The People’s Prison, il raid artistico degli Indecline che incarcera Donald Trump nella sua Tower

Il collettivo artistico, già noto per una serie di sculture che ritraggono Trump nudo e ipodotato, ha fatto irruzione nell’hotel di proprietà del presidente statunitense a Chicago trasformando una suite in una gabbia in cui hanno incarcerato proprio Trump. Ecco il video…

Indecline, The People’s Prison
Indecline, The People’s Prison

È senza ombra di dubbio uno dei presidenti più controversi, criticati, discussi e discutibili della storia degli Stati Uniti d’America, ma proprio per queste ragioni, è anche uno tra i soggetti maggiormente presi di mira dal mondo dell’arte internazionale. Stiamo parlando di Donald Trump, magnate e politico americano i cui status symbol e posizioni politiche hanno ispirato, negli ultimi anni, non pochi artisti attraverso opere pubbliche, mostre e installazioni che con linguaggi spesso arditi e provocatori contestano le visioni e l’operato del presidente repubblicano. Come non ricordare, per esempio, il murale realizzato a New York dallo street artist Manny Vega con la collaborazione di un gruppo di studenti dell’East Harlem Community Education Center che celebra le diversità in opposizione alle politiche sull’immigrazione di Trump, o sempre nella Grande Mela il campo di lavanda ideato da Martin Roth che cresce a seconda di quanta polemica generano i tweet del presidente statunitense. A queste opere si aggiunge un intervento – ma potremmo chiamarlo un vero e proprio “raid” – firmato e filmato Indecline, collettivo attivista composto da writer, filmmaker e fotografi statunitensi che alcuni giorni fa ha fatto irruzione in una suite della Trump International Hotel and Tower a Chicago trasformandola in una prigione. E chi hanno messo dietro le sbarre? Trump, naturalmente.

Indecline in azione
Indecline in azione

ARTE E POLITICA

Il collettivo che nel 2016 aveva già “dedicato” un’opera a Donald Trump – The Emperor Has No Balls, una serie di sculture che ritraggono il presidente degli Stati Uniti nudo e ipodotato –, la scorsa settimana si è infiltrato nella Trump International Hotel and Tower di Chicago e ha trasformato una suite da mille dollari a notte in un’installazione artistica intitolata The People’s Prison, bloccando un sosia di Donald Trump all’interno di una gabbia piena di ratti vivi. La stanza è stata così convertita in una prigione realizzata con muri di cemento attraverso l’opera di 13 artisti, ognuno dei quali ha dipinto un ritratto di un attivista o di un rivoluzionario americano su una bandiera degli Stati Uniti, come Hunter S. Thompson, Betty Friedan, Muhammad Ali, Noam Chomsky e Angela Davis. “Volevamo imprigionarlo nel suo castello”, ha commentato ad Artnet un membro degli Indecline. “Nel corso della storia americana, c’è stata una cultura di resistenza politica molto vivace. Trump è l’antitesi di ciò che rende grande l’America, per questo abbiamo voluto circondarlo di queste persone. Questa è l’America di cui siamo orgogliosi, questo fa parte della nostra storia da cui siamo ispirati, queste sono le persone a cui guardiamo come esempio in questi tempi turbolenti”.

The People’s Prison from Indecline on Vimeo.

 

TRUMP NELLA “SUA” PRIGIONE

Come documenta il video realizzato dal collettivo, gli artisti si sono infiltrati nell’hotel presentandosi come clienti, prenotando quindi la suite per la durata di un giorno. Una volta in camera, gli Indecline hanno rimosso i mobili e realizzato la prigione in cui hanno bloccato con manette d’oro un sosia di Trump. La cella, inoltre, è stata riempita di involucri di cibo e ratti vivi. L’installazione è durata solo un giorno, al suo termine e prima di effettuare il check-out gli artisti hanno ripristinato la stanza al suo aspetto originario. Ecco il video dell’irruzione e della “carcerazione” di Trump.

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.