Tutto è vanità. La fotografia di Christopher Broadbent a Roma

Galleria del Cembalo, Roma ‒ fino al 3 febbraio 2018. La Galleria del Cembalo, a Palazzo Borghese, è una meraviglia. Il ninfeo prospiciente, i soffitti alti, le cornici dorate. Alle pareti, le nature morte di Christopher Broadbent: tuffo al cuore e nel tempo, un Settecento contemporaneo in cui nobilitarsi con l’invenzione di nostalgie nuove di zecca.

Christopher Broadbent, Symphoricarpos, 2017
Christopher Broadbent, Symphoricarpos, 2017

Cortocircuito. Lontano dai tram affollati, dai turisti ansimanti. L’ingresso in una realtà distante e rassicurante che compiace e si compiace, sublimazione evocativa di un passato (come sempre) migliore. La vista, già sazia, non potrebbe aspettarsi di più e si ritrova, invece, a soffermarsi su fotografie iconiche che fanno leva su reminiscenze comuni, le nature morte. Non c’è affresco che tenga, non bastano i simboli araldici e gli stucchi delle sale: oggetti poveri e quotidiani sono entrati dalla finestra per trovare posto alle pareti, lontani dai temi alti delle decorazioni di Palazzo Borghese ma imparentati dall’appartenenza a un orizzonte cronologico apparentemente terminato da un pezzo.
Christopher Broadbent (Londra, 1936) li riporta al presente, inanimati e seducenti. Una vita nella pubblicità per il fotografo inglese, vende bene, continua a farlo. Vasi di fiori, tavole imbandite, strumenti in legno sono spinti all’estremo limite del realismo analitico e avvolti in un chiaroscuro da finestra aperta. Il loro diritto di essere in foto l’ha fissato l’artista, la loro fortuna è ratificata dall’osservatore. Le disposizioni equilibrate, studiate a fondo anche nella voluta e solo apparente casualità di uova in stabilità precaria e panni bianchi aggrovigliati, generano piani prospettici orizzontali e richiamano secoli di linguaggio simbolico. Tutto è a portata di mano e illuminato ma al contempo distante, sacralizzato da una deliberata oscurità concettuale. Il piacere di cogliere la maniacalità delle composizioni e l’incontro minimalista tra linee rette e curve è aumentato dal mistero di fondo dell’inaccessibile significato. Vanitas vanitatum, teatralità e stupore.

Raffaele Orlando

Evento correlato
Nome eventoChristopher Broadbent / Collezione Mario Trevisan
Vernissage24/11/2017 ore 18,30
Duratadal 24/11/2017 al 03/02/2018
AutoreChristopher Broadbent
CuratoreMario Peliti
Generipersonale, collettiva
Spazio espositivoGALLERIA DEL CEMBALO
IndirizzoLargo della Fontanella di Borghese, 19 00186 - Roma - Lazio
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Raffaele Orlando
Raffaele Orlando è nato a Benevento nel 1986. Sannita con influenze magnogreche maturate a Napoli durante gli anni di studio, archeologo con interessi per la museologia e la scrittura creativa. Ha svolto attività di progettazione mostre e percorsi museali alla Reggia di Caserta grazie al bando MiBACT “150 giovani per la cultura”. Oggi vive e lavora a Roma con l'obiettivo di ricostruire aspetti della vita quotidiana in antico e nella contemporaneità.

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