La decima Biennale di Berlino guarda alle geografie allargate dell’arte

Apre al pubblico il 9 giugno senza clamori e grandi star, ma con un tema interessante e la possibilità di spaziare tra generazioni e geografie dell’arte. È la nuova Biennale di Berlino.

bb9 – Biennale di Berlino 2016 – KW Institute of Contemporary Art
bb9 – Biennale di Berlino 2016 – KW Institute of Contemporary Art

Si intitola We don’t need another hero (Non abbiamo bisogno di un altro eroe, nonché mitica canzone di Tina Turner simbolo degli anni Ottanta) la decima Biennale di Berlino (dal 9 giugno al 9 settembre 2018). Il progetto si articola in quattro sedi permanenti: l’Akademie der Künste at Hanseatenweg, KW Institute for Contemporary Art, Volksbühne Pavilion, e ZK/U – Center for Art and Urbanistics. Presso HAU2 saranno ospitate invece le performance e una mostra permanente. Anche le venue hanno un ruolo: non sono state scelte solo per la loro rilevanza storica ma anche per ciò che rappresentano oggi.

bb9 – Biennale di Berlino 2016 – performance di di Centre for Style all’Akademie der Künste
bb9 – Biennale di Berlino 2016 – performance di di Centre for Style all’Akademie der Künste

GLI ARTISTI

Il team curatoriale guidato da Gabi Ngcobo e composto da Nomaduma Rosa Masilela, Serubiri Moses, Thiago de Paula Souza, Yvette Mutumba ha invitato un numero contenuto di artisti in grado di interagire con il concept (tra questi Grada Kilomba, Heba Y. Amin, Herman Mbamba, Joanna Piotrowska, Johanna Unzueta, Julia Phillips, Keleketla! Library, Las Nietas de Nonó, Liz Johnson Artur, Lorena Gutiérrez Camejo, Lubaina Himid, Luke Willis Thompson, Lydia Hamann & Kaj Osteroth, Lynette Yiadom-Boakye, Mario Pfeifer, Mildred Thompson, Mimi Cherono Ng’ok).

UNA BREVE ANALISI

Non ci sono grandi star, a parte l’anima ispiratrice di Ana Mendieta, e il fiore all’occhiello delle grandi collezioni latinoamericane Oscar Murillo, ed evidente è l’assenza di artisti italiani, ma anche la positiva presenza di artisti africani come  Portia Zvavahera, dello Zimbabwe, Gabisile Nkosi, uccisa tragicamente nel 2008, o Herman Mbambadella Namibia, o ancora Lynette Yiadom-Boakye, nata a Londra, ma di origine ghanese, oppure Thierry Oussou, del Benin. Ma ci sono anche artisti provenienti dall’India, come Zuleikha Chaudhari, o dall’America del Sud, in una mostra che ha compreso quali sono le geografie allargate dell’arte. Sia fisiche che generazionali: molti di questi artisti sono infatti nati tra il 1981 e il 1988, e chi meglio di loro può parlare con cognizione di causa della fragilità del presente e su come rinegoziarlo?

Santa Nastro

We don’t need another hero
10 Biennale di Berlino
sedi varie
dal 9 giugno al 9 settembre 2018

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.