Arte, storia, ambiente. La Danimarca inaugura la Triennale di ARoS ad Arhus, Capitale Europea 2017

Nella città di Arhus, Capitale Europea della Cultura 2017, si svolge fino al 22 ottobre, The Garden: end of times, beginning of time. La Triennale di arte contemporanea dai risvolti ambientalisti

Meg Webster, CONCAVE ROOM FOR BEES, 2016, Earth, steel, pollinator plants, 6 x 70 feet, Courtesy of the Artist, Socretes Sculpture Park and Paula Cooper Gallery, New York
Meg Webster, CONCAVE ROOM FOR BEES, 2016, Earth, steel, pollinator plants, 6 x 70 feet, Courtesy of the Artist, Socretes Sculpture Park and Paula Cooper Gallery, New York

Questa estate in Danimarca, precisamente nella cittadina di Arhus, a poche ore di macchina da Copenaghen, si svolge la prima edizione della AroS Triennale, un festival di arte contemporanea voluto e curato dal direttore dell’ARoS Art Museum, Erlen Hoyersten. La triennale, intitolata The Garden: End of Times, Beginning of Times, affronta in modo ambizioso il rapporto tra uomo e natura nella storia, un tema più che mai attuale nell’era dei cambiamenti climatici e delle crisi ecologiche. La mostra è declinata in tre esposizioni: The Past, all’interno del museo ARoS, mentre The Present e The Future, si estendono tra le strade di Arhus e lungo 5 km di costa.

PRESENTE, PASSATO E FUTURO

La prima sezione, intitolata The Garden – The past, si sviluppa in due sale del museo ARoS, e ospita oltre 100 opere tra dipinti e installazioni, mettendo in dialogo il classico con il contemporaneo da Pussin a Magritte, dai paesaggi neoclassici alla land-art di Robert Smithson (Spiral Jetty, 1971) o i giardini barocchi con ‘Il Giardino’ di Meg Webster, che con la sua installazione Solar Grow Room (2016) ha ricreato un piccolo ecosistema, all’interno del museo. Nella seconda, The Present & The future, sono le installazioni site-specific di artisti danesi e internazionali, a definire il display della mostra. Sfruttando la varietà del paesaggio, tra i parchi e il lungo mare di Arhus, le opere esposte evidenziano le contraddizioni generate dalla compresenza di artificio e natura.

TRA KATHARINA GROSSE E DOUG AITKEN

L’artista tedesca Katharina Grosse, ad esempio, per risvegliare le responsabilità che abbiamo verso l’ecologia del pianeta, ha cosparso di vernice bianca e viola una vastissima zona di prato. Questa operazione pare che abbia provocato una reazione inaspettata nei cittadini di Arhus, i quali poco avvezzi all’arte pubblica, hanno chiamato la polizia per tentare di fermarla. Anche Doug Aitken, è tra gli artisti che ha destato più interesse con la sua installazione partecipativa The Garden. Aitken ha disposto all’interno di un buio magazzino una camera con le pareti di vetro circondata da una fitta vegetazione. All’interno della stanza, gli spettatori possono distruggere con una mazza (in diretta streaming) gli elementi di arredo, intesi come la testimonianza dell’uomo e del suo stile di vita, divenendo così loro stessi l’unica traccia umana presente nel luogo. Ecco le immagini.
– Alessandro Tini
ARoS Triennale
Fino al 22 ottobre, Arhus
www.aros.dk

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