Intervista a Uli Sigg, il più grande collezionista di arte cinese

l 5 luglio alle 18,30 converserà con Marco Scotini a Milano da FM Centro per l’Arte Contemporanea. Nel frattempo Uli Sigg si racconta ad Artribune. E si lascia scappare anche qualche anteprima sulla mostra che curerà nel grande museo M+, che aprirà ad Hong Kong nel 2019.

Cao Fei, RMB City, 2008-2011, Mixed media, videos, photos, objects, computer data, copyright the artist courtesy M+ Sigg Collection
Cao Fei, RMB City, 2008-2011, Mixed media, videos, photos, objects, computer data, copyright the artist courtesy M+ Sigg Collection

Abbiamo incontrato Uli Sigg ad aprile, quando, insieme a Maurizio Bortolotti, si è raccontato ed ha raccontato la propria collezione al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano, in un appuntamento organizzato da Gluck 50. Ora, il 5 luglio alle 18,30, Sigg, il più importante collezionista di arte contemporanea cinese, torna a Milano, questa volta nel contesto di FM Centro per l’Arte Contemporanea, e della mostra The Szechwan Tale. China, Theatre and History a cura di Marco Scotini, con il quale si confronterà nell’analisi del fenomeno del collezionismo di arte contemporanea cinese e le sue relazioni con il sistema delle istituzioni museali in Cina. Intervengono Elisabetta Galasso di FM e Silvia Simoncelli della NABA, la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Imprenditore svizzero, Sigg ha cominciato a viaggiare in Cina nei primi anni ’70.

Ai Wei Wei, Fragments, 2005 copyright the artist courtesy M+ Sigg Collection
Ai Wei Wei, Fragments, 2005 copyright the artist
courtesy M+ Sigg Collection

CHI È SIGG

Nel 1977 è entrato in Schindler Group dove è rimasto fino al 1990 ricoprendo varie cariche quali Area Manager per la regione Asia Pacifico e in seguito Membro del Comitato di direzione e del Comitato di azionisti del Gruppo. Nel 1980 ha creato la sua prima joint venture tra la Cina e l’Occidente di cui è stato vicepresidente per dieci anni. È stato anche ambasciatore svizzero a Pechino dal 1995 al 1998 per Cina, Corea del Nord e Mongolia. Attualmente è anche vicepresidente del Ringier Media Group e membro del Comitato di consulenza di China Development Bank, in qualità di membro del consiglio di amministrazione di Xintian Global Macro Fund e di altre società cinesi. È Direttore onorario della China Foreign Investment Association, Pechino e Fondatore e Socio onorario della Camera di commercio cino-svizzera.

LA COLLEZIONE

La sua collezione nasce negli anni ’90, come ci racconterà meglio anche nella nostra intervista, con l’obiettivo di avere un approccio enciclopedico dell’arte cinese, ma è stata preceduta da un periodo di grande studio e anche dall’istituzione di un premio per l’arte contemporanea cinese. Nel 1997 ha istituito il Chinese Contemporary Art Award (CCAA), premio destinato ad artisti contemporanei cinesi che vivono in Cina, e nel 2007, il CCAA Art Critic Award. Nel 2012 una ulteriore svolta. Sigg, che ha raccolto 2300 opere di più di 350 artisti cinesi, ha donato 1500 opere al Museo M+ (secondo le cronache dell’epoca del valore di HK$1.3 miliardi) che aprirà, su progetto di Herzog & De Meuron nel 2019. Abbiamo incontrato il collezionista e ci ha raccontato le prime anticipazioni della mostra di cui sarà anche co-curatore.

HE Xiangyu. TANK (the tank project), 2011-2013, leather copyright the artist courtesy Sigg Collection
HE Xiangyu. TANK (the tank project), 2011-2013, leather copyright the artist
courtesy Sigg Collection

Come ha cominciato a collezionare arte cinese?
Sono sempre stato un collezionista, ma naturalmente prima avevo un interesse per l’arte contemporanea occidentale. Ad un certo punto della mia vita mi sono recato in Cina per questioni professionali ed ho cominciato a guardarmi intorno anche su cosa facevano gli artisti. Ero totalmente all’oscuro su cosa fosse l’arte cinese e, ad essere sincero, all’inizio sono rimasto anche un po’ deluso, perché non ho trovato nulla che mi interessasse. Pertanto, non ho collezionato per molto tempo. Dopo molti anni, e tanto studio, ho sentito che l’arte cinese aveva trovato un suo linguaggio e da lì ho cominciato a collezionare.

L’arte la aiuta nel suo lavoro e nella sua vita privata?
Certamente, l’arte ti offre una chiave d’accesso importante, in questo caso alla cultura cinese. Ho curato molte mostre sull’arte contemporanea cinese, anche per promuovere la conoscenza di questa cultura tra le persone. Puoi leggere mille libri, ma nulla più di una buona mostra d’arte sa portarti dentro al cuore delle cose.

Nella sua precedente conferenza al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano, in conversazione con Maurizio Bortolotti, svoltasi lo scorso aprile a Milano, ha parlato molto del senso del tempo nella cultura cinese. Come differisce dal nostro?
Gli artisti cinesi riflettono, come è naturale, la realtà del loro Paese. La Cina è diventato un ibrido tra ciò che era la cultura cinese nel passato e ciò che è derivato dalla influenza occidentale. In questo ho partecipato anche io al processo, dal momento che ho portato la prima impresa occidentale in Cina. Il Paese è molto influenzato dalla nostra cultura, in un mix che tra le tradizioni millenarie della Cina antica, questa nuova hi-speed economy e cambiamenti sociali, che coesistono tra loro. Ma se parliamo di tradizione, certo, hanno un concetto di tempo totalmente diverso dal nostro. Ho parlato di questo con un artista che si occupa molto di questo. Mi ha detto che per lui non c’è separazione tra passato e presente e il futuro è vuoto. Che sente il futuro come una immagine del passato. Per lui passato e futuro vanno nella stessa direzione. Per noi invece il senso del tempo è lineare, andiamo sempre avanti. Sembra una sorta di cliché sulla circolarità del tempo, ma è molto più di questo. Ma ora naturalmente la concezione del tempo è più vicina alla nostra.

La sua collezione è “stata preparata” da una notevole attività di studio e di ricerca. Come ha rintracciato gli artisti che poi ha collezionato?
Quando ho cominciato a guardarmi intorno non c’erano gallerie che potevano supportarmi, l’unico modo per conoscere gli artisti cinesi era andare a cercare gli artisti! Ho cominciato grazie al passaparola, grazie ad amici, anche occidentali. E poi da cosa nasce cosa. Conosci un artista, che ti presenta un artista, che ti presenta un altro artista…Così costruisci una sorta di network. Successivamente, con l’obiettivo di raccogliere maggior materiale ed entrare in contatto con più artisti abbiamo creato il Chinese Contemporary Art Award (CCAA). Ho cominciato a collezionare negli anni ’90 e ovviamente man mano il sistema dell’arte cresceva e c’erano anche le gallerie con cui confrontarsi. Negli anni precedenti ho studiato l’arte e il lavoro degli artisti.

ZHAO Bandi China Party 2017 oil on canvas copyright the artist courtesy Sigg Collection
ZHAO Bandi China Party 2017 oil on canvas
copyright the artist
courtesy Sigg Collection

Ad un certo punto ha deciso di donare gran parte della sua collezione all’M+ di Hong Kong..
La riflessione è nata intorno al 2010, anno in cui mi sono chiesto in che direzione volevo andare con la collezione. La mia collezione era arrivata ad una dimensione enciclopedica, che era ciò che volevo fin dall’inizio. Ho pensato che era arrivato il momento di trovare una soluzione per il destino della collezione e ho cercato una destinazione che rendesse visibile le opere e che offrisse le migliori condizioni per l’arte contemporanea, che è un settore in crescita. Hong Kong mi ha approcciato e si sono proposti, dal momento che stavano pianificando la costruzione di questo enorme museo, garantendomi inoltre totale libertà di parola per gli artisti ed esperienza nello staff, anche ad esempio nella conservazione delle opere. Questo mi ha convinto a donare la collezione a loro. Sono inoltre co-curatore della mostra di apertura.

Può darci qualche anticipazione in merito?
Al momento è un work in progress, consideri che l’opening sarà nel 2019. L’idea però è di fare una “text book exhibition”, una overview della storia dell’arte cinese, dagli artisti senza nome dei primi anni ’70, passando al realismo socialista, fino all’arte dei nostri giorni, in modo che si possa leggere la linea della storia.

E quanto a lei? Continuerà a collezionare?
Non credo che sia possibile disimparare a collezionare. Certo, mi sono chiesto che cosa fare, dal momento che stavo costruendo una collezione enciclopedica, non basata sui miei gusti, bensì con un approccio quasi da istituzione. Quindi non c’era ragione di continuare in questo senso. Ho dunque spostato il mio interesse sugli artisti molto giovani, sul commissionare opere, a volte addirittura impegnandomi e coinvolgendomi nel processo creativo e naturalmente ho allargato, – ma questo lo facevo anche prima -, i miei orizzonti ad opere di artisti provenienti da altri paesi, dalla Corea del Sud, al Giappone, ad esempio …Tra l’altro molti degli artisti cinesi che collezionavo prima hanno avuto grande successo e, di conseguenza, sono diventati molto costosi!

Santa Nastro

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.

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