Buon compleanno Marina Abramović e Ulay. 8 performance per omaggiare la coppia più nota dell’arte

Entrambi gli artisti – che in 12 anni di sodalizio sentimentale e professionale hanno dato vita a performance passate già alla storia – oggi compiono gli anni, una coincidenza che, nonostante le vicissitudini attraversate, li lega a un destino comune. Omaggiamo i due artisti ricordando 8 delle loro perfomance più celebri

Ulay e Marina Abramovic
Ulay e Marina Abramovic

Quando si dice “il destino”, foriero di incontri, successi, abbandoni, ritorni: ne sanno qualcosa Marina Abramović (Belgrado, 1946) e Ulay (Solingen, 1943), la coppia più nota del mondo dell’arte che insieme ha condiviso una intensa e rocambolesca storia d’amore e un sodalizio professionale che ha dato vita a performance passate alla storia. Ma i due artisti condividono anche un’altra cosa: il giorno di nascita. Oggi 30 novembre è infatti il compleanno di Marina e Ulay, fatalità che li rende ancora una volta due entità inseparabili, sebbene le vicissitudini che spesso li rende protagonisti della cronaca artistica. Per festeggiare Marina e Ulay, ripercorriamo il loro sodalizio artistico e sentimentale attraverso alcune delle loro performance più celebri – anche se alcune di queste vedono Abramović trionfare in solitaria…

– Desirée Maida

1. RHYTHM 0 ALLO STUDIO MORRA A NAPOLI

Marina Abramovic – Rhythm 0

Rhythm 0 è probabilmente la performance più nota della serie Rhythm, iniziata nel 1973 con Rhythm 10, in cui Abramović, prendendo spunto da un gioco da osteria praticato dai contadini russi e jugoslavi, poggia una mano sul tavolo tenendo le dita allargate, mentre con l’altra mano prova a colpire in velocità gli spazi tra le dita con un coltello affilato. In Rhythm 0 l’artista, oltre a misurarsi con il proprio autocontrollo e la resistenza al dolore, entra in contatto per la prima volta con il pubblico: è il 1975, e Marina si fa trovare dai visitatori dello Studio Morra di Napoli immobile, inerme, impassibile, davanti a un tavolo con oggetti di diverso tipo – comprese armi –, utilizzabili dal pubblico a proprio piacimento. Durante le prime ore, non succede nulla. Ma a un certo punto i visitatori iniziano a perdere il controllo: c’è chi taglia la pelle dell’artista con alcune lamette, chi le succhia il sangue, chi la spoglia, chi mette nella sua mano una pistola puntandola contro il suo collo. “Ero in uno stato pietoso”, scrive l’artista nella sua autobiografia Attraversare i muri. “Mezza nuda, sanguinante, con i capelli bagnati… La mattina mi guardai allo specchio, e un’intera ciocca di capelli mi era diventata grigia. In quel momento mi resi conto che il pubblico può ucciderti”.

2. THOMAS LIPS E L’INCONTRO CON ULAY

Marina Abramović

Siamo ancora nel 1975, e questa volta Abramović è inviata a presentare una sua performance alla Galerie Krinzinger di Innsbruck. Qui performa Thomas Lips, in cui esplora all’estremo i limiti del suo corpo, fino a praticare gesti di autolesionismo: mangia un chilogrammo di miele, beve vino rosso, rompe con una mano il bicchiere, con una lametta incide una stella a cinque punte sulla propria pancia, si frusta e infine si sdraia su blocchi di ghiaccio di fronte a un radiatore che emana aria calda. In questa occasione Marina conosce Ulay, che la aiuta a preparare la performance. Da questo incontro nascerà una storia d’amore e d’arte di 12 anni, fatta di ricerca, viaggi, sperimentazioni, performance passate alla storia, bufere sentimentali e tradimenti di cui oggi ancora si parla.

3. RELATION IN SPACE, LA PRIMA PERFORMANCE INSIEME A ULAY

Abramovic-Ulay-Relation-in-space-G from Ontheart on Vimeo.

Nel 1976 Abramović viene invitata alla Biennale d’Arte di Venezia, e decide di coinvolgere nell’esperienza il suo compagno Ulay. Il risultato del primo sodalizio artistico è Relation in Space, presentata in un ex magazzino della Giudecca. La performance è ispirata al meccanismo del pendolo di Newton, in cui due sfere oscillando l’una verso l’altra si scontrano e si respingono ritmicamente. Allo stesso modo, Abramović e Ulay durante la perfomance prendono la rincorsa e vanno l’uno verso l’altra, aumentando progressivamente la forza dell’impatto, e quindi l’energia cinetica, fisica e sentimentale nata dall’incontro dei loro corpi.

4. LA SCANDALOSA IMPONDERABILIA

Marina Abramovic, Ulay – Impoderabilia – 1977

Nel 1977 la coppia viene invitata a Bologna in occasione della Settimana internazionale della performance. Alla Galleria Comunale d’Arte Moderna sviluppano una tra le loro performance più note, Imponderabilia, nata dalla riflessione che “se non ci fossero artisti, non ci sarebbero musei”. Abramović e Ulay si trasformano così nella porta del museo, collocandosi nudi uno di fronte all’altra all’ingresso dell’edificio. I visitatori, per entrare, data la strettezza del varco, avrebbero dovuto muoversi di sbieco e quindi “strusciarsi” sui loro corpi, decidendo se fronteggiare l’uomo nudo o la donna nuda. La performance, che doveva durare sei ore, ne durò soltanto tre: fu interrotta dall’arrivo della polizia.

5. L’ARCO E LA FRECCIA

Marina Abramovic e Ulay

È del 1980 l’iconica Rest Energy, eseguita alla National Gallery of Ireland di Dublino. Protagonista di questa performance è il concetto di fiducia, qui portato alle estreme conseguenze: Marina regge un arco e Ulay ne tende la corda, tenendo tra le dita una freccia puntata sul petto di lei. Uno stato di tensione costante, in cui era impossibile mollare la presa. “La performance durava quattro minuti e venti secondi, che sembravano un’eternità”, racconta nella sua autobiografia Abramović.

6. L’ADDIO SULLA GRANDE MURAGLIA CINESE

Nonostante il successo ottenuto, col tempo il rapporto tra i due amanti si incrina, al punto da decidere di interrompere la loro relazione sentimentale e professionale. Abramović e Ulay decidono così di dirsi addio realizzando una performance a cui in realtà stavano lavorando già da anni, ma che non erano ancora riusciti a realizzare per via di vicissitudini diplomatiche: attraversare a piedi la Grande Muraglia Cinese. Il progetto originario di The Lovers – è questo il titolo della celeberrima performance – prevedeva che i due performer, dopo aver percorso per tre mesi a piedi la Muraglia partendo dalle due estremità, si sarebbero incontrati a metà strada e qui si sarebbero sposati. Invece, alla fine, i due si incontrarono per dirsi definitivamente addio.

7. IL LEONE D’ORO A VENEZIA

Marina Abramovic – Balkan Baroque

È la più politicamente impegnata tra le performance di Abramović Balkan Baroque, presentata alla Biennale d’Arte di Venezia del 1997 e con la quale l’artista si aggiudica il Leone d’Oro. Come atto di denuncia degli orrori commessi durante la guerra nei Balcani, la performer all’interno di uno scantinato buio rimane per giorni seduta su un cumulo di ossa di bovino, ripulendole dalla carne e dalla cartilagine in segno di catarsi, mentre intona canti della tradizione serba.

8. L’INCONTRO CON ULAY

Marina Abramovic – The Artist is Present

Nel 2010 al MoMA di New York Marina Abramović è impegnata nella performance The Artist is Present, in cui rimane per due mesi (in tutto 736 ore) seduta a un tavolo a condividere con i visitatori istanti di silenzio e sguardi. “Questa performance mi ha cambiata a livello profondo; per me può solo avvenire che il mio lavoro cambi la mia vita e non l’opposto”, ha commentato l’artista. “L’aspetto interessante della situazione è che il pubblico osserva se stesso e l’osservatore diventa osservato. Dobbiamo esplorare altri modi di comunicare”. Durante la performance a un certo punto si presenta a sorpresa Ulay, per un incontro tra le lacrime che è passato alla storia. Da lì a breve, Ulay avrebbe denunciato Marina per violazione dei diritti d’autore, e l’artista serba si sarebbe ritrovata a dover versare all’ex compagno un risarcimento pari a 250mila dollari. Ma questa è davvero un’altra storia.

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AutoreMarina Abramovic
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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.