Inaugura a Palermo il Festival delle Letterature Migranti. Ecco il programma

Per quattro giorni il capoluogo siciliano ospiterà il festival letterario dedicato alla multiculturalità e all’approfondimento del fenomeno della migrazione attraverso lo studio della cultura letteraria mediterranea. All’interno della manifestazione, anche un palinsesto dedicato alle arti visive con un progetto promosso dalla Fondazione Merz

Talk, incontri, presentazioni di libri, letture, workshop, mostre, proiezioni cinematografiche, performance teatrali e musicali: è ricco il programma della terza edizione del Festival delle Letterature Migranti, manifestazione che si svolgerà a Palermo fino all’8 ottobre e dedicata alla multiculturalità e all’approfondimento del fenomeno della migrazione attraverso lo studio della cultura letteraria mediterranea. Con 150 ospiti tra artisti, registi, giornalisti e docenti, 100 conversazioni letterarie e due sezioni dedicate alla musica e alle arti visive, il programma dell’eclettico festival anche quest’anno pone l’accento su tre assunti fondamentali: la mobilità come diritto, l’incontro tra le culture e il dialogo tra fedi differenti.

Palermo
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GLI OSPITI E IL PROGRAMMA DEL FESTIVAL

Il pianista Ramin Bahrami, gli artisti Gili Lavy, Luigi Serafini e Letizia Battaglia, gli scrittori Fabrice Oliver Dubosc, Luca Briasco, Massimo Zamboni, Patrick Ourednik, Moshe Khan, Frank Westerman, Mustafa Khalifa, Flore Murard-Yovanovitch, Francesca Borri, Shady Hamadi, Mia Lecomte e Samar Yazbek sono alcuni degli ospiti che durante gli incontri in programma racconteranno come le migrazioni rappresentino oramai la condizione ordinaria, e non più straordinaria, della vita dei popoli. Faranno da cornice a questi racconti alcuni dei luoghi più suggestivi del centro storico di Palermo, città multiculturale per geografia e vocazione, territorio di accoglienza e integrazione di popoli e di lingue: l’Archivio Storico, Palazzo Chiaramonte-Steri, Piazza Bellini, il Teatro Massimo, il Museo Pasqualino, Palazzo Branciforte, il Museo Salinas e il Teatro Garibaldi, solo per citarne alcuni. Il festival ruota attorno alla sezione dedicata alle letterature, la cui programmazione è suddivisa in sei aree tematiche: Alfabeti, dedicata ai fenomeni della contemporaneità; Lost (and Found) in Translation, sul tema della traduzione; Palermo a pezzi, sul racconto della città di Palermo; Meticciati, in cui si riflette sull’esperienza della mescolanza; Terre perse, dedicata al tema dei luoghi che mutano la propria identità; Come stare al mondo, sezione che ospita interventi di autori che si confrontano con il racconto di come gli esseri umani stiano al mondo.

Palermo
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LE LETTERATURE MIGRANTI E LE ARTI VISIVE

Dopo l’apertura alle arti visive dello scorso anno, il Festival delle Letterature Migranti anche in questa edizione riprende il dialogo con l’arte contemporanea, con lo scopo di intrecciare insieme parole e visioni. Il fil rouge delle esposizioni e degli incontri artistici del Festival sarà Dare un nome: alle persone, ai sentimenti, alle azioni. Da questo presupposto nasce l’intenzione di raccontare la cultura migrante attraverso il linguaggio delle arti visive, un linguaggio contemporaneo e immediato, capace di filtrare il reale per restituire una suggestione o un modo differente e più libero per osservare il mondo. Tra gli appuntamenti in programma, Il settimo uomo. Una narrazione di immagini e parole sull’esperienza dei lavoratori migranti in Europa è la mostra dossier su John Berger e Jean Mohr ospitata a Palazzo Branciforte e organizzata in collaborazione con Contrasto. La mostra mette al centro l’esperienza di John Berger, fotografo artista e scrittore, di cui Contrasto ha pubblicato di recente una versione aggiornata de Il settimo uomo, con fotografie di Jean Mohr. Pubblicato per la prima volta nel 1975, Il settimo uomo è uno dei primi saggi sull’allora nascente fenomeno migratorio in Europa, ma risulta attuale più che mai: i flussi erano differenti, le dinamiche le stesse. Il saggio, inoltre, rappresenta uno dei casi in cui parole e immagini si intrecciano e si compensano vicendevolmente nel raccontare la realtà: “il lavoro di Berger e Mohr è un magnifico esempio di narrazione in cui entrambi i registri – la parola e l’immagine – contribuiscono a raccontare il fenomeno della migrazione in Europa negli anni Sessanta, e lo fanno con un’urgenza che attraverso le immagini diventa attualissima. Un dialogo tra presente e passato in cui la poesia della struttura del racconto annulla ogni distanza”, spiega ad Artribune il curatore del palinsesto Arti Visive del Festival Agata Polizzi. Il Museo Archeologico Salinas inaugura Things become clear after billions of years, mostra di Serena Vestrucci che si sviluppa come una narrazione sottile e intimistica che racconta la possibilità di perdersi e di ritrovarsi grazie alle parole, alla loro capacità di trasformarsi e di costruire un rapporto tra le persone divenendo “codice condiviso”.

LA PARTECIPAZIONE DELLA FONDAZIONE MERZ AL FESTIVAL

Presso Palazzo Chiaramonte Steri il 7 ottobre sarà inaugurato il secondo step di Punte Brillanti di lance, il progetto nato dalla sinergia tra la città di Palermo e la Fondazione Merz e inaugurato lo scorso febbraio in occasione della doppia mostra di Wael Shawky presso il capoluogo siciliano. Divine Mother è il titolo del film realizzato da Gili Lavy, un’opera che esplora il rapporto tra credenze, religione e identità, interrogandosi sull’effetto che il tempo e i rituali hanno nel creare e nel distruggere le convinzioni comuni. “Il progetto con la Fondazione Merz nasce dal desiderio di lavorare sul territorio che da tempo Beatrice Merz ha in animo, questa è infatti la seconda tappa di un percorso di dialogo tra la Fondazione e la Città, un dialogo che diventa sempre più forte”, spiega Agata Polizzi. “Il Lavoro di Gili Lavy è perfettamente integrato nel contesto del Festival, ed è stato naturale collaborare insieme su temi comuni. ‘Divine Mother’ è infatti la testimonianza di quanto inutili e dannosi possano essere i pregiudizi, perché solo la conoscenza e l’esperienza delle cose rende consapevoli degli altri, e anche di se stessi”.

– Desirée Maida

Palermo // fino all’8 ottobre 2017
Festival delle Letterature Migranti
Sedi Varie
www.festivaletteraturemigranti.it

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.