Quattro mostre per Giancarlo Vitali. A Milano

Sedi varie, Milano ‒ fino al 24 settembre 2017. Milano omaggia l’artista di Bellano e la sua pittura “autarchica” con una mostra in quattro sedi. Un’antologica in duecento opere, due focus sulla grafica e casa Manzoni trasformata in casa Vitali da Peter Greenaway.

Giancarlo Vitali. Mortality with Vitaly. Exhibition view at Casa del Manzoni, Milano 2017
Giancarlo Vitali. Mortality with Vitaly. Exhibition view at Casa del Manzoni, Milano 2017

Quest’estate il Palazzo Reale mette il visitatore davanti a un vero e proprio bivio. Due mostre con ingresso adiacente, entrambe gratuite: da un lato la sperimentazione concettuale di Vincenzo Agnetti; dall’altra la pittura “autarchica”, in apparenza immune dallo spirito del tempo, di Giancarlo Vitali (Bellano, 1929).
Quella del pittore lombardo è un’arte che si vuole felicemente isolata e autonoma, ma che non manca di spunti che interpretano la sua epoca. E non manca di tratti personali e suggestivi, pur alternando opere maggiori a fasi più interlocutorie.

RITRATTI, SATIRA, “MACELLERIE”

L’omaggio di Milano a Vitali è consistente: la mostra si dipana in quattro sedi. L’appuntamento principale è come detto al Palazzo Reale, con duecento opere. In apertura, oltre a ripercorrere il periodo giovanile dell’artista, vengono esplicitate le sue ispirazioni (il confronto con le opere esposte di autori come De Pisis, Carrà, Sironi è un po’ ingeneroso, ma l’universo creativo di Vitali si delinea con chiarezza).
Segue una cavalcata nei molti generi affrontati. Il punto di forza è la caratterizzazione nei ritratti; i personaggi sono abbastanza significativi da risultare tipi universali, ma allo stesso tempo manifestano l’unicità di una personalità marcata. In alcuni casi si sfocia in una forma di satira acuta, che non teme la sfida del grottesco.
Ma il periodo migliore dell’artista è l’ultimo, dagli Anni Ottanta in poi, in corrispondenza della sua riscoperta da parte di Giovanni Testori: nascono a quell’epoca i suoi dipinti più celebri, le “macellerie” di discendenza rembrandtiana e soutiniana. Ma anche nature morte di grande inventiva cromatica e materica, le tavole imbandite e ancora ritratti “satirici”.

Giancarlo Vitali, Ombre fossili, 1991
Giancarlo Vitali, Ombre fossili, 1991

GRAFICA E MEMORABILIA

Sempre agli Anni Ottanta risale l’approccio di Vitali con la grafica: la sezione al Castello riassume in modo suggestivo questa produzione, esponendo sia le matrici che le opere finite, e accostandole a grafiche della raccolta Bertarelli di Morandi, Ensor, Goya, tra gli altri. Al Museo di Storia Naturale, ai fossili che furono oggetto di studio da parte dell’abate Stoppani fanno eco i fossili incisi e disegnati da Vitali.
Alla Casa del Manzoni, infine, si sperimenta un’immersione nell’universo personale e artistico dell’artista, orchestrata da Peter Greenaway. Tra le memorabilia manzoniane il regista ha disposto opere di Vitali, oggetti provenienti dalla sua casa e oggetti “di scena”, aggiunti per delineare un tableaux in ogni stanza. Il rischio del kitsch era dietro l’angolo (kitsch da cui il Greenaway “installatore” non è stato finora immune, si pensi al Padiglione Italia della Biennale di Venezia del 2015 e alla rivisitazione multimediale del Cenacolo di Leonardo), ma il rischio viene tutto sommato evitato. Risultano suggestive le stanze dal tema più rischioso, quelle sulla malattia e la morte.

Stefano Castelli

Evento correlato
Nome eventoGiancarlo Vitali - Time Out
Vernissage04/07/2017 su invito
Duratadal 04/07/2017 al 24/09/2017
AutoreGiancarlo Vitali
CuratoreVelasco Vitali
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoPALAZZO REALE
IndirizzoPiazza Del Duomo 12 - Milano - Lombardia
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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.