Turner Prize 2018, ecco chi sono i finalisti di quest’anno

Torna come ogni anno il premio più famoso e chiacchierato del mondo: il Turner Prize. Ecco chi sono i finalisti di quest’anno. Per conoscere il vincitore ci sarà da attendere fino a dicembre 2018.

The new Tate Modern © Hayes Davidson and Herzog & de Meuron
The new Tate Modern © Hayes Davidson and Herzog & de Meuron

É uno dei premi più importanti, conosciuti e seguiti al mondo. Nato nel 1984, dedicato a J. M. W. Turner, è considerato l’Oscar dell’arte contemporanea, ricercato e bramato da tutti gli artisti britannici di nascita o che risiedono in Gran Bretagna che si siano distinti per un importante progetto espositivo. L’età, almeno fino al 2016, doveva essere rigorosamente under 50. Ma nel 2017 lo stravolgimento: “saranno presi in considerazione anche chi ha compiuto e superato i cinquant’anni d’età”, avevano annunciato gli organizzatori. Da qui le polemiche, com’è normale per un premio di portata internazionale come questo. Il 2018 rappresenta un ritorno alla tradizione: nessuno della rosa dei candidati del Turner Prize di quest’anno supera l’età tanto criticata.

I FINALISTI DEL 2018 

Quattro sono i finalisti che si contenderanno un premio di 25.000 sterline. Inoltre una grande mostra sarà allestita alla Tate Britain dal 25 settembre 2018 al 6 gennaio 2019. Per conoscere il nome del vincitore, che seguirà nomi quali Damien Hirst, Chris Ofili, Rachel Whiteread, Gillian Wearing, Steve McQueen e Grayson Perry, si dovrà, però, attendere fino a dicembre. L’annuncio verrà effettuato con una cerimonia di premiazione in diretta sulla BBC, partner del Turner Prize. Alex Farquharson, direttore della Tate Britain, ha dichiarato “dopo un dibattito attento e rigoroso, la giuria di quest’anno ha scelto un gruppo eccezionale d’artisti, che stanno affrontando i più grandi problemi politici e umanitari di oggi.” La shortlist comprende: Forensic Architecture, Naeem Mohaiemen, Charlotte Prodger e Luke Willis Thompson.

FORENSIC ARCHITECTURE 

Si definiscono come “un’agenzia di ricerca indipendente” che ha sede a Goldsmiths. Il team di Forensic Architecture è interdisciplinare e comprende architetti, studiosi, artisti, registi, sviluppatori di software, giornalisti investigativi, archeologi, avvocati e scienziati. I loro progetti indagano la società e le problematiche come le violazioni dei diritti umani e abusi sociali ed ambientali che si traducono in video installazioni o documentari. Un esempio è lo studio che è stato realizzato per scagionare l’ong tedesca, Jugend Rettet, dall’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina nel 2017. La giuria ha sottolineato ed elogiato la metodologia altamente innovativa di ricerca del collettivo.

NAEEM MOHAIEMEN 

Nato a Londra ma cresciuto a Dhaka in Bangladesh, Naeem Mohaiemen è classe 1969. Nel suo lavoro esplora l’identità, la famiglia, la politica e origina delle riflessioni sul colonialismo e la religione. Dal 2001 al 2006 ha fatto parte di un collettivo Visible Collective – composto da artisti, attivisti e avvocati – che studiavano il fenomeno del razzismo nella società moderna e l’impatto nella società delle paranoiche misure di sicurezza sui mussulmani dopo il 11 settembre 2001, utilizzando diversi medium: la fotografia e la video arte. Mohaiemen è stato nominato per la sua partecipazione a Documenta 14 e per la sua personale al MoMA PS1 di New York.

CARLOTTE PRODGER 

Scozzese, del 1974, Carlotte Prodger è stata elogiata dalla critica del Turner Prize per la sua capacità di rappresentare il mondo con i suoi problemi politici, religiosi e d’identità sociale, il tutto con delicatezza e originalità. Inoltre è stata anche sottolineata la sua creatività nell’utilizzare una vasta gamma di tecnologie tra cui vecchie telecamere e l’iPhone come nel caso del cortometraggio Bridgit di 32 minuti. É stata scelta per la sua mostra personale BRIDGIT / Stoneymollan Trail a Bergen Kunsthall. 

LUKE WILLIS THOMPSON 

Artista londinese del ’88 Luke Willis Thompson è nato a Auckland ed è riconosciuto per le sue esplorazioni filmiche sui problemi sociali. La giuria è stata colpita da un lavoro, un ritratto in bianco e nero che racconta una storia questa volta però senza il lieto fine. Viene rappresentato il dolore, un dolore profondo causato dall’ingiustizia, dalla violenza delle razze e dello scontro con la polizia. La morte è il resoconto di questi eventi. Il lavoro elogiato dalla giuria è Autoportrait (2017) presentato nella sua mostra personale autoportrait a Chisenhale, Londra. Il progetto è anche un omaggio agli Screen Test di Andy Warhol.

– Valentina Poli

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Valentina Poli
Nata a Venezia, laureata in Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali presso l'Università Ca' Foscari di Venezia, ha frequentato il Master of Art presso la LUISS a Roma. Da sempre amante dell'arte ha maturato più esperienze nel settore della didattica progettando e gestendo laboratori, in quello della preparazione di piccoli e grandi eventi culturali, nel settore delle gallerie d'arte e in campo giornalistico con collaborazioni con riviste del settore. Oggi vive a Roma.