Top & flop dell’art week a Parigi intorno a FIAC

Si è conclusa la lunghissima settimana parigina dell’arte, capitanata dalla fiera FIAC e arricchita da una miriade di fiere collaterali e mostre. Ecco la nostra classifica del meglio e del peggio. A voi confermare o smentire.

FIAC 2018
FIAC 2018

1. TOP – (ALCUNE) FIERE COLLATERALI

Birke Gorm, I can smile at the past

Tantissime le fiere “collaterali” a Parigi, anche quest’anno. Livello non sempre alto, questo è chiaro, ma la media sta ben sopra l’asticella di quel che si vede a Londra o pure a Basilea, per non parlare di Miami. A farla da padrone, Paris Internationale e il suo incredibile scouting di luoghi sempre diversi (quest’anno, un hôtel particulier preso giusto in tempo prima della ristrutturazione), nonché lo spin-off autunnale della Urban Art Fair, chicca per una manciata di gallerie che hanno proposto unicamente solo show.

2. TOP – MUSEI IN VETTA

Tomás Saraceno. ON AIR. Exhibition view at Palais de Tokyo, Paris 2018. Courtesy the artist & Andersen, Copenhagen & Esther Schipper, Berlino & Pinksummer, Genova & Ruth Benzacar, Buenos Aires & Tanya Bonakdar, New York. Photo Andrea Rossetti, 2018

Dopo due edizioni interlocutorie dell’ormai consolidata Carte blanche (Tino Sehgal nel 2016 e Camille Henrot nel 2017), il Palais de Tokyo torna a fare centro con Tomás Saraceno. Qualcuno – pochi, a dire la verità – ha storto il naso per l’“effetto wow” di un paio di sale: innanzitutto, non si vede cosa ci sia di male in quell’effetto; in secundis, la questione è semmai se tale effetto sia innestato in un progetto e in una pratica coerente, e nel caso di Saraceno è arduo dimostrare il contrario. Appaiato in cima alla classifica, il Musée d’Orsay, che sfodera una mostra strabiliante sui periodi blu e rosa di Pablo Picasso: se questo genere di musei classici in genere vengono snobbati durante le art week del contemporaneo, beh, il d’Orsay ha dimostrato che si può “distrarre” una buona fetta di visitatori dai percorsi abituali.

3. TOP – CHICCHE ARCHITETTONICHE

Suspension. Exhibition view at Palais d’Iéna, Parigi 2018

Ve lo abbiamo raccontato un paio di giorni fa. La vera chicca di questa art week parigina, a livello di luoghi da scoprire, è stata – oltre alla sede di Paris Internationale – il Palais d’Iéna progettato da Auguste Perret. Tanto interessante da distogliere l’attenzione da una mostra tutt’altro che irrilevante.

4. FLOP – FIAC DENTRO E FUORI

FIAC 2018. Victoria Miro. Il solo show di Grayson Perry

Ribadiamo la prima impressione: FIAC ha confermato il trend negativo dell’anno scorso, con un’edizione poco entusiasmante e giocata molto spesso su nomi e formati sicuri. A riprova dell’andamento generale dentro il Grand Palais, un’edizione altrettanto fiacca di Hors les murs, la mostra di sculture allestita nei magnifici giardini delle Tuileries.

5. FLOP – IL BEABOURG!

Pablo Picasso. Violon, verres, pipe et ancre (Souvenir du Havre), 1912

Vale qui come vale per FIAC come vale per il flop successivo: sono critiche che intendono essere costruttive, ci mancherebbe! E quindi eccoci al flop più clamoroso: le mostre al Pompidou, o meglio le due mostre principali allestite nel principale museo d’arte moderna e contemporanea della città, del Paese, d’Europa (quasi). Se infatti le rassegne dedicate a Tadao Ando e al Prix Duchamp (e pure l’omaggio a Pippo Del Bono) sono ottime, deludono la personale di Franz West (dal Pompidou ci si aspetta molto, molto di più in termini di numero di opere e allestimento) e la rassegna sul Cubismo (magnifica, ma ben al di sotto delle due precedenti megamostre dedicate a Surrealismo e Dadaismo).

6. FLOP – DONATECI L’UBIQUITÀ

Elmgreen & Dragset da Emmanuel Perrotin

Qui siamo al paradosso, un felice paradosso che Parigi condivide con poche altre città europee: le gallerie sono tantissime, le gallerie di alto livello e/o di ricerca sono tantissime pure loro. Dunque, come si può vedere non diciamo tutto, ma almeno una buona parte, durante una gallery night che dura poche ore il giovedì? Non sarebbe il caso di tenere aperto pure la domenica, o la mattina? Lo diciamo per voi, galleristi…

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.