Museo MAXXI, Roma – fino al 4 novembre 2018. Al museo romano trionfa il continente africano. La grande mostra “African Metropolis. Una città immaginaria” racconta l’Africa in mondo sorprendente e creativo. Non più il solito luogo folcloristico, ma un agglomerato moderno immaginato come una “grande capitale di tutto il mondo”.

Evoluta, bella e stravagante. L’Africa invocata dagli artisti africani presenti a Roma è una visione molto diversa dalle nostre percezioni. Siamo abituati a vedere il popolo africano stanco e affamato, le misere abitazioni, le danze tribali, le donne che portano sulle spalle bambini. Gli immigrati, che “invadono” il nostro mondo. Ma l’Africa non è solo questo, “non tutti gli africani vengono in Italia sui barconi”, racconta Simon Njami, il curatore della mostra. “Ė importante che gli italiani sappiano che ci sono problemi in Africa, in America, in Italia. L’Africa non è un concetto ma una realtà molto complessa. Con questa mostra vogliamo far riflettere in modo differente.”

IL CONCEPT DELLA MOSTRA

L’esposizione comprende oltre 100 fotografie, sculture, video e installazioni site specific di 34 artisti africani. Come spiega la co-curatrice Elena Motisi, tutte le opere sono state suddivise attraverso cinque “azioni metropolitane”: vagando, appartenendo, riconoscendo, immaginando e ricostruendo.
L’idea principale consiste nella trasformazione del continente africano in una grande città immaginaria, senza nessuna collocazione geografica ed etnia di appartenenza. L’Africa come una capitale di tutto il mondo, che potrebbe esistere ovunque ed essere abitata da chiunque.

Sara Waiswa, dalla serie Ballet in Kibera, 2017. Courtesy the artist
Sara Waiswa, dalla serie Ballet in Kibera, 2017. Courtesy the artist

GLI ARTISTI

In effetti il percorso della mostra trasmette una sensazione straniante. Molto suggestive sono innanzitutto le Falling Houses di Pascale Martin Tayou ovvero le case capovolte sospese nell’aria, opera tratta dal primo romanzo dello scrittore nigeriano Albert Chinualumogu Achebe, Il crollo. Singolare anche l’installazione di 120 statuine di Abdulrazaq Awofesco, Behind This Ambiguity, che ricorda la folla di gente che esce dalla metro: “Ė un lavoro sull’ambiguità e sullo spiritualismo; profondamente radicato nella cultura yoruba, che attraversa molte città dall’Africa occidentale all’America meridionale”, spiega l’artista. E poi appare anche lui: Il mercante di Venezia, la fotografia provocatoria di Kiluanji Kia Henda, il ritratto di un musicista senegalese rappresentato come un venditore ambulante di borse contraffatte.
Contemporaneamente con la mostra African Metropolis al MAXXI è stata allestita anche l’esposizione Road to Justice (fino al 14 ottobre). Il progetto sull’Africa prevede anche un ricco programma di incontri con artisti, scrittori e architetti.

– Anita Kwestorowska

Evento correlato
Nome eventoAfrican Metropolis / road to justice
Vernissage21/06/2018 ore 19,30 su invito
Duratadal 21/06/2018 al 04/11/2018
Generearte contemporanea
Spazio espositivoMAXXI - MUSEO DELLE ARTI DEL XXI SECOLO
IndirizzoVia Guido Reni 4a - Roma - Lazio
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Anita Kwestorowska
Anita Kwestorowska, nata a Danzica, è giornalista dal 2007 iscritta nell’albo internazionale European Federation of Journalists IFJ a Bruxelles e dal 2005 nell’albo nazionale polacco SDP a Varsavia. Specializzata nei settori arte, moda e società, ha studiato filologia polacca presso l’Università Statale di Varsavia e storia dell’arte all’Università la Sapienza di Roma. In Polonia ha lavorato come annunciatrice nella televisione satellitare e come assistente al conduttore nella televisione nazionale polacca TVP. Ha fatto parte dell’ufficio stampa del Teatro dell’Opera di Varsavia. A Roma ha collaborato come corrispondente con le più importanti riviste d’arte in Polonia e ha gestito la rubrica culturale del mensile polacco in Italia “Nasz Swiat”. Attualmente scrive per il primo giornale polacco “Gazeta Wyborcza” e il mensile d’arte contemporanea “ARTeon”.

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