Un inquietante episodio al Museo della Cultura Afroamericana apre nuovi scenari sul post-Obama

L’America Post-Obama è un luogo controverso. E si acuisce lo scontro razziale. Anche nell’arte. Mentre l’ex Presidente incrementa l’impegno nei diritti civili con la nomina di una afroamericana alla direzione della sua fondazione, al National Museum of African American History & Culture di Washington viene rinvenuto un cappio che ricorda paurosamente il Ku Klux Klan..

National Museum of African American History and Culture di Washington
National Museum of African American History and Culture di Washington

Il post Obama continua ad essere controverso negli Stati Uniti. Una nuova ondata di odio razziale sta attraversando la società americana con esiti via via sempre più allarmanti. È notizia di pochi giorni fa il ritrovamento di un cappio all’interno di una sala del National Museum of African American History & Culture di Washington, il primo museo degli Stati Uniti dedicato alla storia e alla cultura degli Afro-Americani inaugurato lo scorso 24 settembre con una cerimonia in pompa magna presieduta dal presidente Obama. Il cappio è stato rinvenuto all’interno della mostra permanente “Defending Freedom, Defining Freedom: Era of Segregation 1876–1968” che ripercorre la storia del movimento per i diritti civili. Si tratta in realtà del secondo episodio nel giro di pochi giorni. Un altro cappio era stato rinvenuto pochi giorni prima appeso ad un albero all’esterno del Hirshhorn Museum and Sculpture Garden. Su entrambi i casi sta indagando la polizia, ma la notizia ha avuto una forte eco sui maggiori quotidiani americani che hanno considerato gli episodi come una conseguenza dei toni aggressivi utilizzati da Trump sia in campagna elettorale che post Election Day. A rincarare la dose contro la politica del nuovo presidente è intervenuta anche la Southern Poverty Law Center, organizzazione legale americana senza fini di lucro impegnata nella tutela dei diritti delle persone, che ha dichiarato che sono stati registrati oltre 1300 casi di odio razziale dal momento della vittoria alle presidenziali di Trump fino a febbraio 2017, la maggior parte dei quali ai danni di immigrati ed afroamericani.

IL NATIONAL MUSEUM OF AFRICAN AMERICAN HISTORY & CULTURE

Amministrato dalla Smithsonian Institution, il più prestigioso e vasto complesso museale del mondo con i suoi diciannove musei di pertinenza, il National Museum of African American History & Culture di Washington è stato progettato dall’archistar anglo-ghanese David Adjaye (Dar es Salaam, Tanzania, 1966) ed inaugurato a settembre 2016. Nei suoi cinque piani espositivi il museo ricostruisce minuziosamente attraverso 36.000 reperti una storia fatta di schiavitù, dolore, ingiustizie sociali e riscatto. Un museo che rappresenta un passaggio necessario nella storia politica e culturale degli Stati Uniti perché accende la luce su una parte importante della storia degli Stati Uniti che per decenni è stata oscurata. Per questo motivo l’intero museo è stato pensato e progettato da Adjaye non come un semplice omaggio alla storia e alla cultura degli afro-americani, ma come spazio in cui finalmente viene riconosciuto il fondamentale contributo degli afro-americani alla costruzione dell’identità del paese.

OBAMA ANCORA IN CAMPO CON LA SUA FONDAZIONE

Non bisogna essere grandi conoscitori di politica americana per comprendere che il vento è decisamente cambiato con l’elezione di Trump alla presidenza degli Stati Uniti. Decisamente diversi i toni utilizzati dal repubblicano Trump rispetto alla modalità di comunicazione a cui ci aveva abituati il democratico Obama, che ha tutta l’intenzione di non sparire dalla scena politica e di continuare a donare il proprio contributo alla battaglia per la difesa dei diritti degli afro-americani, argomento da sempre caro all’ex presidente. Battaglia che si sposta dal piano politico a quello culturale grazie alla fondazione Obama, creata da Barack e Michelle appena scaduto il mandato presidenziale. La fondazione è nata ufficialmente per difendere la democrazia, ma con la recente nomina della giovane e talentuosa curatrice Louise Bernard come direttore della fondazione è chiaro che la direzione culturale che la fondazione intende prendere è decisamente indirizzata alla difesa dei diritti civili degli afroamericani. Con un passato alla direzione del dipartimento mostre della New York Public Library, la Bernard ha un curriculum vitae eccellente e soprattutto è tra le massime esperte al mondo di storia afro-americana. Ed è proprio sul ruolo simbolico assunto dagli Obama nella storia afro-americana che la Bernard intende puntare per costruire il suo programma culturale in un paese che ha ancora tanta strada da percorrere per superare contrasti e violenze.

Mariacristina Ferraioli

Defending Freedom, Defining Freedom: Era of Segregation 1876–1968
National Museum of African American History & Culture
1400 Constitution Ave NW, Washington, DC 20560
https://nmaahc.si.edu/

 

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia, Marie Claire Maison, Le Quotidien de l'Art. Ha conseguito un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano, è docente a contratto presso diverse istituzioni e fa parte del team curatoriale di ArtLine, progetto d’arte pubblica del Comune di Milano nel parco di CityLife.