Distrutta alla Biennale di Liverpool un’opera per i migranti dell’artista turca Banu Cennetoğlu

È stata prima danneggiata e poi distrutta a Liverpool la grande installazione dell’artista Banu Cennetoğlu dedicata ai migranti morti nel tentativo di raggiungere l’Europa…

The List, l'opera di Banu Cennetoğlu danneggiata alla Biennale di Liverpool
The List, l'opera di Banu Cennetoğlu danneggiata alla Biennale di Liverpool

Alla fine ha ceduto. L’artista turca Banu Cennetoğlu (Ankara, 1970) ha deciso di non reinstallare più la sua opera alla Biennale di Liverpool dopo che è stata distrutta per la seconda volta in pochi giorni da un gruppo di vandali. Nonostante gli sforzi degli organizzatori l’opera, che affronta il tema sensibile dei migranti, è stata più volte danneggiata dal 14 luglio, giorno di apertura al pubblico della manifestazione. A dimostrazione, proprio nelle ore in cui il governo italiano è alle prese con la vergognosa vicenda della nave Diciotti bloccata a Catania, di come il tema dei migranti, dell’accoglienza e dell’odio razziale sia una questione ormai di portata globale…

L’OPERA

The List, l'opera di Banu Cennetoğlu alla Biennale di Liverpool
The List, l’opera di Banu Cennetoğlu alla Biennale di Liverpool

L’opera esposta nella Biennale è il lavoro più noto della Cennetoğlu ed è stato già presentato in mostre e musei in giro per il mondo. L’installazione, intitolata The List, raccoglie i nomi dei 34.361 rifugiati, migranti e richiedenti asilo morti negli ultimi trent’anni mentre cercavano di raggiungere l’Europa attraverso il Mediterraneo. Il lavoro, iniziato nel 2002 e in continuo aggiornamento, ha attraversato fasi e formalizzazioni differenti. The List è stata stampata, distribuita ai passanti in varie città, affissa su cartelloni pubblicitari e sui muri di diverse città in prossimità di scuole o luoghi “sensibili”. Un lavoro a cui l’artista, aiutata da volontari, ha dedicato 16 anni della sua vita nel tentativo di richiamare l’attenzione sulle tante persone morte nel tentativo di arrivare in Europa. La versione più recente del progetto è stata pubblicata come supplemento speciale del The Guardian in concomitanza con World Refugee Day.

THE LIST ALLA BIENNALE DI LIVERPOOL

Un lavoro accolto sempre in maniera contrastante e oggetto già in passato di critiche sprezzanti. Mai, però, prima d’ora, l’opera è stata presa di mira con tanta ferocia. In occasione della Biennale di Liverpool, l’artista turca ha scelto di presentare The List sotto forma di una grande installazione, composta da enormi tabelloni posizionati su Great George Street, nel distretto di Chinatown a Liverpool. In accordo con la volontà della Cennetoğlu, il lavoro è stato collocato all’aperto proprio per essere visibile da più persone possibili. Fin dal primo giorno, l’installazione è stata presa da mira da vandali che hanno danneggiato il lavoro, strappandone alcune parti. Reinstallata integralmente una seconda volta, pochi giorni dopo, l’opera è stata nuovamente distrutta. Da qui la decisione dell’artista di non riparare più il lavoro. E mentre gli organizzatori della biennale brancolano nel buio ed annunciano tramite comunicato di non conoscere l’identità dei vandali, sui social più persone hanno sollevato preoccupazioni sul fatto che l’atto rifletta le crescenti tensioni sull’immigrazione che hanno investito la Gran Bretagna ultimamente e che sono state alimentate dalla Brexit.

UNA VITTORIA PER I VANDALI?

Una vittoria, dunque, per i vandali che hanno distrutto l’opera? In parte, indubbiamente sì. The List, compilato e aggiornato ogni anno con i dati raccolti da United for Intercultural Action, una rete europea di 550 organizzazioni antirazziste in quarantotto paesi, è stato installato in diverse altre città, tra cui Berlino, Istanbul, Basilea e Atene, ma mai era stato necessario rimuoverlo. Eppure si tratta di una vittoria, se così si può chiamare, a metà. Banu Cennetoğlu ha deciso di non rimuovere i resti della sua opera danneggiata, ma di lasciarli lì come “promemoria della violenza sistematica esercitata contro le persone”. Dal momento che alcuni dei nomi dei morti sono ancora leggibili, la Biennale ha reso noto che, per tutta la durata della mostra che si concluderà il 28 ottobre, intende presentare accanto all’opera un testo che spieghi il significato del lavoro e cosa gli sia successo.

      Mariacristina Ferraioli

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia, Marie Claire Maison, Le Quotidien de l'Art. Ha conseguito un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano, è docente a contratto presso diverse istituzioni e fa parte del team curatoriale di ArtLine, progetto d’arte pubblica del Comune di Milano nel parco di CityLife.