Nuove indagini sulle Terre estreme: la nuova residenza a Gagliano del Capo di Lastation

Il curatore Claudio Zecchi racconta la nuova edizione delle residenze d’artista promosse dallo spazio non profit salentino Lastation. Siamo nelle “terre estreme” e gli artisti coinvolti sono stati invitati proprio per riflettere su questo tema.

Esplorazione del territorio del Capo di Leuca, foto credits Carolina Valencia
Esplorazione del territorio del Capo di Leuca, foto credits Carolina Valencia

Una stazione delle Ferrovie sud-est – non una a caso, ma l’ultima –, curatori, artisti e, soprattutto, un contesto, Gagliano del Capo. E non nell’estate calda e sempre più modaiola del Salento, ma d’inverno, quando alle cinque della sera sembra notte fonda e le terre estreme sono straordinariamente desolate, a un passo dal Capo di Leuca. È qui che da alcuni anni Paolo Mele e Luca Coclite, con il supporto di altre professionalità portano avanti una riflessione dilatata sulle Terre estreme, coinvolgendo pensatori e immaginando nuove letture che spaziano dall’antropologia al paesaggio, dalla sfera pubblica al dialogo con interlocutori specifici. Non sono certamente l’opera e la sua formalizzazione il fine ultimo di questo percorso, anzi talvolta è proprio nella scoperta dell’altro e nella relazione con il contesto che nasce il vero frutto del progetto, ovvero il dialogo. In queste settimane sono ospiti Riccardo Giacconi + Carolina Valencia e Lia Cecchin, nell’ambito della sezione curata da Claudio Zecchi, mentre si è conclusa prima dell’estate la residenza con Elena Mazzi + Rosario Sorbello e Romina De Novellis, con la curatela di Paolo Mele. Cosa vuol dire indagare le terre estreme? Quali sono i metodi di questa indagine? In passato ad investigare storie, luoghi, visioni e immaginari di quest’area stratificata e complessa ci hanno pensato diversi artisti, tra cui Andreco, Carlos Casas, Giuseppe De Mattia e lo stesso Coclite.

Sessione di lavoro presso il sentiero del Ciolo, foto credits Claudio Zecchi
Sessione di lavoro presso il sentiero del Ciolo, foto credits Claudio Zecchi

LA PAROLA A CLAUDIO ZECCHI

Il progetto s’inquadra nella più vasta ricerca che Ramdom sta sviluppando da ormai cinque anni sul tema delle cosiddette Terre Estreme attraverso lo strumento delle residenze”, suggerisce Claudio Zecchi. “Qui gli artisti, quest’anno selezionati tutti su invito personale, sono stati invitati a confrontarsi con il territorio e i locali attraverso un dialogo serrato e costante. A differenza delle passate edizioni in cui il tema dell’estremo è stato declinato a partire principalmente dall’aspetto geografico e paesaggistico, quella di quest’anno è una ricerca di tipo socio-antropologico che sta tracciando i contorni di una geografia umana, un terreno fin ora poco sondato”. Sino alla fine del mare è il titolo del progetto, vincitore del bando Siae Sillumina – Copia privata per i giovani, la cultura, che ha consentito agli artisti e ai curatori coinvolti di mettersi in relazione, anche con il contesto sociale, economico, artigianale e antropologico di quest’area.

Sessione di lavoro presso le grotte delle Cipolliane con Massimo Carozzi, foto credits Lia Cecchin
Sessione di lavoro presso le grotte delle Cipolliane con Massimo Carozzi, foto credits Lia Cecchin

LA RESISTUZIONE DELL’ESPERIENZA, MEDIANTE UN LIBRO

È lo stesso Zecchi a suggerirci come si sta svolgendo tale pratica con il nuovo ciclo di residenze: “prevedendo la restituzione dell’esperienza attraverso la realizzazione di un libro, la residenza si è anche proposta, dal punto di vista metodologico, di intercettare una modalità che va nella direzione della liberazione del momento della ricerca da quello della produzione vera e propria. In quest’ottica”, prosegue il curatore. “Agli artisti sono stati dati all’interno dei tre momenti di residenza, ognuno di quindici giorni, dei tempi totalmente liberi e degli strumenti attraverso i quali orientarsi nel territorio. Quando parlo di strumenti intendo dire il confronto con alcuni professionisti e associazioni del luogo e alcuni tutors esterni che hanno permesso di allargare lo sguardo sul concetto di estremo. È il caso ad esempio di Michele Romanelli con cui si è discusso sul significato conflittuale di territorio e comunità; di Radical Intention (Aria Spinelli e Maria Pecchioli) con cui l’estremo è stato declinato nella direzione di una possibile relazione tra la terra estrema del reale con la terra estrema del sogno oppure il caso di Massimo Carozzi (Artista, Zimmerfrei) con cui ci si è concentrati sulla raccolta di materiali documentali sonori e su come approcciarsi alle persone e raccogliere testimonianze nell’ottica della costruzione di un radio documentario”.

Lorenzo Madaro

Dati correlati
Autori Andreco, Carlos Casas, Giuseppe de Mattia , Luca Coclite
CuratoriPaolo Mele, Claudio Zecchi
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Lorenzo Madaro
Lorenzo Madaro (1986) è curatore d’arte contemporanea e docente di Storia dell’arte e Fenomenologia delle arti contemporanee all’Accademia di Belle Arti di Lecce. Dopo la laurea magistrale in Storia dell’arte ha conseguito il master di II livello in Museologia, museografia e gestione dei beni culturali all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. È critico d’arte dell’edizione romana de “La Repubblica” e collabora con Robinson e Artribune. Tra le mostre recenti curate, "Silenzioso, mi ritiro a dipingere un quadro" (Galleria Fabbri, Milano, 2019); "‘900 in Italia. Da De Chirico a Fontana" (Castello di Otranto, 2018); "To Keep At Bay" (Galleria Bianconi, Milano 2018); "Spazi igroscopici" (Galleria Bianconi, Milano 2017); "Mario Schifano e la Pop Art italiana" (Castello Carlo V, Lecce, 2017); "Edoardo De Candia Amo Odio Oro" (Complesso monumentale di San Francesco della Scarpa, Lecce, 2017); "Natalino Tondo Spazio N Dimensionale" (Galleria Davide Gallo, Milano, 2017); "Andy Warhol e Maria Mulas" (Castello Carlo V, Lecce 2016). È direttore artistico del progetto europeo CreArt. Network of cities for artistic creation per il Comune di Lecce.