che viene ulteriormente esplorata e amplificata tramite il ricorso alla sua opera più enciclopedica, I luoghi dell’arte a portata di mano (Edizioni Arte Duchamp, 2002), quattro mazzi di carte il cui intento è quello di argomentare sul “fare arte”, “leggere l’arte” e “ridefinire l’arte”.

Le due mostre sono legate concettualmente o sono due progetti autonomi?

Sebbene autonomi nella loro concezione, i due progetti espositivi lasciano trasparire entrambi l’interesse e l’impegno dell’artista nei confronti della fruizione e della comprensione delle opere d’arte.

Proprio quest’anno ricorre il centesimo anniversario dalla nascita dell’artista. Come vi state preparando a questa importante ricorrenza? Puoi già anticiparci qualcosa sugli eventi in programma?

Il 2019 è per la Stazione dell’Arte un anno importantissimo, ricco di iniziative con cui celebreremo i cento anni dalla nascita di Maria Lai. Di fatto, abbiamo già iniziato con la mostra Maria Lai. Sguardo Opera Pensiero, visitabile fino al 19 marzo ma, per quanto riguarda i prossimi appuntamenti, posso anticipare che nel mese di aprile inaugureremo una nuova mostra interamente incentrata sui pani di Maria Lai.

E poi, a giugno, sarà la volta delle mostre “sorelle” alla Stazione dell’Arte di Ulassai e al MAXXI di Roma…

A giugno verranno aperte al pubblico due mostre idealmente collegate tra loro: Tenendo per mano il sole al MAXXI di Roma e Tenendo per mano l’ombra alla Stazione dell’Arte di Ulassai. Sempre in collaborazione con il MAXXI, realizzeremo la prima guida del Museo a cielo aperto Maria Lai che consentirà di fruire al meglio le opere che l’artista ha lasciato nel territorio di Ulassai. Un’altra collaborazione importante è quella instaurata con i Musei Civici di Cagliari che, a breve, dedicheranno un progetto inedito a Maria Lai nel capoluogo sardo.

Sono previsti progetti in cui verranno coinvolti anche artisti?

Sì, è previsto inoltre il coinvolgimento di artisti che saranno chiamati a Ulassai per realizzare progetti site specific attraverso residenze e mostre legate ad alcune tematiche chiave nell’opera di Maria, come il rapporto fra arte, comunità e paesaggio. Per quanto riguardo le attività didattiche e laboratoriali, la Stazione dell’Arte sarà impegnata, a partire dal mese di mese di febbraio, in un programma educativo dal titolo L’arte ci prende per mano, con il quale saranno coinvolte numerose scuole della Sardegna.

– Desirée Maida

www.stazionedellarte.com

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.